RIVAROLO MANTOVANO

11143438_1176784755681183_2862651159642038956_o  di G.Baratti

Si è inaugurata sabato 25 luglio nello storico Palazzo del Bue,  la mostra itinerante “Una Tavola lunga un secolo”, dedicata alla cucina italiana del XX secolo e agli oggetti di uso quotidiano prodotti da due storici marchi del Made in Italy – Richard Ginori 1735 e  Ballarini 1889 e rimarrà aperta fino al 31 dicembre 2015. Un percorso, unico nel suo genere, tra ricette e piatti storici esposti come opere d’arte e strumenti d’uso, che raccontano la quotidianità del  Secolo breve.

Nell’anno di Expo 2015,  con questa esposizione si vuole offrire al visitatore la possibilità di constatare come neppure il benessere diffuso nell’Italia del boom economico e le aperture agli influssi dell’alta cucina internazionale abbiano spezzato la continuità con la tradizione culinaria di origine nazional-popolare.

UNA TAVOLA LUNGA UN SECOLO  è un itinerario espositivo che rappresenta un autentico viaggio nella storia della cucina italiana dagli inizi del  XX secolo ai giorni nostri e si snoda attraverso un percorso storico-narrativo scandito da otto periodi tematici integrati da quello riservato alla contemporaneità:

Il primo Novecento tra povertà e grande cucina

La cucina di guerra, la crisi agraria e la cucina della “Resistenza”

La cucina e il periodo futurista

La diffusione nazionale della cultura in Cucina

La cucina della trattoria

Il benessere e il consumo alimentare diffuso

La nuova cucina italiana

La creatività e la sperimentazione in cucina

La contemporaneità della tradizione

L’allestimento, particolarmente originale e d’impatto, affronta ognuno degli otto periodi storico-culinari da tre distinti angoli prospettici, che costituiscono altrettante modalità espositive e narrative: – la cucina, ovverosia l’illustrazione delle tecniche e degli utensili per la preparazione dei cibi che caratterizzano uno specifico periodo; – la tavola, in cui sono esposte le ricette e le riproduzioni dei piatti più rappresentativi; – la storia, che completa la panoramica offerta dalle precedenti sezioni attraverso l’esposizione di ulteriori utensili da cucina, piatti e oggetti d’uso comune prodotti dai due prestigiosi marchi costituiti da Richard Ginori 1735 e Ballarini 1889.

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Richard Ginori 1735 incarna una tradizione plurisecolare di perfezione estetica, padronanza assoluta delle tecniche di manifattura della porcellana e costante ricerca di design che ha innovato nel tempo la cultura della tavola nel nostro Paese, interpretandone puntualmente il bisogno di qualità, bellezza e prestigio.

Ballarini 1889 rappresenta da 120 anni la solidità della tradizione italiana nella forgiatura degli utensili da cottura, fatta di cura del dettaglio e impeccabile funzionalità, proiettata nella dimensione dell’innovazione. Tecnologie avanzate applicate a raffinati strumenti di cottura testimoniano ogni giorno la passione di un’Azienda nell’assecondare l’evolversi della cucina italiana a tutti i livelli: dall’alta ristorazione alla più semplice delle ricette di famiglia.

SEZIONI DELLA MOSTRA

Il primo Novecento tra povertà e grande cucina L’Italia che si affaccia al XX secolo è il primo ambito temporale e culinario affrontato dalla mostra.

La cucina di guerra, la crisi agraria e la cucina autarchica Il periodo che va dalla conclusione della Grande Guerra al termine della Seconda Guerra Mondiale è dominato dalla diffusa penuria di generi alimentari, dai severi razionamenti imposti dall’autarchia. Questo stato di cose spinge le classi meno abbienti a industriarsi per la loro sussistenza con una cucina ancorata ai prodotti agricoli fondamentali, cereali e vegetali, con cui cucinare zuppe e minestre.

La cucina e il periodo futurista Il Futurismo, oltre ad essere un movimento artistico e culturale non limitato al territorio nazionale, è il primo fenomeno moderno di comunicazione totale. I suoi riflessi arrivano alla cucina con prodotti artistici-culinari, che restano negli annali come autentiche opere d’arte e di comunicazione. L’influenza della cucina futurista si riverbererà in molte creazioni della futura Nouvelle Cuisine e, ancora oggi, l’esperienza futurista resta insuperata per livello di coinvolgimento polisensoriale in cucina e nella convivialità.

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La diffusione nazionale della cultura in cucina A cavallo tra le due guerre fiorisce un nuovo settore editoriale, quello dei libri, delle riviste e delle guide di cucina, che avvia un processo di generale acculturazione gastronomica.

La cucina della trattoria La storia della cucina italiana nel Novecento sarebbe monca senza un capitolo riservato alle trattorie, alfieri di una cucina del territorio semplice, quasi rustica, dal costo inversamente proporzionale alla gratificazione sensoriale. Il boom della motorizzazione di massa, prima con la Vespa e la Lambretta e poi le utilitarie, mettono in movimento gli italiani che, in questo modo, scoprono i percorsi verso le “buone trattorie”, facendole diventare famose. Le specialità offerte nei menù sono i piatti regionali: dalle fettuccine al pollo alla diavola, dalle trippe agli stufatini col sedano, dai crostini alla costata di vitellone. Toscani e Bolognesi sono i veri pionieri che diffondono il modello della trattoria al di fuori dei loro confini territoriali: esempio eccellente è la toscana “BICE”, che si trasferisce stabilmente a Milano.

Il benessere e il consumo alimentare diffuso L’inurbamento del secondo dopoguerra, le grandi emigrazioni verso l’industrie del nord, il crescente benessere sono i presupposti di un’esplosione del consumo alimentare che scatta nella seconda metà degli anni ’50. L’industria alimentare italiana riscopre alcuni eccellenti prodotti di base già perfettamente industrializzati: in primo luogo la pasta, che diventa l’emblema del benessere raggiunto e il simbolo identificativo di un’intera nazione.

La nuova cucina italiana Verso gli anni ‘70, le trattorie si evolvono trasformandosi in ristoranti. Gualtiero Marchesi è lo chef alla testa dei fautori di un rinnovamento creativo della cucina italiana affine a quello introdotto internazionalmente dalla Nouvelle cuisine. Ed è proprio Gualtiero Marchesi a emergere per la ricerca accurata, quasi ossessiva della qualità degli ingredienti e della perfezione tecnica nella realizzazione delle ricette, estesa all’uso degli utensili e degli attrezzi espressamente concepiti ricetta per ricetta. La scuola di Marchesi sviluppa nuovi piatti che, pur legati alla cucina classica o a quella del territorio, esprimono la volontà di liberarsi da antiquati schemi tradizionali.

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La creatività e la sperimentazione in cucina Nell’ultimo scorcio del ‘900, all’ennesima riscoperta del territorio, si affiancano diverse tendenze creative e sperimentali che partono da grandi Chef italiani e stranieri. Ed è proprio la figura carismatica dello chef a emergere dalle cucine per diventare personaggio pubblico a tutto tondo. La contemporaneità della tradizione Il nono e ultimo spazio espositivo della mostra è dedicato all’oggi, ma non a un oggi generico, bensì all’attualità della tradizione del sapere e del saper fare applicata alla cucina e alla tavola. Aziende che hanno un’antica storia di eccellenza come Ballarini 1889 e Richard Ginori 1735, insieme agli altri nomi di spicco del Made in Italy che hanno aderito al progetto “Una tavola lunga un secolo”, sono convinte che gli elementi fondanti del loro futuro risiedano nella loro storia, nella loro tradizione tecnica e progettuale. A simboleggiare l’unione di tradizione, conoscenza e soluzioni innovative che è la chiave per il futuro del Made in Italy applicato alla cucina italiana, l’area tematica riservata alla contemporaneità ospita due pezzi inediti: “In palmo di mano”, una piccola casseruola per cucinare e servire in tavola, prodotta dalla Ballarini, ed un pregiato Piatto con decoro fatto a mano Richard Ginori, testimonianza dell’intervento degli artigiani nella produzione degli oggetti d’uso contemporanei.

Mostra a cura di Anna e Gian Franco Gasparini

(foto di repertorio web)

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