C’ERA UN’ORCHESTRA AD AUSCHWITZ: RAPPRESENTAZIONE TEATRALE AL CENTRO CULTURALE DI SAN GIORGIO-BIGARELLO

Orchestra1b_V.Ferrario.jpgIn occasione della Giornata della Memoria,  il Comune di San Giorgio Bigarello organizza per domenica 19 gennaio 2020 la rappresentazione teatrale C’era un’Orchestra ad Auschwitz (liberamente tratta da “Ad Auschwitz c’era una orchestra”  di Fania Fénelon), messa in scena dalla Compagnia Teatrale Alma Rosè con Annabella Di CostanzoElena Lolli.

L’iniziativa, patrocinata anche dall’Istituto Mantovano di Arte Contemporanea di Mantova, avrà luogo alle ore 17,30 presso l’auditorium del Centro Culturale San Giorgio (via F. Kahlo 8) con ingresso gratuito. Il Direttore scientifico dell’IMSC Carlo Saletti porterà i saluti dell’Istituto e alla fine della rappresentazione terrà una breve intervento.

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Era il Gennaio del 1944 quando Fania Fenélon fu deportata ad Auschwitz e poiché sapeva cantare e suonare il pianoforte, entrò a far parte dell’orchestra femminile del campo, l’unica che sia mai esistita in tutti i campi di concentramento nazisti, che aveva il compito di accompagnare le altre prigioniere al lavoro e suonare per gli ufficiali SS. Ad Auschwitz, Fania conobbe Alma Rosé, nipote di Gustav Mahler ed eccezionale violinista a cui era stata affidata la direzione dell’orchestra.  Il rapporto che si snoda tra le due donne, il loro dialogo, ci restituisce due visioni, due modi diversi di vivere la musica all’interno del lager.

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Per Fania suonare è solo un mezzo per sopravvivere, perché le orchestrali non partecipavano alle selezioni per la camera a gas, e sopravvivere significa poter testimoniare. Per Alma, invece, suonare è un fine, il fine supremo su cui ha costruito la sua vita, la sua identità. Suonare in maniera eccellente, a qualsiasi prezzo.
Non solo un ritratto della vita del campo, di una delle pagine più nere della nostra Storia, raccontata attraverso la vita privata di due donne, ma quello che Fania ci racconta è anche un’occasione di riflessione sul rapporto tra Arte e Vita, un tema che supera la dimensione storica e ci rimanda al nostro presente.

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Questo il pensiero delle due attrici Annabella Di Costanzo Elena Lolli

“Il desiderio di fare conoscere questa storia a un pubblico il più vasto possibile, di portarla nei teatri, anche quelli non attrezzati per ospitare lo spettacolo Alma Rosé insieme a tutta la sua scenografia, e poi anche nelle Biblioteche, nelle Scuole, negli Auditorium, nei Conservatori, nei Musei della resistenza, negli Istituti Storici e in tutti luoghi della Memoria in cui siamo state, ci ha portato a realizzare questa versione agile, adattabile ai diversi spazi, conservandone la sua qualità, il suo potere suggestivo e il livello interpretativo.

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Nelle parole, nel racconto di quella quotidianità assurda, di cui parla Fania, vissuta su un filo sottile tra la morte e la vita, dentro i silenzi che accompagnano le due donne, nelle musiche che abitano quel luogo dell’orrore, in quell’urlo soffocato di donne strette nella morsa di una Storia che sembra più grande di loro, nelle foto di repertorio che rievocano quella realtà. Dentro tutto questo mondo c’è la nostra passione di attrici che si rinnova ogni volta, ogni anno, da tanti anni.

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GB

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