REGGIO EMILIA – CELEBRAZIONI PER IL CENTENARIO DELLA NASCITA DEL GRANDE BURATTINAIO OTELLO SARZI

La passione civile e democratica che vide il teatro viaggiante dei Sarzi diffondere ideali e materiali antifascisti. E l’attività nelle scuole dell’infanzia insieme a Gianni Rodari e Loris Malaguzzi. L’impegno della Regione per il teatro di figura. Nel catalogo del Patrimonio culturale dell’Emilia-Romagna 2.500 schede di burattini e marionette. Poi la ‘ReteFI’ che riunisce 8 enti fra i quali la Casa dei Burattini di Otello Sarzi

“Una delle personalità più importanti del teatro di figura italiano, con profondi e duraturi legami con l’Emilia-Romagna e la città di Reggio Emilia. Uno straordinario innovatore, che capace di ripensare una tradizione illustre, unendo l’impegno artistico con quello sociale e civile. E’ doveroso coltivare la sua eredità e trasmetterla alle nuove generazioni”

Con queste parole il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, ha ricordato a Reggio Emilia Otello Sarzi, in occasione dell’apertura delle celebrazioni per il centenario della nascita del grande burattinaio, reggiano d’adozione e fondatore del Teatro Stabile di Burattini e Marionette.  

Cent’anni dal futuro” è un’iniziativa promossa dalla Fondazione Famiglia Sarzi insieme a un Comitato di cui fanno parte diversi Enti ed Istituzioni, tra cui la Regione Emilia-Romagna, per proseguire l’attività di valorizzazione del patrimonio artistico lasciato da Sarzi.

“Mi colpiscono in particolare due aspetti dell’attività di Otello Sarzi– ha continuato Bonaccini – da un lato la passione civile e democratica, anche insieme alla sorella Gigliola, quando il teatro viaggiante dei Sarzi diventò uno strumento di diffusione di materiale e ideali antifascisti. Dall’altro, l’attività nelle scuole dell’infanzia insieme a Gianni Rodari e Loris Malaguzzi. Un impegno prezioso verso i più giovani che oggi viene portato avanti dalla Fondazione che porta il suo nome. Un ponte tra passato e futuro che ci chiama in causa anche come amministratori e rappresentanti delle Istituzioni, consapevoli del fatto che sia necessario – oggi più che mai – investire su ragazze e ragazzi, dare loro spazio e voce. Sono infatti quelli che più di tutti hanno subito limitazioni e taglio alla socialità durante i durissimi mesi della pandemia. E che il teatro può essere da questo punto di vista una straordinaria occasione di ritorno alla normalità, di ascolto e di condivisione”.

Le iniziative della Regione per il Teatro di figura

Artisti che da materiali poveri come cartapesta, legno, stoffa, ricavavano maschere capaci di farsi interpreti della cultura più autenticamente popolare.
Dell’intensa attività svolta in Emilia-Romagna da innumerevoli compagnie di burattini e marionette resta un ingente patrimonio e un bagaglio prezioso di memorie che la Regione contribuisce a promuovere.
Non solo sostenendo l‘attività delle singole compagnie e istituzioni del Teatro di figura, ma anche con iniziative di diffusione e promozione delle attività teatrali e di ricerca.
In particolare, nel 2020, raccogliendo le istanze arrivate da associazioni, fondazioni ed enti del territorio, è stata costituita la ReteFI, la Rete del Teatro di Figura che riunisce 8 enti museali distribuiti su 7 province dell’Emilia-Romagna, fra le quali la Casa dei Burattini di Otello Sarzi. Un’iniziativa nata dalla necessità di “fare sistema” per meglio sostenere questo particolare settore artistico, le sue attività, le tradizioni e gli autori del passato e del presente.
Inoltre, il catalogo del Patrimonio culturale dell’Emilia-Romagna (PatER) offre moltissime informazioni sugli oggetti che compongono e danno vita al Teatro di figura regionale. Un’ attività di raccolta, censimento e divulgazione che raccoglie quasi 2500 schede di burattini, marionette, pupi, fantocci e pupazzi, fondali scenici e varia attrezzatura teatrale. Tra le ultime iniziative in ordine di tempo, sostenute dalla Regione, la riapertura lo scorso mese di maggio e il nuovo allestimento del Museo di burattini intitolato a Leo Preti a Crevalcore (Bo), chiuso in seguito al sisma del 2012. Definito il più piccolo del mondo – sta tutto in una stanza di 26 metri quadrati – è tuttavia uno spazio espositivo unico a livello nazionale che ospita i materiali utilizzati e raccolti dalla famiglia Preti-Pederzani in tanti anni di lavoro, generazione dopo generazione: 65 burattini, oltre un centinaio di scenografie, manoscritti e copioni, e tre splendidi teatrini completi a partire dal 1886.

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