La Ue dimezza le soglie per l’applicazione dell’AIA a suini e avicoli. Cortesi: “Decisione fortemente negativa”

Si chiude con un forte clima di dissenso la sessione plenaria andata in scena questa mattina al Parlamento Europeo di Strasburgo, che ha confermato la decisione del trilogo di ridurre le soglie per l’applicazione dell’AIA (autorizzazione integrata ambientale) per le imprese suinicole e avicole.

Finora ad essere soggetti ad AIA erano gli allevamenti di pollame con più di

40.000 posti stalla e quelli di suini con più di 2.000 posti stalla (per i capi oltre 30 kg) o 750 posti scrofe. Ora, con le nuove linee guida comunitarie, le soglie verranno più che dimezzate: «Passeremo – spiega l’ufficio tecnico di Confagricoltura Mantova – a circa 830 posti stalla per i suini, e a circa

20.000 per gli avicoli. Il che si tradurrà in un maggior numero di allevamenti che ricadranno nelle direttive AIA, con conseguente appesantimento burocratico e nuovi obblighi da assolvere».

«L’esito della mattinata – aggiunge il presidente di Confagricoltura Mantova, Alberto Cortesi – è fortemente negativo per le nostre aziende. In tal modo infatti i nostri allevamenti vengono equiparati nientemeno che a vere e proprie industrie, una follia figlia di un atteggiamento miope e completamente scollegato dalla realtà di chi, in Europa, dovrebbe rappresentarci».

«Questa misura era nata con l’obiettivo di limitare le emissioni industriali, ma è stata poi estesa al settore primario. Gli imprenditori agricoli sono i primi custodi della natura e dell’ambiente, ma in tal modo la loro competitività viene fortemente compromessa, senza avere poi veri vantaggi ambientali».

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