La galleria MAD – Mantova Arte Design situata in via Cavour 19 a Mantova, presenta una tripersonale dal 6 al 19 aprile degli artisti Roberto Merotto scutlore – Giandomenico Negroni, pittore e Francesco Salvadori, fotografo. Vernissage sabato 6 aprile alle ore 18:00
ROBERTO MEROTTO
Nasce a Pieve di Soligo nel maggio del 1968.
Comincia a modellare e scolpire frequentando il Liceo Artistico di Treviso dove si diploma nel 1987.
Nel 1994 consegue la licenza di scultura all’Accademia di Belle Arti di Venezia.
E’ stato allievo degli scultori Antonio Giancaterino e Giancarlo Franco Tramontin.
In più di vent’anni di scultura ha realizzato le sue opere sperimentando materiali diversi quali: argilla, gesso, pietra, ferro e bronzo.
Dal 1995 al 2004 ha insegnato discipline plastiche presso il Liceo Artistico di Belluno.
Partecipa a numerosi concorsi nazionali ed internazionali di scultura e le sue opere sono esposte in Italia e all’estero ottenendo ampi consensi.
GIANDOMENICO NEGRONI

Tra il 2003 e il 2004, Gian Domenico Negroni, che da poco ha abbandonato la carriera di fotografo, inizia ad organizzare una serie di eventi, nei quali espone una ventina di opere. Ormai la fotografia lo ha alienato, non gli trasmette più impulsi,facendogli perdere così quella verve che lo aveva coinvolto fin da ragazzo.

Tutte le opere di quel periodo erano elaborazioni digitali, che presentavano un’affinità stilistica con l’Espressionismo astratto. Le opere create con l’ausilio di Photoshop, erano composte sovrapponendo file di fotografie volutamente sfocate o mosse. Questo breve arco di tempo come lui stesso definisce, di transizione, è stato importante per l’artista, in quanto la ricerca digitale e la sua immaginazione, ben presto lo porteranno all’espressione pittorica, abbandonando definitivamente anche la fotografia digitale.
La sua prima opera pittorica, realizzata raccogliendo scarti dal suo posto di lavoro, si intitola “Senza uscita”. Siamo nel 2004. L’opera è Il racconto di un momento difficile, dovuto dalla chiusura dello studio fotografico e dal nuovo lavoro di metalmeccanico.

Verso il 2010 realizza nuove opere pittoriche gestuali. Più tardi Gian Domenico Negroni si riavvicina all’informale materico, dove anche comuni lattine di alluminio, schede madri di computer e nuovamente materiali di scarto industriale, entrano a far parte di quel cosmo che l’artista, immortala sulle sue tele. Dopo un decennio di pittura astratta, l’avvento del COVID-19 è stato come il sisma che sgretola e fa implodere su se stesso un grattacielo. La chiusura obbligata,le inevitabili conseguenze psicologiche, cementificano quei mondi che l’artista “fotografava” dipingendo.

Dopo circa un mese, con pochi colori, con qualche pennello ancora decente, Gian Domenico inizia un nuovo ciclo. Abbandonato l’astrattismo ormai soffocato da quel vuoto interiore, inizia a dipingere una serie di paesaggi, su carta Fabriano per acquerello. Paesaggi che immagina o che ricorda, luoghi che ha frequentato o addirittura che potrebbero non esistere; un nuovo modo di esprimere il desiderio di evasione di quel momento.
FRANCESCO SALVADORI
Nasco il 28 Ottobre 1977 a Livorno, dove tuttora vivo e lavoro.
Nonostante la mia attività lavorativa sia lontana dall’ambito artistico, ho sempre nutrito una forte attrattiva verso tutto ciò che ha a che vedere con le arti e con l’artigianalità.
Il mio primo amore è stato, e sempre sarà la musica, con la quale ho sempre avuto a che fare sia in famiglia sia nei miei trascorsi di giovane pieno di sogni.
Mi avvicino alla fotografia in tardissima età e più precisamente nel 2019, nonostante ne sia sempre stato attratto, ci è voluta una pandemia per farmi decidere di approfondire questa arte meravigliosa.
Non ho frequentato né scuole o corsi specifici ma, come nella mia natura, ho consumato da autodidatta libri su libri, ascoltando chiunque potesse arricchirmi, provando, sbagliando e riprovando ancora.
I miei primi approcci, come credo un po’ per tutti i fotografi, si sono indirizzati verso la rappresentazione del paesaggio e di ciò che mi circondava, ma presto mi sono accorto che qualcosa non andava.
Non ero interessato a riprodurre il momento, il materiale e la folgorazione è giunta quando ho scoperto quelli che ad oggi sono i miei tre artisti preferiti, Gilbert Garcin, Jerry Uelsmann e Misha Gordin.
È grazie a loro che ho virato bruscamente verso la direzione dell’inconscio, dell’intimo, del dissimulato, liberando i miei pensieri, facendoli vivere e rappresentandoli al mondo.

Per questo da quel giorno ho deciso che per i miei lavori non avrei usato più il mezzo digitale bensì l’analogico. Infatti tutto ciò che l’osservatore vedrà è frutto di un lavoro totalmente artigianale. Invento i miei personaggi di carta dandogli vita in teatrini di mondi immaginari. Solo a quel punto entra in scena una vecchia fotocamera analogica a pellicola, il successivo sviluppo del rullo e la stampa finale in camera oscura, proprio come si faceva una volta e, fortunatamente, si continua a fare anche oggi.
Spesso mi sento domandare se sia un Fotografo e sempre rispondo la stessa cosa. No…non sono un fotografo, o almeno non mi sento tale nel senso stretto del termine.
Non sono attratto dal mezzo fotografico, non rincorro né la tecnica né la tecnologia del mezzo ma, soprattutto, non sono interessato a descrivere la realtà come tutti la vediamo.
La mia è piuttosto una necessità di “fotografare” quello che è dentro la mia testa, conscio del fatto che probabilmente solo io posso capire.
Mi piace però pensare che lo spettatore possa anche solo per un attimo sbirciare nella mia mente e riuscire a capire quello che spesso nemmeno io riesco a fare.
Dimenticavo…per me la fotografia è solo e solamente Bianco e Nero…il colore distrae.
MOSTRE:
- Livorno città d’Acque promossa dall’Associazione Culturale Cambiamenti Livorno (Giugno 2022 presso La Grande Cisterna della città di Livorno);
- EPL (Extra Photo League) mostra collettiva promossa da ExtraFactory -Art & Culture di Livorno (Giugno 2023 presso Galleria d’Arte ExtraFactory Livorno);






