MARMIROLO – In ricordo di Giuseppina Rippa

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di Paolo Biondo

Nel territorio mantovano e più nello specifico a Marmirolo ha vissuto un personaggio, una donna assai coraggiosa e carica di umanità quale Giuseppina Rippa, che l’11 sttembre 1943, che strana coincindenza, in piazza Martiti di Belfiore a Mantova è stata assassinata dai nazisti per aver offerto pane e acqua a soldati ed ufficiali italiani fatti prigionieri dall’invasore nemico.

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In memoria sua e dell’eroico gesto compiuto un gruppo di persone guidato da Alessio Piacenza sabato 12 settembre nella piazza principale di Marmirolo, piazza Roma, rievocheranno il gesto da lei compiuto in quel contesto offrendo ai presenti un sacchetto di carta contenente una copia di pane e una bottiglia di acqua.

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L’iniziativa punta, quindi, a testimoniare il valore umano e sociale di quel semplice gesto, un atto che è costato la vita alla ventottenne marmirolese, ma che al tempo stesso ha ribadito con una forza incredibile come si possa aiutare una persona in difficoltà senza proclami o dover per forza compiere qualcosa di eclatante.

La storia di un popolo, quello italiano per intenderci, è costellata di personaggi che a vario titolo sono stati riconosciuti eroi per i gesti compiuti e per il sacrificio della propria vita offerto alla nazione.

Alcuni di questi, però, spesso e volentieri finiscono nel “cassetto dei ricordi” e quindi, per alcuni versi, vengono quasi dimenticati mentre meritano quella visibilità che solitamente si riserva ad altri.

Ripercorrendo per un istante la “storia” dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 i soldati italiani furono visti dai tedeschi come traditori e possibili nemici e perciò convogli di nostri militari furono inviati in campi di internamento in Germania.

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L’11 settembre un camion stipato di prigionieri assetati e affamati sostava a Mantova in piazza Martiri di Belfiore; Giuseppina Rippa di Marmirolo, domestica in uno dei vicini palazzi, portò loro acqua e cibo, senza curarsi delle intimazioni del nemico; un soldato tedesco la uccise. La solidarietà verso un tuo fratello è un gesto di coraggio e come il coraggio non si può simulare, è un atto che sfugge all’ipocrisia.

I tuoi compaesani – precisa Alessio Piacenza promotore della rievocazione – ti ricordano in questo modo, in silenzio donando, come facesti tu ai militari italiani arrestati dai nazisti, cosa di poco prezzo, ma di immenso valore: il tuo esempio. Grazie”.

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