“Il giardino incantato” di Ai Weiwei a Palazzo Te: un dialogo immaginario a distanza

Ai Weiwei in una delle sue opere(Getty)                                                    Ai Weiwei in una delle sue opere (Getty)

di G. Baratti (giornalista)
LA MOSTA E’ STATA PROROGATA FINO AL 5 LUGIO 2015

MANTOVA – Partiranno a breve gli allestimenti a Mantova per la mostra dell’artista, designar e attivista cinese Ai Weiwei che per l’occasione ha scelto la splendida cornice di Palazzo Te per stupire ancora una volta il pubblico internazionale con la sua arte visionaria, spiazzante e pregna di rabbia e impegno civile che da anni, attraverso le sue opere e l’attivismo, lo vede impegnato in ambito sociale.

Un’esposizione in bilico tra libertà d’espressione e diritti umani, genio ed eccesso, tradizione e modernità, che si confronta con il Rinascimento italiano in uno dei suoi monumenti simbolo, ideata da Origini, (di EBLand Srl, Pres. Paolo Mozzo) e organizzata in collaborazione con il Comune di Mantova, è curata da Sandro Orlandi Stagl e Mian Bu, con il supporto di Being 3 Gallery di Pechino.

Ai Weiwei, nato a Pechino 57 anni fa, è tante anime in una: considerato tra i più importanti ed influenti artisti contemporanei, oltre che architetto, scultore, designer e fotografo è anche un blogger affermato e, soprattutto, un attivista per i diritti umani, estremamente critico con il governo cinese, di cui ha indagato e denunciato la corruzione al punto da essere incarcerato per poi vedersi negato il diritto di lasciare il paese.

 “Il giardino incantato” è  un luogo che si presta alla coltivazione dell’anima e dove, nel pieno della tradizione orientale, l’estetica è direttamente legata all’etica ed alla ricerca del pensiero spirituale, dunque un prezioso tassello per avvicinarsi un po’ di più all’universo in continuo fermento dell’artista dissidente per eccellenza; un’arte vissuta nel rispetto della tradizione cinese abbinato alla capacità di proiettarsi nella modernità e a una consapevolezza sociale e politica dalla quale Ai Weiwei, nonostante le infinite traversie, non vuole abdicare. Anche per questo, il pubblico cinese, che lo adora, lo ha soprannominato, giocando sull’omofonia dei caratteri, Ai Weilai, “Amare il futuro”. “Il giardino incantato”, diventa quindi la vera provocazione della mostra perchè è il luogo dove l’incanto alla fine sparirà: gli artisti, dopo averci esposto alla grande illusione, alla fine ci conducono al disincanto e a distinguere meglio etica ed estetica nella nostra società contemporanea.

L’artista cinese esporrà i suoi lavori dal 7 marzo al 6 giugno 2015, un evento unico in un viaggio attraverso 46 opere inedite da lui composte appositamente per questa occasione.

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