Sabato 9 aprile alle ore 11:00 nel giardino di Casa Andreasi, a Mantova in via Frattini 9, verrà inaugurata la mostra di Gilberto Scuderi “D’angeli et sancti”, 24 opere scelte dalle 150 del patrimonio artistico dell’autore, che formano un sacrario laico di edicole votive, di ex voto e tentativi o progetti di presepi (immancabilmente o falliti o in attesa di una conclusione, ovvero la natività mancante o l’epifania mutila), accompagnate ognuna da pochi versi poetici.
Sono assemblaggi, incollaggi precari, in predicato di cadere e rompersi, forse metafora di un universo in entropia, irreversibile, cui la colla – senza successo, se non effimero – cerca di rimediare.
La beatitudine, o l’incoscienza del male, o forse l’incapacità di commetterlo e quindi candidarsi a essere sopraffatti, affiorano dai volti paradisiaci dei protagonisti, gli angeli e i santi del pantheon della nostra religione – l’alternativa tra chi crede e chi no è illusoria – racchiusi ciascuno in un proprio mondo, nell’insensata (per loro) speranza di un sorriso da parte di chi li guarda.
Sono cose inanimate, scarti di cantina o di poco prezzo. Non sentono, non amano, non hanno bisogni umani e animali. La loro non-vita vuole nondimeno trasmettere qualcosa.
È l’autore – il suo riconoscimento come artista è superfluo, inutile – che attraverso la materia (l’ex nihil appartiene ad altri) esprime ciò che ogni suo e nostro simile, o diverso, sarà capace di comprendere, di se stesso. L’autore è spettatore, né più né meno di chiunque.
Dalla schiera degli angeli il curatore della mostra, Giovanni Pasetti, ha escluso quello omologato, anzi “homologado” poiché è spagnolo, il materiale con cui è fatto: è l’angelo assente, la non-opera, l’opera nascosta, che è altrove.
D’ANGELI ET SANCTI – testo critico di Giovanni Pasetti
Immaginate che uno stuolo di angioletti più o meno sorridenti plani sul nostro mondo al chiaro scopo di alleviare i nostri conflitti perenni. E immaginate che gli stessi angeli, giocando con gli oggetti di cui è stracolma la vita quotidiana, rimangano impigliati fra le molte sembianze di un inventario da cantina abbandonata, laico sacrario di un’archeologia spicciola.
Perché proprio da una cantina Gilberto Scuderi ha tratto, ripulendoli e incollandoli, molti utensili delle sue ironiche edicole votive, in cui appunto angeli e talvolta santi si mostrano, impegnati in un silenzioso affanno che una vignetta in versi immancabilmente descrive.
Scuderi, che presenta nel giardino quattrocentesco della Casa della Beata Osanna Andreasi un gruppo scelto delle sue creazioni, conservate in numero impressionante nel laboratorio mentale e pratico della sua dimora, ha modo di manifestare il proprio patrimonio fantastico anche in altre illustri sedi cittadine, nei medesimi giorni. Ma l’esposizione della Casa della Beata presenta, è ovvio, un tocco di beatitudine. Potremmo infatti leggere ognuno degli assemblaggi qui in bella evidenza come un ex-voto, non silenzioso ma squillante, che mostra inesorabilmente quanto il mistico sia fra noi.
Si crede infatti (a torto, a nostro avviso) che l’afflato mistico comporti la separazione dall’evidenza prosaica della realtà, quasi fosse un volo spiccato verso l’alto che ci spinge a rifiutare senza posa la superficie terrestre. Al contrario, l’essenza del misticismo (e della preghiera) consiste nel riconoscere nei frammenti materiali dell’universo i gradini necessari per elevarsi verso una dimensione altra, che in realtà innerva ogni aspetto della Creazione.
Venendo ora all’aspetto più squisitamente artistico della rassegna, occorre sottolineare come Scuderi, individuo dotato di cultura profonda sebbene anomala, abbia rinverdito la tradizione Dada di Mantova, ovvero la poetica dell’assemblaggio di manufatti rivolta in apparenza a nessun fine. Fausta e salutare, invece, quando è in grado di scorrere come un pettine tra le connessioni del nostro cervello affaticato, scompigliando alcuni automatismi, infrangendo alcune ingessature, liberando una risata ovvero un sospiro, destrutturando le certezze, ponendosi lontano dalle consuetudini accademiche.
Scuderi, infaticabile estensore di articoli quotidiani, trova qui certamente una quieta salvezza personale, esattamente nel momento in cui mostra un angelo piccino affaccendato in qualche ardua impresa. Così L’angelo della bolla, impegnato a mettere ordine in un disastro continuo, che da bravo muratore cerca di riparare, mostrando l’utilità delle leggi naturali. O L’angelo degli specchi, che prosegue la preghiera nel vortice delle apparenze. Oppure L’angelo prigioniero, possibile compagno di avventure notturne del suo medesimo artefice.
E, passando ad altri attori, ecco l’Antonio, dunque il santo protettore del sangue innocente, che secondo ancestrale tradizione si interpone fra le armi spianate trasformandosi in esile ma determinante barriera. E l’ambigua Scrittura, che dimostra il paradosso di una parola capace di fermare il corso delle cose, proprio perché resta consapevole della propria finita debolezza.
Forse, però, è tutto uno scherzo. E il modo migliore di visitare la mostra, camminando nei pressi di reliquie immerse in una vegetazione antica, consiste nel liberare lo sguardo senza pregiudizi, chinandosi ad ammirare questi teatrini, che in fondo sono parti minuscole di un più ampio presepe. Senza dimenticare di leggere le frasi apposte accanto ad ogni stazione, rivelatrici spesso di un’intenzione sottile.
Lasciando un pensiero alla Sindone che, come recita il motto, è di carta vetrata, usata. A rivelare un disagio sublimato nella felicità dell’invenzione, giustamente accompagnata da un lavoro semplice e artigianale, svolto nelle ore e nel tempo. Ogni oggetto trova il posto adatto, e la noia scompare.
Questi angeli (così come questi santi) portano cicatrici chi sulle ali chi nella carne (plastica, vetroresina e altri materiali sintetici, innaturali), “sono prigionieri, disabili, purché omologati proteggono dal male”, dice la locandina. Sciogliere la contraddizione, aggiustarla, non sarà semplice.
La mostra, organizzata dall’Associazione per i monumenti domenicani, resterà aperta dal 9 al 30 aprile, dal lunedì al sabato dalle 10 alle 12, mercoledì e giovedì dalle 17 alle 19. L’ingresso è gratuito. L’inaugurazione, sabato 9 aprile alle 11, sarà con rinfresco offerto dalla Casa.
Info: Associazione monumenti domenicani tel. 0376.322297 368.3953587 casandreasi@virgilio.it


