«L’essere ascoltati da molti è il fondamento dell’oggettivazione musicale e, laddove ciò è escluso, questo si riduce necessariamente a qualcosa di quasi fittizio, alla presunzione del soggetto estetico che “noi” dice mentre è solo “io”, e che tuttavia non può affatto dire nulla senza implicare il “noi”.» (TW Adorno, Introduzione alla sociologia della musica, trad. it. di G. Manzoni, Torino, Einaudi, 1971, cap. 12 «Mediazione»)
Dal 28 maggio al 3 agosto 2025, la mostra dal titolo Armonia come Utopia dell’artista Julia Krahn, sarà ospitata presso il Museo St. Ulrich, adiacente al Duomo di Ratisbona in occasione del 1050° anniversario dei Regensburger Domspatzen, promosso dalle Kunstsammlungen des Bistums Regensburg. Un’esperienza immersiva, in collaborazione con il celebre coro, rende percepibile la forza dell’armonia, celebra la musica come elemento di unione e invita ad una profonda riflessione sociale. Con questa mostra, l’artista Julia Krahn realizza un progetto lungamente desiderato, in cui esperienze personali si cristallizzano in una visione collettiva della società. I protagonisti sono bambini, che rappresentano la nostra società futura.
L’armonia come visione del futuro
La mostra è dedicata al tema centrale dell’armonia. Sebbene sia onnipresente nella musica, nella società spesso rimane un’idea utopica. La tensione tra il potenziale della musica e la realtà della convivenza è al centro della ricerca dell’artista. Julia Krahn in dialogo con le cantanti ei cantanti del coro ha realizzato un’imponente serie di ritratti in grande formato che, stampati su teli di stoffa alti cinque metri, creano uno spazio trasparente all’interno della chiesa proto-gotica. Le prospettive dei ritratti si adattano alla posizione dell’immagine sospesa, dando la sensazione di trovarsi realmente al centro di un coro. Il risultato è un’interazione dinamica tra le opere e lo spettatore. L’installazione va oltre l’visivo: un respiro, aspetto udibile nello spazio, dona vita alla mostra. Come se si fosse parte di un organismo vivente, anche le immagini sembrano sollevarsi e abbassarsi al ritmo del respiro. Il respiro stesso dello spettatore si sincronizza inconsciamente. Nel transetto meridionale della chiesa sono inoltre esposte le sculture della serie Organo (2020) dell’artista che evocano arti del corpo, vasi di fiori o strumenti a fiato. Si tratta di oggetti privati della loro funzione originaria che assume un forte valore simbolico.
Disco in vinile in edizione limitata
Uno degli elementi speciali della collaborazione tra Julia Krahn ei Regensburger Domspatzen è la realizzazione di un disco in vinile, prodotto in edizione d’ artista con una tiratura di 144 copie firmate. Otto voci soliste del coro interpretano in registrazione isolata Incipit Lamentatio di Giovanni Pierluigi da Palestrina. L’edizione di alta qualità include oltre alle registrazioni un’introduzione di Antonio Grulli e sarà disponibile per l’acquisto online in un secondo momento.
Testo Critico di Antonio Grulli
La prima immagine del progetto che Julia mi ha mostrato mi ha trafitto. In una prima versione di questa frase avevo scritto: “mi ha lasciato senza fiato”. Poi mi sono reso conto di quanto fosse ridicola un’espressione del genere nel parlare di un’immagine – e di un intero progetto – che ha per me proprio nel respiro il suo centro. Ridicola e anche poco corretta, perché l’immagine di quella bambina con la bocca aperta aveva acceso in me come una luce in grado di far emergere e tenere assieme, come in un vero e proprio simbolo, infiniti elementi. E non a caso tutto questo accade in un luogo, Ratisbona, dove è stato pronunciato un discorso cruciale per il rapporto tra l’uomo e il logos.
Il logos è infatti nella tradizione cristiana il principio di ogni cosa; spesso lo interpretiamo come “verbo”, come “parola”. Ma logos è anche, soprattutto e sopra a tutto, il pensiero logico e razionale, il principio illuminante che ordina il caos. Eppure, nel suo significato più profondo, logos è anche respiro. È in questa stratificazione di significati che, credo, risieda il senso di tutto. Il senso della vita stessa. E il famoso discorso di Papa Benedetto XVI, tenuto proprio qui a Ratisbona, aveva al centro questa parola greca.
Il progetto di Julia Krahn ruota attorno al coro di Ratisbona, uno dei cori più antichi e rinomati al mondo. Anzi, il progetto ruota in realtà attorno al concetto di armonia, una condizione forse utopica ma a mio parere talvolta raggiungibile almeno in ambito musicale. Presenta alcuni dei bambini del coro fotografati, su grandissimi veli semitrasparenti posizionati ai lati del cortile espositivo. È un’opera ambiziosa. La stampa della fotografia su teli di grandi dimensioni è un elemento fondamentale della pratica dell’artista, e non è un dettaglio tecnico. Il suo utilizzo della fotografia, pur partendo sempre da un approccio intimo, spesso sfocia in una scala monumentale. L’opera di Julia ha un’ambizione alta, si immette direttamente nello spazio pubblico, decisa a entrare nella nostra vita, a far riflettere, a generare una riflessione collettiva e un dibattito. In pittura, l’equivalente di questa visione sarebbe l’affresco e la grande pittura a muro che nei secoli è stata destinata ai luoghi importanti e simbolici della collettività. In questo senso, l’opera di Julia è profondamente politica – non per il contenuto esplicito, ma per il modo stesso in cui si offre allo sguardo. Non si rivolge al singolo spettatore, ma alla collettività.
I bambini ritratti nelle foto hanno la bocca aperta, come colti nel momento in cui stanno emettendo una nota, un suono, immobilizzati. La semitrasparenza del velo lascia intravedere l’architettura dello spazio, e rende questi corpi quasi immateriali, impalpabili. Soprattutto sono corpi attraversati dalla luce. È un’immagine che racchiude in sé una duplice tensione. Da un lato, tutto il potenziale di una persona intenta a cantare. Dall’altro, una sensazione sottile ma potente di afasia, di mancanza del respiro. E questa ambiguità riesce a farsi metafora di molte cose, soprattutto di una sensazione della nostra condizione presente, forse anche dell’occidente. L’assenza di voce è assenza di pensiero? L’assenza di pensiero è assenza di respiro?
Ho sempre visto il respiro come un anello, un elemento non solo simbolico ma soprattutto materiale, in grado di unire l’anima alla parola. Lo spirito si fa parola e suono attraverso il soffio. Per questo è forse il canto la più divina delle arti. Non sono un esperto di tali questioni, ma non mi stupirei se qualcuno mi dicesse che il canto è all’origine della religione – forse l’ho anche letto da qualche parte. E un coro porta inevitabilmente con sé traccia del divino in quanto armonia di soffi e di anime che vibrano all’unisono.
Lo spazio espositivo è riempito anche dall’audio di un respiro, che colma il volume della sala in maniera quasi materiale, e sembra farla dilatare e contrarre, quasi fosse l’architettura stessa a respirare. È un suono calmo ma pesante, cresce e poi diminuisce. Accanto a questo suono possiamo sentire Incipit Lamentatio messa in musica da Pierluigi da Palestrina. Parlano di noi, sì, del nostro tempo, delle guerre che sembrano così nuove ma in realtà, purtroppo, sono così eterne.
L’opera di Julia Krahn vive nel presente ma è anche senza tempo, tratta questioni che saranno per sempre una spina nel fianco dell’umanità. E oltre a questo riesce in un intento oggi raro, da cui gli artisti sembrano essersi ritratti, sottratti. Julia ha il coraggio di riportare l’arte a quella che è stata la sua origine come pensiero alto sulle grandi questioni morali, etiche e spirituali dell’umano, mantenendo tutto incarnato nel corpo vivo e nella vita vera. La fede e la spiritualità non solo possono, ma devono avere un posto nell’arte, pena una riduzione dell’arte stessa, un passaggio da disciplina capace di abbracciare la vastità cosmica, di misurarsi con l’infinito, a passatempo miserabile, meccanico, legato a un piccolo fazzoletto di terra che illusoriamente pensiamo di poter comprendere e controllare.
Sottolinea Julia Krahn: “Se soltanto fossimo simili alla musica, la nostra convivenza si fonderebbe su una maggiore empatia. Il respiro ci unirebbe, e le parole nascerebbero dalla consapevolezza.
Un ricco programma di eventi collaterali con concerti accompagnerà la mostra. Il finissage previsto il 3 agosto 2025, segnerà la conclusione di questo importante appuntamento culturale.
Il progetto è promosso da Kunstsammlungen des Bistums Regensburg in collaborazione con Regensburger Domspatzen. Si ringrazia per il supporto: Galleria Giampaolo Abbondio
BIOGRAFIA
Julia Krahn è una artista tedesca che lavora in modo multidisciplinare, nata nel 1978 a Jülich e cresciuta ad Aquisgrana. Nel 2001 ha interrotto gli studi di medicina per dedicarsi completamente all’arte, trasferendosi a Milano, dove vive e lavora. La ricerca di Julia Krahn ridefinisce simboli, tradizioni e concezioni attraverso la sua fotografia. Le sue opere si caratterizzano per una fluidità ambigua, in quanto utilizza la fotografia per presentare persone, oggetti e situazioni come testimonianze del presente, creando per loro nuovi contesti, spesso inusuali e senza tempo. Spesso attinge all’iconografia religiosa, rielaborando il familiare in modo alterato e inquietante. Le immagini sottolineano i contrasti con i simboli tradizionali e non mirano a rivitalizzarli, ma a rielaborarli radicalmente. La corporeità dell’essere umano e la sua impermanenza rimangono uno sfondo costante nella sua arte. Le opere di J. Krahn sono esposte in tutto il mondo, nel 2023 ha ricevuto il Premio Culturale Schnell & Steiner “Arte ed Etos”.
Mostre selezionate: 2025 FrauenBilder. Julia Krahn nel dialogo – Museo regionale di Hannover | 2024 Hesperus – Lesbo Festival Saffo, Griechenland | 2023 San Giavellotto – Museo Novecento, Firenze | 2022 Hilde – Fondazione Pietà de’ Turchini, Napoli | 2019 33MM – Archiginnasio, Bologna | 2018 ICEA – Linee Sonore dell’Arte Contemporanea – Yerevan, Armenia | 2017 Oblio – Palazzo delle Esposizioni, Roma | Figura – Stiftung St. Matthäus Berlin, Bad Wilsnack, Berlino | Esigenze 2016 – Akademie Graz + Museo Graz, Graz | 2015 Rabenmütter – Lentos Kunstmuseum, Linz | Ultima Cena – Fondazione Stelline, Milano | Potrebbe essere stato un piccione – Museo Diocesano, Milano | 2014 Fidati di me –HdKK, Stoccarda | 2013 Leidenschaften – Stiftung St. Matthäus, Berlino | Oltre la credenza – Musei civici Imola | La mamma ti ama, Galleria della voce, Marrakech | 2012 Gigli e Lino, Accart, Bolzano. www.juliakrahn.com
Titolo: Armonia come Utopia
Artista: Julia Krahn
Testo critico di: Antonio Grulli
Durata: 28 maggio – 3 agosto 2025
Luogo: Museo St. Ulrich, Domplatz 2, 93047 Ratisbona – Germania
Orari di apertura: tutti i giorni 11:00 – 17:00 / venerdì 11:00 – 20:00
Inaugurazione: martedì 27 maggio 2025, ore 18:00
Preview stampa: martedì 27 maggio 2025, ore 17:00
Promosso da Kunstsammlungen des Bistums Regensburg in collaborazione con Regensburger Domspatzen




