PARMIGIANO REGGIANO ALLA FRANCESE LACTALIS. CORTESI: «AZIENDA GIÀ STRANIERA, NON C’È RISCHIO DELOCALIZZAZIONE PER LA DOP PARMIGIANO REGGIANO»

Le indiscrezioni, sempre più forti, si sono alla fine concretizzati: il gruppo francese Lactalis, già proprietario dei marchi Parmalat, Galbani, Invernizzi, Vallelata, Locatelli e Cademartori, ha acquistato anche (per 270 milioni di euro) l’azienda reggiana Nuova Castelli, la principale esportatrice di Parmigiano Reggiano.

La transazione ha avuto un’eco rilevante, e tocca da vicino anche la provincia di Mantova, che con circa 134.000 forme all’anno rappresenta il 12% della produzione nazionale della celebre Dop. Sono 22 invece i caseifici mantovani che producono Parmigiano Reggiano. Sulla questione però occorre fare chiarezza: «Innanzitutto – spiega Alberto Cortesi, presidente di Confagricoltura Mantova – molti dimenticano che la Nuova Castelli era già in mano straniera, essendo stata detenuta fino a pochi giorni fa dal fondo di investimento inglese Charterhouse. Non capisco dunque, e condanno, questi insensati allarmismi da parte dei vertici nazionali di Coldiretti. Parlano di tutela dell’agroalimentare italiano dall’assalto delle multinazionali straniere, ma lo fanno dimenticando evidentemente un passaggio».

Cambia la proprietà dunque, ma non il fatto che il tricolore non sventola da un po’ sull’azienda reggiana: «Il Parmigiano Reggiano ha un metodo produttivo regolato da un disciplinare rigidissimo. Un’eventuale delocalizzazione dunque è impossibile, perché tale operazione farebbe perdere lo status di Dop al prodotto. Il termine svendita, abbinato a questa operazione, è dunque totalmente errato».

Dello stesso avviso anche il presidente della sezione lattiero-casearia di Confagricoltura Mantova, Manuel Lugli: «Nuova Castelli era già straniera, di cosa stiamo parlando? Non c’è nulla di strano se un gruppo straniero vende a un altro gruppo internazionale, sono operazioni di routine in un mercato globalizzato come quello di oggi. Credo piuttosto che questa operazione possa favorire i produttori, dato che un gruppo forte come Lactalis riuscirà a piazzare meglio all’estero le forme prodotte. Coldiretti? I loro sono solo proclami pubblicitari».

Molto importante è «evitare piuttosto – prosegue Cortesi – che questa operazione venga fatta con aziende che ancora sono al 100% italiane».

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