MANTOVA – IN CARCERE ARRIVA L’EDUCAZIONE SANITARIA E LA BIODANZA

casa circondariale di mantovaTerapia ‘informativa’ dedicata a operatori penitenziari e detenuti per prevenire le malattie, migliorare la qualità della vita e delle relazioni

Educazione alla salute e biodanza per gli operatori penitenziari e la popolazione detenuta. L’équipe di medicina penitenziaria di ASST di Mantova sta proponendo dallo scorso aprile il progetto ENPOWERMENT, nato nel 2017 a Milano, nell’Istituto Penale Minorile (IPM) Cesare Beccaria.  Laura Mannarini, medico coordinatore sanitario per ASST della casa circondariale di Mantova, ha strutturato strategie di intervento per la promozione di corretti stili di vita e il disincentivo ad abitudini dannose per la salute.

In base al profilo epidemiologico dei detenuti si definiscono i percorsi di intervento, con vari moduli di “terapia informativa” a differenti livelli di competenza, in una logica di integrazione tra diverse discipline. Le persone aumentano il controllo sulla propria salute se hanno maggior conoscenza e consapevolezza. Questa capacità cresce quando il contesto socio-sanitario le aiuta e le sostiene in questa direzione.

Le azioni di prevenzione primaria valorizzano il concetto di “enpowerment”, una strategia che attraverso l’educazione sanitaria e la promozione dei comportamenti favorevoli alla salute fornisce alle persone gli strumenti per prendere le decisioni migliori per il loro benessere, riducendo così le disuguaglianze culturali e sociali. Un’opportunità per ridurre l’asimmetria, sul piano della conoscenza, tra l’operatore sanitario e il paziente.

Nella Casa Circondariale di Mantova si stanno proponendo alla popolazione detenuta incontri riguardanti l’igiene alimentare, l’igiene personale e degli ambienti, l’igiene orale e disincentivo al sedentarismo. Per gli operatori penitenziari, si punta su incontri per diminuire lo stress correlato al lavoro e prevenire il rischio biologico in ambienti di lavoro confinati come il carcere.

Gli incontri prevedono lezioni teoriche o pratiche e successiva offerta di counselling individuale o di gruppo. Viene inoltre donato ai partecipanti un gadget al fine di favorire la memorizzazione di alcuni concetti chiave (ad esempio la mela verde è stata offerta ai partecipanti all’incontro sull’igiene alimentare come alimento ad “elevato potere saziante”, contrapposto al “junk food”, che favorisce l’insorgenza di malattie come l’obesità).

Contro la sedentarietà, è stata  introdotta la BiodanzaDisciplina Bionaturale. Si tratta di una attività motoria di gruppo con l’obiettivo di coinvolgere i detenuti e gli operatori sanitari attraverso la musica e il movimento per offrire uno stimolo continuo a muoversi con gioia, migliorare la relazione con gli altri e avere il coraggio di esprimersi, percepire i propri ritmi e conquistare maggiore stima e fiducia in sé stessi e negli altri.

Per realizzare il progetto è necessario disporre di un servizio di medicina penitenziaria a “bassa soglia”, cioè di facile accesso, ispirato ai principi della sanità pubblica e della riduzione del danno, dove l’obiettivo primario è quello di alleviare i sintomi, nonché di migliorare la qualità della vita dei pazienti. Il servizio è centrato sui bisogni individuali degli utenti, e lascia la possibile confrontarsi e mettersi in discussione utilizzando dinamiche informali e libere da patti terapeutici. L’integrazione delle aree trattamentali operanti all’interno dell’istituto (Area Sanitaria, Area Educativa, Area Sicurezza) è essenziale per vivere l’esperienza detentiva come momento di educazione sociale e alla salute.

Il percorso prevede a breve una evoluzione in “peer to peer education”, e la sua realizzazione alla Casa Circondariale di Milano San Vittore per il gruppo “Giovani Adulti”, sempre con Laura Mannarini, referente del Progetto Enpowerment  per ASST Mantova e per ASST Santi Paolo e Carlo Milano. Ci si basa sull’idea di Medicina di iniziativa e di opportunità, cioè un modello assistenziale di gestione delle patologie croniche che non aspetti il sintomo e la richiesta del paziente, ma agisca con azioni di educazione con interventi adeguati e differenziati in rapporto al livello di rischio.

 

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