MANTOVA – “VISIONI”: RETROSPETTIVA di DOMENICO GENTILE alla GALLERIA D’ARTE ARIANNA SARTORI

 

28 ottobre – 16 novembre 2017

Dal 28 ottobre al 16 novembre 2017 la Galleria Arianna Sartori di Mantova nella sede di Via Ippolito Nievo 10, ospiterà la mostra “Visioni” dell’artista Domenico Gentile (Salerno 1933 – Asola 2017), in cui verranno presentate oltre trenta dipinti che ripercorrono i principali momenti creativi dell’artista. L’inaugurazione della mostra, che si svolgerà Sabato 28 ottobre alle ore 17.00, sarà animata dalla esibizione del quartetto swing “Gipsy Club” e dai “Gusti&Sapori” di Paolo Brunetti.

Gentile, 1979, composizione con fiori, olio su tela, 50x40

Composizione con fiori, olio su tela, 50×40 (1979)

Domenico Gentile nasce a Salerno nel 1933 e della sua terra manterrà l’accento, l’amore per la luce e il colore, la vocazione a sdrammatizzare ogni accadimento, il fatalismo e, forse, un pizzico di superstizione. Per il resto sceglierà Mantova, per viverci, per lavorare, per radicarsi come uomo e come artista. Una scelta alla lunga deleteria per le sue articolazioni e cartilagini, ma di certo fortemente voluta e cercata, in nome di quella temperie culturale che negli anni sessanta si era creata nella nostra città, per quella vivacità di pensiero che si respirava nella “mitica” Libreria Greco, animata da personalità di spicco quali Francesco Baratta, Mario e Umberto Artioli, Renzo Margonari, ecc. presenze stimolanti che si aggiungevano alle frequentazioni prepadane di Alfonso Gatto e Filiberto Menna, a completare una formazione culturale di ampio respiro, ad acuire una sensibilità ormai pienamente votata alla ricerca pittorica. I frutti di questa attività instancabile, condotta per oltre cinquant’anni, sono in minime parte rappresentati in questa mostra che la Galleria Arianna Sartori ha voluto dedicare a Domenico Gentile, a pochi mesi dalla sua scomparsa, mantovano per scelta e artista per vocazione, una delle voci più singolari e propositive del dopoguerra. (Paolo Gianolio)

Gentile, 1983, Marchingegno n.X, olio su tela, 140x120

Marchingegno n.X, olio su tela, 140×120 (1983)

Scrisse dell’artista Ennio Pouchard, sul quotidiano L’Umanità il 12 febbraio 1987.

«Gentile, salernitano, pittore di amorevolmente coltivata estrazione figurativo-paesaggistica, vive da vari anni nel Nord; molti degli scritti cui ho accennato si soffermano su di una trasformazione dei dipinti (avvenuta con il cambiamento di vita) troppo caratteristica perché sia casuale. Quindi ipotizzano l’influenza su di lui dell’ambiente nuovo, con i problemi che sono propri delle zone passate dall’economia di mercato a quella industriale e divenute ricche più di quanto altrove si supponga. Ha l’effetto di una frustata il passare dall’una all’altra parte, anche per un uomo di impegno culturale com’è il Gentile, e certamente mette in moto meccanismi prima a riposo. A questo proposito si parla di ironia, e a me sembra invece che ci sia dell’altro, più profondo e dolente. L’ironia morde e graffia; ma la pittura di Gentile si è tuffata nelle cose annullando i piani prospettici, come per un bisogno di solitudine, per un’algìa, che è dolore, del nesto, cioè del ritorno: non una banale nostalgia di sole e mare, ma quella delle cose irrimediabilmente perdute perché si sono cambiati gli occhi, e mai più si potranno rivedere nello stesso modo, anche ritornando tra le stesse mura, i medesimi profumi, l’uguale accento di quel musicale “parlato”. Con molta cautela (perché il trasferimento comporta cambiamento di cultura, non acquisizione), parlerei di perdita d’innocenza; che è un fatto doloroso, lo si veda come si vuole.

Gentile, 1956, Fiori, olio su tela, 50x62

Ed ecco le coincidenze sulla pittura: c’era un libero girovagare tra aperture naturalistiche e prospettive urbane, nei cantieri, sui moli e nelle darsene.

Un guardare curioso, non troppo preoccupato delle correnti estetiche cui aderire, anzi spontaneo e attento all’espressione delle cose; un’idea del colore incline alla monocromia, con vibrazioni tonalistiche contenute; un’attenta scansione dei piani e un’accurata resa delle profondità e degli spazi.

Assenti i particolari, quasi assente la figura umana.

Ci si ritrova, da questo versante del tempo, con tele ingrandite di due – tre volte le precedenti e traboccanti di un unico oggetto moltiplicato all’infinito: un oggetto insignificante come un fungo, un mozzicone di sigaretta, un ingranaggio, una scatola, un frammento di carta straccia, un palloncino, un cono di gelato, una moneta, una busta, un’ancia di organo o una bolla di sapone. Già a ripeterne l’elenco mi sembra di provocare un’ossessione, e non mi pare discutibile che il ritmo delle composizioni, impostato sulla moltiplicazione senza fine di ciascun oggetto, non voglia arrivare a esasperare quell’ossessione. Qui il discorso può spostarsi sull’etica che conduce a questo: altro fatto di cui non riesco a dubitare, tanto più che l’essere, ognuna di tali composizioni, opera aperta, proseguibile all’infinito, possiede le connotazioni del grido. Ma la pittura, prima di tutto, è superficie e colore, un tessuto sul quale Domenico Gentile, si può permettere di far dimenticare le ipotizzate ossessioni, ritornando agli sfumati minimi, alle luci imminenti che non concedono spazio all’ombra, come rifiutano i bagliori: è un abbandonarsi al ritmo delle forme, dimenticandole perché sono tutte uguali; un perdersi nei suoi diafani “Cieli dell’impossibile».

La mostra è curata da Arianna Sartori e Nicoletta Gentile.

Gentile, 1997, Luna, sole, stelle e affini, olio su cartone telato, 50x35

Luna, sole, stelle e affini, olio su cartone telato, 50×35 (1997)

Orario di apertura: dal Lunedì al Sabato 10.00-12.30 / 15.30-19.30. Chiuso festivi

ARIANNA  SARTORI – ARTE & OBJECT DESIGN

Via Ippolito Nievo, 10 – MANTOVA 

Tel. 0376.324260 – info@ariannasartori.191.it

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