NEL SEGNO DEL CAPRICORNO

Dal 22 dicembre al 20 gennaio

La figura che simboleggia il Capricorno, un corpo di caprone dalla coda di pesce, esprime pienamente la doppia natura di chi è nato in questo periodo: spinto da due tendenze opposte, verso l’abisso e verso l’alto, verso l’acqua e verso la montagna.

Sul segno regna il pianeta Saturno associato a tutto ciò che è duro, scuro – pertanto l’animo del Capricorno è segnato da questo universo freddo e silenzioso.

Chi è sotto il segno del Capricorno si rifugia nelle profondità psichiche da dove poi lentamente risale con un patrimonio di energie ben radicate che gli permetteranno, se saprà essere costante, di conquistare il pieno controllo di se stesso esprimendo compiutamente le proprie qualità anche se l’autocontrollo non gli è facile, ma basta un paziente allenamento.

Il momento in cui si entra nel segno del Capricorno, in coincidenza con il solstizio invernale, era chiamato dai Greci la porta degli dei attraverso la quale, le anime abbandonato il corpo, si andavano a ricongiungere con la loro origine celeste; tale momento andava a simboleggiare il ritorno del manifestato al non manifestato, del molteplice dell’Uno.

Elemento: TERRA

Domicilio: SATURNO

Pietre preziose: ONICE, OPALE NERA, OSSIDIANA

La pietra per antonomasia di Saturno è l’ONICE nerissima. Si dice che ispiri tutte le virtù e infonda chiarezza alla mente confortandola e addirittura difenda dall’epilessia e dalle convulsioni.

L’OPALE NERA è una varietà molto rara che ha raggiunto nel passato quotazioni simili al diamante; essa ha un fondo scuro in cui si riflettono i colori blu, verde e rosso. Questa pietra è consigliata ai nati del Capricorno perché pare scacci la malinconia alla quale sono spesso soggetti.

La terza gemma saturnina è l’OSSIDIANA che è un vetro vulcanico, una roccia trasparente di colore nero, grigio o marrone variegato con punte di bianco.

Animale: MAIALE

Nel passato, nelle famiglie contadine, il maiale è sempre stato una grande ricchezza in quanto assicurava carne per tutto l’inverno. Per questo motivo fu considerato fin dall’antichità l’emblema dell’abbondanza e un attributo alla Grande Madre dai tanti nomi.

A Roma il mito della fondazione della città si ricollegava a una scrofa, come narra Virgilio nel VIII dell’Eneide. Quando Enea giunse con i compagni alla foce del Tevere, diede l’ordine di risalirne la corrente e di ormeggiare la flotta sulla riva. Durante la notte gli apparve in sogno il dio del luogo, Tiberino, predicendogli che in quelle terre sarebbe sorta la città e così succederà. A risveglio la visione si materializzò.

Nel giardino fiorisce l’elleboro nero, conosciuto come Rosa di Natale e l’euphorbia pulcherrima detta Stella di Natale, mostra le sue foglie superiori ormai rosse come a festeggiare la nascita del nuovo sole; mentre nell’orto si raccolgono i sedani e i cardi.

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