GOITO – NELIA FRASCARI : LA SUA VITA PER IL TEATRO

di Paolo Biondo

Il successo di un artista passa anche dalle sapienti mani delle sarte che confezionano con precisione e passione gli abiti di scena. Per più di quarant’anni Cornelia Frascari, per tutti nel mondo dello spettacolo ed anche nella sua Goito è Nelia, ha vissuto dietro le quinte dei teatri più famosi d’Italia e d’Europa facendo leva con il suo lavoro su questo semplice pensiero.

Oggi, raggiunta la stagione del meritato riposo, ella racconta di questa sua entusiasmante esperienza al fianco di nomi illustri del palcoscenico, a partire da Lia Zoppelli per alcuni versi la sua talent scout, con la medesima solarità, simpatia e semplicità con i quali ha trascorso quei periodi.

Da giovane – narra Nelia Frascari – dovetti lavorare nei campi con i miei genitori, perché i miei fratelli erano al fronte. Avrei preferito studiare, ma la situazione non lo concedeva. Un giorno mi venne chiesto di trasferirmi a Milano per lavorare presso un orafo. L’esperienza non fu certo delle migliori e per questo decisi di tornare a Goito, ma una cugina che viveva pure lei a Milano e faceva la “tata” al figlio di Lia Zoppelli mi disse che vi era la possibilità di lavorare per la nota attrice. Accettai e da quel momento la mia vita cambiò decisamente”.

Lia Zoppelli, mi volle molto bene – prosegue la sarta goitese che nei giorni scorsi ha festeggiato il proprio compleanno affiancata dai suoi parenti più cari e dall’ex sindaco Enzo Cartapati – e mi portò con lei dietro le quinte del teatro dove stava recitando. In quella occasione scoprii che la mia passione per la sistemazione degli abiti poteva divenire una professione. Il cammino compiuto in quegli anni mi portò a lavorare al fianco di personaggi come: Ernesto Calindri, Erminio Macario, Nino Taranto, Arnoldo Foa, Renato Rascel, Anna Proclamer, Gabriele Lavia, Carla Gravina, Giorgio Albertazzi, Ornella Vanoni e tanti, tanti altri ancora”.

Ho conosciuto nomi illustri del teatro – fa notare Nelia – e tutti hanno avuto nei miei riguardi grande risepetto e molta fiducia, alcuni di loro, tra i quali anche Umberto Orsini, dicevano che avrebbero accettato di lavorare nella compagnia se fossi stata presente pure io tra le persone che operavano dietro le quinte. Tra loro ricordo con grande simpatia Domenico Modugno, un uomo straordinario prima ancora che grande artista, mentre riconosco che Renato Rascel era un vero e proprio peperino”.

Tra gli aneddoti più curiosi – racconta la sarta degli artisti – ricordo quello con Macario che poco prima di entrare in scena mi chiamò per affidarmi una caramella che aveva da poco messo in bocca; mi chiese ovviamente di mangiarla e non gettarla. Altro momento simpatico è stato con Dario Fo, egli, resosi conto che un pompiere adibito anche al controllo del copione riponeva le sue attenzioni nei miei riguardi, mi chiese di fingere di essere accondiscendente affinché non si accorgesse che lui usciva dal testo previsto. Si era in un periodo in cui la censura era piuttosto severa e Dario Fo spesso liberava la propria ironia scompaginando il copione. Infine in occasione dell’incendio del Teatro di Catania, gestito da Turri Ferro, mi salvai due volte, la prima perché un attore della compagnia mi chiese di fermarmi a bene un caffè con lui invece di entrare nel teatro e poi mi spostai appena in tempo per evitare la caduta di un pezzo del soffitto nel momento in cui tornammo nei camerini per recuperare il recuperabile”.

Annunci

Rispondi