MANTOVA – LE OPERE DI OSVALDO FORNO ALLA GALLERIA ARIANNA SARTORI

Il pittore Osvaldo Forno con la gallerista Arianna Sartori.jpg

La Galleria Arianna Sartori di Mantova (via Ippolito Nievo 10) ospita la mostra dell’artista Osvaldo Forno “Quando le stelle non brillano più. Breve è il tempo”. La mostra, a cura di Arianna Sartori, si inaugurerà sabato 19 marzo alle ore 17.00 e rimarrà aperta al pubblico fino al 7 aprile 2016, dal lunedì al sabato dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 19.30 ad ingresso libero (chiuso festivi).

La moglie del generale (2001 - olio su tela)

La moglie del generale (2001 – olio su tela)

Tra i tanti hanno parlato di lui, Renzo Margonari, Sergio Garbato, Giovanni Gurzoni e Gabriele Turola i quali hanno descritto le loro impressioni di critici sull’operato di Osvaldo Forno e che qui ne riportiamo una sintesi:

Forno ha condotto una marcia di avvicinamento alla problematica sfuggente dell’identità. Lo preoccupa la persistenza della lotta dell’individuo che non si lascia integrare; lo spinge la volontà di scoprire le differenze superstiti tra gli uomini massificati, pianificati, ridotti a sagome-tipo come anonimi bersagli del potere. Seguendo questo programma ha preso a sezionare, a scarnificare, scoprendo un’anatomia fantastica non relativa alla forma dell’uomo ma alla sua psiche. Gli spaccati di queste figure sono drammatici e particolarmente quelli realizzati in sculture lignee, o i progetti a grafite degli stessi somigliano a monumenti abbandonati in lande desertiche, oppure a reperti d’una paleontologìa aliena, settori e sezioni che non possiamo ricongiungere ad un corpo che ci è sconosciuto, estraneo. Così Forno ha tracciato anche immagini di città tentacolari che si oppongono alla natura privandola del suo spazio, costringendola a invertire i processi biologici, e le piante radicano in alto. Sono città specchio nelle quali, scoprendo il nostro volto o brani della nostra persona riflessi, ricordiamo di abitare, orribilmente compressi, dissociati.…

Renzo Margonari, Mantova 1982

Il sogno dell'ingegnere (2003 - olio su tela)

Il sogno dell’ingegnere (2003 – olio su tela)

Un lungo processo creativo che, nel lento dipanarsi del tempo, non si è mai discostato da una precisa e coerentissima ricerca sulle forme e sul movimento della luce. Quella di Osvaldo Forno è una continua sperimentazione linguistica, che partendo dalle avanguardie storiche è giunta a liberarsi di ogni orpello, per costituirsi come momento autonomo ed assoluto in uno spazio che sta tra il silenzio e lo sguardo, la contemplazione e la memoria.

…Di grumi e barlumi infatti si tratta, visioni contorte, piccole masse indistinte e spugnose che aspettano di sciogliersi in altre parvenze e trovare nuova vita. C’è, insomma, l’attesa di una forma, che finalmente permetta a quei prototipi di cominciare a vivere e respirare in un mondo in cui è ammesso solo ciò che assomiglia a qualcosa. È, appunto, in questa attesa che la pittura si decanta ed e poi nel trapasso da una forma all’altra che si precisano nuove istanze cromatiche e la ricerca di una luce capace di dare senso a qualsiasi immagine.

Sergio Garbato

Il Generale (2004 - olio su tela)

Il Generale (2004 – olio su tela)

I tratti paralleli di spessore diverso e quindi di diversa incidenza luminosa con cui l’Amore da torma alle sue figure su foglie, il gioco dei pieni e dei vuoti, crescono qui nella terza dimensione, animati dalla sempre sorprendente versatilità poetica della carta ritagliata e dall’uso seriale, alla Mario Cerioli per intenderci, di silhouettes di legno dalle profilature irregolari. A seconda della loro collocazione e disposizione spaziale diventano fondi, paesaggi aerei, la gabbia tipografica di un libro aperto su di un leggio, e bisogna socchiudere gli occhi per crearsi mentalmente la configurazione nata dalla casualità dei capoversi. La completa immersione di questi moduli nel nero e lo stesso allestimento, che prevede giustamente un’illuminazione torte e diffusa, rende quasi impercettibile il movimento che la luce può creare su di essi, riducendo al minimo la proiezione di possibili, ma improbabili ombre e drammatici chiaroscuri: il richiamo a giochi visivi optical pare escludere ogni turbamento esistenzialista.

Giovanni Gurzoni, Ferrara 1987

Maternità (2005 - olio su tela)

Maternità (2005 – olio su tela)

Le opere di Forno, in cui pittura e scultura, forme plastiche e colori essenziali si fondono felicemente, esprimono un nuovo naturalismo matematico che si contrappone a quello romantico ed esistenziale della pittura informale. Come Merlotti con i suoi impasti luminosi e viscerali allude all’humus, al tormento sotterraneo dei succhi e degli umori vitali e mette in luce l’energia irrazionale della Natura, così Forno predilige l’elemento razionale dando vita a stratificazioni geologiche, a sedimenti di realtà inorganica. I suoi tasselli di legno, accostali secondo ritmi musicali e geometrici, diventano infatti composizioni minimaliste dove il colore ridotto al semplice bianco e nero e le forme più che mai schematiche e ripetitive si riferiscono sia ad aspetti specifici (possono sembrare pavimenti, mattoni, muri, solchi di aratro), sia a un ordine assoluto e metafisico, inteso come principio fondamentale della creazione che, qualora venga turbato l’uomo, produce lacerazioni ed effetti catastrofici. Si veda in taluni casi la presenza allarmante di fenditure e di strisce rosse che come sangue o lava significano le ferite inferte dall’uomo alla terra.

Gabriele Turola, Ferrara 1990

 Osvaldo Forno

Osvaldo Raffaele Forno è nato a Rovigo nel 1939 e vive a Polesella. Inizia a dipingere nel 1959 come autodidatta. Nel 1964 si presenta e consegue il diploma presso l’Istituto d’Arte di Castelmassa (Ro). Dal 1971 inizia il suo insegnamento all’Istituto Dosso Dossi di Ferrara. Artista di multiformi interessi, si è sempre collocato al centro delle più attuali problematiche. Dal 1961 ha partecipato alle più importanti rassegne d’Arte italiane, ottenendo notevoli e ripetuti riconoscimenti. Da ricordare sono i premi ottenuti a Copparo (Fe) nel 1968, a San Benedetto Po (Mn) nel 1977-78, a Ferrara con il “Lascito Nicolini” nel 1979. Sue illustrazioni sono presenti nell’opera «Il Decamerone» del Boccaccio – Edizioni Fabbri. Opere grafiche sono presenti al museo Boccaccio di Certaldo. Sette sue opere di pittura sono presenti nelle collezioni delle C.C. di Risparmio di Padova e Rovigo. L’Università per gli studi matematici di Ferrara possiede due pannelli in pittura ed una scultura in ferro. Hanno presentato sue personali Giuseppe Marchiori per l’Accademia dei Concordi di Rovigo nel 1974, Renzo Margonari per il Palazzo del Vescovo a Codigoro (Fe) nel 1982, Giorgio Di Genova per l’Amministrazione Provinciale a Palazzo Roncale a Rovigo nel 1983, Angelo Andreotti per Casa Cini a Ferrara nel 1987, Giancarlo Da Lio per la “Galleria L’incontro” di Rovigo nel 1989 per il 30° della sua attività. Come operatore culturale ha diretto a Rovigo con Gabbris Ferrari la Galleria d’Arte “Programma AR/T” dal 1969 al 1970. Nel 1979 è incaricato per le attività artistiche alla Rocca Possente di Stellata, Bondeno (Fe). Sue opere fanno parte della collezione “Generazioni Anni Trenta” al Museo Bargellini di Pieve di Cento. Lo “Joung Museum” di Revere (Mn) nel 2002 ha acquisito sue opere. Partecipa ad Arte Fiera (Bologna) nel 1987-88-89. Nel 1991 il Circolo Culturale “Gino Piva” gli conferisce per la scultura il Trofeo “Fetonte”. Dal 1994 un suo bronzetto è il Trofeo del premio “Città di Rovigo”. Dal 2000 al 2001 ha diretto la Galleria “La Porta Verde”. Nel 2003 ha esposto presso “La Pescheria Vecchia” di Este (Pd) e alla 50a Biennale di Venezia – Extra 50.

Hanno scritto sulla sua attività: A. Andreotti, M. Azzolini, E. Bugatti, Berenice, D. Cara, Laura Caserta, M. Cattafesta, A. Caggiano, G. Da Lio, M. Cavallina, A. Doniol, G. Di Genova, G. Frisoni, S. Garbato, G. Guerzoni, F. Magon, G. Marchiori, R. Margonari, A. Natali, F. Patruno, F. Pozzetti, L. Raito, T. Romagnolo, R. Reali, G. Seveso, G. Turola, L. Traniello, D. Witman.

È presente: Guida all’Arte Italiana, Ediz. Europa 1966 (An). Enciclopedia Universale S.E.D.A. della pittura moderna. Storia dell’Arte Italiana del 900, generazioni anni trenta a cura di G. Di Genova.

Rispondi