ROMA E’ UNA COMETA: Installazione immersiva che trasforma lo spazio espositivo a Ca’ Tron – 19. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia

Il progetto di Umberto Vattani con Cristiana Collu, Giuseppe D’Acunto, Giampaolo Nuvolati e María Margarita Segarra Lagunes è stato invitato a partecipare alla 19. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia 2025

10 maggio – 23 novembre 2025

Ca’ Tron, Venezia

Dal 10 maggio apre nello storico palazzo di Ca’ Tron, Roma è una cometa, un progetto collettivo di Umberto Vattani con Cristiana Collu, Giuseppe D’Acunto, Giampaolo Nuvolati e María Margarita Segarra Lagunes che partecipa alla 19. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia 2025: “Intelligens. Naturale. Artificiale. Collettiva.”, a cura di Carlo Ratti.

Roma è una cometa è un progetto immersivo e visionario che esplora la trasformazione urbana e culturale di Roma, partendo da un nuovo punto di osservazione.

Non si parte dal Colosseo né da San Pietro: questo progetto apre lo sguardo su un’altra Roma, dove il Palazzo della Farnesina, sede del Ministero degli Esteri dal 1960, diventa simbolo di un cambiamento epocale. Trasferito da Palazzo Chigi in un’area al di là del Tevere, quella del Foro Italico pensata da sempre per lo sport, il Ministero degli Esteri avvia una nuova vocazione culturale. 28 anni fa, su impulso dell’allora segretario generale Umberto Vattani nasce, prima del MAXXI, prima dell’Auditorium, la Collezione Farnesina che trasforma il Ministero in una vetrina dell’arte italiana contemporanea.

Nel giro di pochi mesi arrivano oltre 250 sculture e grandi tele accuratamente selezionate, ottenute in prestito gratuito, non essendoci fondi né la volontà di ricorrere a comodati onerosi. Una nuova mappa visiva del panorama artistico del Novecento che occupa gli spazi aperti e le sale del palazzo. e ha il sopravvento sulle linee architettoniche. Dal Futurismo all’Arte Povera, dall’Astrattismo alla Transavanguardia, fino alle sperimentazioni più recenti. La Collezione suscita curiosità nei media, attira studenti, professionisti, critici d’arte, tanto da convincere il Ministero ad aprirla al pubblico.

Poi la visione si allarga: dall’arte all’architettura.

Osservando il territorio intorno al Ministero, si nota come gli edifici vicini appartengano tutti alla prima metà del secolo. Ma basta attraversare il Tevere per trovarsi in una Roma diversa: quella delle Olimpiadi del 1960, con opere come il Palazzetto dello Sport, l’Auditorium, lo Stadio Flaminio, il MAXXI e il futuro Museo della Scienza. Architetture che sottolineano il passaggio alla seconda metà del secolo, fino ai nostri giorni.

Il Palazzo della Farnesina, progettato da Enrico Del Debbio rappresenta una cerniera temporale tra le due metà dell’altro, lo slancio ricostruttivo della Repubblica. È l’unico edificio che tiene insieme passato e futuro, memoria e progetto.

Allora perché non ricucire l’architettura delle due sponde dell’ansa del Tevere, così come è avvenuto con l’arte nella Collezione Farnesina, per ricomporre una narrazione unitaria?

Nasce così l’idea di dare un nuovo nome a questa area per ricucire le fratture del Novecento, riunificare le architetture le funzioni ei simboli – Foro Italico, Farnesina, Palazzetto dello sport, Stadio Flaminio, Villaggio Olimpico, MAXXI, Auditorium, Moschea, Ponte della Musica e futuro Museo della Scienza – e sottolinearne la vocazione: il Distretto del Contemporaneo.

Roma è una cometa compie un terzo passo : il Distretto diventa la nuova soglia, l’ingresso monumentale non solo della Roma antica ma anche della Roma di oggi: verde, sportiva, colta, internazionale. Da questa “testa cometa”, si apre un itinerario lungo la Via Flaminia che tocca Piazza Augusto Imperatore, la nuova Passeggiata archeologica, il quartiere della Piramide, l’EUR e temina a Ostia, delineando la scia di una forma urbis contemporanea, dal Novecento a oggi.

Dal progetto del Distretto, attivo da oltre sei anni, si estende una visione complessiva di Roma come città contemporanea, capace di rispondere alle sfide del sovraffollamento, della sostenibilità, dell’inclusione. Roma è una cometa invita a riscoprire Roma nella sua dimensione fluida, dinamica, collettiva. La mostra ricongiunge le presenze del contemporaneo, fino a Ostia, Roma sul Mediterraneo.

Scrive Umberto Vattani: ” Questo progetto apre lo sguardo su un’altra Roma. “Roma è una cometa” rovescia la visione consueta sulla città. Non parte dalla Roma antica, dai confini delle mura Aureliane o dalle mappe marmoree di Settimio Severo. Parte da una Roma altra, in movimento. Da un quadrante urbano Il Distretto del Contemporaneo dove il Tevere si apre come un parco fluviale, abitato, vivo . Riemerge una verità dimenticata: Roma è nata sul Tevere. E grazie al suo fiume è, da sempre, anche città marittima. Le guide tradizionali iniziano dalle rovine. Questo taccuino propone una narrazione diversa soffermandosi su tutte le presenze della contemporaneità: una nuova forma Urbis che apre al futuro.

L’installazione

Roma è una Cometa propone un’esperienza immersiva che trasforma lo spazio espositivo in una rappresentazione avvolgente della Città Eterna, esplorata nella sua dimensione contemporanea urbana e simbolica. Un’installazione collettiva che rovescia lo sguardo tradizionale sulla città, con l’obiettivo di raccontare una Roma viva, inquieta, sorprendente. Allestita presso Ca’ Tron, sede storica dell’Università Iuav di Venezia , la mostra si sviluppa all’interno di una sala dal soffitto voltato, elemento architettonico che diventa fulcro dell’installazione. Un controsoffitto sospeso accoglie una rappresentazione di una vista notturna di Roma, evocando la città come una costellazione luminosa.

L’installazione site-specific ospitata nello storico palazzo cinquecentesco affacciato sul Canal Grande, presenta a terra una grande mappa/pavimento firmata da Laura Canali che descrive il tracciato della cometa; sulle pareti , sei schermi proiettano immagini video accompagnate da una voce narrante in italiano e in inglese; sul soffitto , una proiezione completa dell’esperienza visiva.

Inoltre, è stato realizzato un blocco a strappo che riproduce la Forma Urbis della Roma contemporanea, dal Novecento a oggi, offrendo ai visitatori uno strumento visivo immediato per comprendere l’evoluzione della città.

Il progetto è promosso dalla Venice International University – VIU, Università Iuav di Venezia, Università degli Studi Roma Tre. Distretto del Contemporaneo, DOCOMOMO Italia, con il supporto del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale; Ministero della Cultura – Direzione Generale Creatività Contemporanea; Ministero dell’Università e della Ricerca; Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica; Ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare; Ministero del Turismo; Accademia di Belle Arti di Roma; Accademia di San Luca; Fondazione Querini Stampalia; MAXXI; Accademia dei Lincei; Pontificia Università Gregoriana; Pontificia Università della Santa Croce; Società Geografica Italiana; Istituto Nazionale di Astrofisica; Comune di Roma Capitale; Regione Lazio .

Dalla Collezione Farnesina al Distretto del Contemporaneo, verso una nuova Forma Urbis

di Umberto Vattani

Non si parte dal Colosseo. Né da Piazza Navona. Né da San Pietro.

Questa mostra – e questo taccuino – aprono lo sguardo su un’altra Roma.

Tutto comincia in un edificio imponente: il Palazzo della Farnesina, sede del Ministero degli Affari Esteri dal 1960.

Il suo trasferimento oltre l’ansa nord del Tevere segna un cambiamento profondo: è il primo segno forte della Repubblica in un’area al di fuori del centro storico, fino ad allora pensata solo per lo sport e le competizioni olimpiche.

Per i diplomatici italiani fu una delusione: estromessi da Palazzo Chigi, avvertirono il trasferimento come una sorta di esilio in periferia — per di più in un edificio connotato dall’architettura del regime fascista. La stessa impressione era suscitata nelle personalità e nelle delegazioni straniere ricevute in quella sede, percepita come distante e segnata da un passato ingombrante.

Circa ventotto anni fa, un Segretario Generale decide di trasformare questa immagine. Negli spazi monumentali del Palazzo progettato da Enrico Del Debbio.

arrivano sculture e grandi tele di artisti italiani, accuratamente selezionate, ottenute in prestito gratuito – non essendoci fondi, né la volontà di ricorrere a comodati onerosi.

In pochi mesi popolano gli ampi atri, lo scalone d’onore, le sale e i corridoi del palazzo.

L’impatto è straordinario. 

Le oltre 250 opere suscitano curiosità nei media, attirano una folla di studenti, professionisti, critici d’arte.

Si decide di aprire il Ministero al pubblico un giorno al mese. I visitatori scoprono che l’arte ha preso il sopravvento sulle linee architettoniche.

È l’avvio di un percorso nuovo, che ricuce le fratture del Novecento italiano:

la pittura e la scultura della prima metà del secolo si ritrovano accanto alle avanguardie e ai linguaggi della seconda.

Una scelta audace, in un’epoca in cui quel passato era ancora rimosso, divisivo.

Nasce così, in tempi sorprendentemente brevi, la Collezione Farnesina: una mappa visiva del panorama artistico italiano del Novecento, dal Futurismo all’Arte Povera, dall’Astrattismo alla Transavanguardia, fino alle sperimentazioni più recenti.

Poi la visione si allarga: dall’arte all’architettura.

Osservando il territorio intorno al Ministero, si nota come gli edifici vicini appartengano tutti alla prima metà del secolo.

Ma basta attraversare il Tevere per trovarsi in una Roma diversa: quella delle Olimpiadi del 1960, con opere come il Palazzetto dello Sport, l’Auditorium, lo Stadio Flaminio, il MAXXI e il futuro Museo della Scienza.

Architetture che sottolineano il passaggio alla seconda metà del secolo, fino ai nostri giorni.

Il Palazzo della Farnesina, progettato da Enrico Del Debbio e realizzato tra il 1939 e il 1943, completato tra il 1956 e il 1959, rappresenta una cerniera temporale tra le due metà del Novecento: da un lato il razionalismo monumentale del regime; dall’altro, lo slancio ricostruttivo della Repubblica.

È l’unico edificio che tiene insieme passato e futuro, memoria e progetto.

Allora perché non ricucire l’architettura delle due sponde dell’ansa del Tevere, così come è avvenuto con l’arte nella Collezione Farnesina, per ricomporre una narrazione unitaria?

Nasce così l’idea di dare un nuovo nome a quest’area. Le semplici indicazioni geografiche – Foro Italico, Farnesina, Flaminio – non bastano più.

Questa zona rivela sempre più chiaramente la sua vocazione e viene definita “Distretto del Contemporaneo”.

Unisce elementi sparsi – il Foro Italico, il quartiere Flaminio, il Ponte della Musica, il MAXXI, l’Auditorium, la Moschea – in un’immagine forte, riconoscibile, generativa.

Con la mostra “Roma è una cometa” si compie un terzo passo:

il Distretto diventa l’ingresso monumentale della Roma contemporanea.

Questo quadrante della città, raccolto attorno all’Ansa nord del Tevere, con i boschi e la lussureggiante vegetazione di Monte Mario a ovest e il parco di Villa Glori a est, cingono l’area, mentre il fiume l’attraversa con i suoi ponti.

È una suggestiva maglia naturale e infrastrutturale che suggerisce l’idea di una nuova Forma Urbis di Roma.

Da qui un nuovo racconto della città nel suo complesso.

Il taccuino propone un’immagine-cometa: con una testa – il Distretto del Contemporaneo – e una scia luminosa che segue il corso del fiume.

Un itinerario che attraversa quartieri in trasformazione, architetture in evoluzione, spazi pubblici che – se si sanno ascoltare – raccontano una città viva, inquieta, sorprendente.

Se il Distretto è la testa, la scia segue l’itinerario del Tevere, che ritrova la sua centralità, aprendosi – dalla confluenza con l’Aniene – come un parco fluviale di grande valore.

Non più trascurato dietro i muraglioni del centro storico, ma riconquistato come asse vitale della città, paesaggio da riscoprire.

Riemerge una verità dimenticata: Roma è nata sul Tevere e, grazie al fiume, è da sempre anche una città marittima.

La mostra “Roma è una cometa” ricongiunge le presenze del contemporaneo, arrivando fino a Ostia, Roma sul Mediterraneo.

Rovescia lo sguardo consueto sulla città:

non parte dalla Roma antica, né dai confini delle mura Aureliane, né dalle mappe incise nel marmo di Settimio Severo.

Parte da una Roma altra, in movimento.

Rivela una città consapevole delle sue fragilità, ma non rassegnata.

Che continua a rigenerarsi, a immaginarsi diversa.

Una città dove non mancano l’energia, la visione e la volontà tenace di chi vuole costruirne il futuro.

BIOFRAFIE DEI CURATORI

Umberto Vattani è un diplomatico italiano che ha ricoperto prestigiosi incarichi presso la Rappresentanza d’Italia presso le Nazioni Unite a New York e nelle Ambasciate italiane a Parigi e Londra. È stato Ambasciatore d’Italia in Germania (1992-1997) e Rappresentante Permanente presso l’Unione Europea a Bruxelles (2001-2004).
Ha svolto il ruolo di Consigliere Diplomatico e Sherpa ai Vertici del G7 per il Presidente del Consiglio italiano negli anni 1988-1992.
Per due volte è stato nominato Segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri, il più alto incarico per un diplomatico italiano. Nel 1999 ha ideato e realizzato la Collezione Farnesina di Arte Contemporanea, un patrimonio unico che comprende oggi oltre 700 opere di artisti italiani del XX e XXI secolo, collocate negli spazi aperti e nelle sale del Ministero degli Affari Esteri. A questa Collezione sono stati dedicati diversi cataloghi d’arte.
Ha istituito il New York Prize, un’iniziativa che offre ogni anno a giovani artisti italiani l’opportunità di trascorrere sei mesi presso l’Italian Academy di New York.
Autore di numerosi saggi sull’architettura e l’arte contemporanea, ha promosso la diffusione della cultura italiana nel mondo, tra cui il celebre volume “Contemporary Italian Architecture: Italy Builds”. Nel corso della sua carriera, ha proposto e reso possibile la collocazione di grandi opere di artisti italiani in luoghi simbolici in varie città del mondo.

ROMA È UNA COMETA

Il progetto di Umberto Vattani con Cristiana Collu, Giuseppe D’Acunto, Giampaolo Nuvolati e María Margarita Segarra Lagunes esplora, alla Biennale Architettura di Venezia 2025, la città vista non solo dall’alto, anche dal basso

L’altra traiettoria della cometa

di Giampaolo Nuvolati

MAPPA

Roma è una cometa: la nostra mostra nasce da un doppio sguardo sulla città.

Il primo è uno sguardo dall’alto: da lì si colgono la struttura, i quadranti, le articolazioni, il linguaggio dell’architettura. Ma soprattutto la visione d’insieme, l’immagine complessiva. L’ossessione di Roma per la Forma Urbis affonda le sue radici nell’antichità e riemerge, in forme diverse, lungo tutta la sua storia fino a oggi. È la tensione verso una rappresentazione ideale della città — intesa non solo come spazio fisico, ma come riflesso di un ordine simbolico, politico, cosmico.

Roma noi la pensiamo così: come una cometa che attraversa il tempo e disegna nello spazio la sua scia.

Ma la mostra comporta anche un secondo sguardo, altrettanto necessario: quello dal basso. È lo sguardo di chi cammina, di chi vive la città giorno dopo giorno, di chi la abita, ci lavora, ci è nato. È la città vissuta nei suoi ritmi quotidiani, nelle sue abitudini, nei suoi angoli silenziosi.

Abitare la città significa viverla intensamente, nelle emozioni e nella memoria. Una memoria che intreccia l’esperienza personale con la storia dei luoghi. Riconoscere e salvaguardare il paesaggio urbano passa anche attraverso il senso di appartenenza, di attaccamento e di identità — non solo verso i monumenti e i palazzi iconici, ma anche verso gli spazi più discreti e spesso trascurati.

Sono gli interstizi della città: cortili, slarghi, panchine all’ombra, marciapiedi ampi dove giocano i bambini, piccoli luoghi d’incontro che non compaiono nelle mappe turistiche, ma che per molti costituiscono il cuore vero della città. Spazi della memoria affettiva, del vivere quotidiano, carichi di storie e legami.

Ecco, questa era la nostra intenzione: proporre anche uno sguardo più ampio e profondo, capace di abbracciare anche le sfide del presente. Inclusione, rispetto, attenzione alle risorse: la città di oggi ci chiede una nuova consapevolezza. Parliamo della necessità di risparmiare acqua, di ricorrere a energie rinnovabili, di impiegare con intelligenza le risorse del nostro pianeta. Un concetto che va oltre la parola — ormai logora e consumata — della “sostenibilità”.

Ciò che conta è l’essenzialità. La consapevolezza che viviamo su un pianeta fragile, dove ogni gesto ha un peso. Serve un’etica quotidiana, capace di orientare le scelte, di accogliere lo straniero, l’estraneo, e di costruire — anche nel piccolo — un senso di comunità. Una comunità che riconosca il valore del bene comune, di ciò che è di tutti e non solo di pochi.

Lo sguardo del flâneur moderno, di chi si lascia guidare dal desiderio di cogliere il genius loci, va in questa direzione. Riconosce la molteplicità della città, le sue diversità, e ne ascolta i bisogni.

È uno sguardo che può ancora generare futuro.

Giampaolo Nuvolati insegna Sociologia Urbana all’Università degli studi di Milano Bicocca dove ha ricoperto la carica di Direttore del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale ed è attualmente Prorettore per i Rapporti con il Territorio. I suoi temi di ricerca sono la qualità della vita, le popolazioni metropolitane e la flânerie come metodo di esplorazione urbana. Ha scritto Lo sguardo vagabondo. Il flâneur e la città da Baudelaire ai postmoderni, il Mulino, 2006; Mobilità quotidiana e complessità urbana, Firenze University Press, 2007; L’interpretazione dei luoghi. Flânerie come esperienza di vita, Firenze University Press, 2013; Un caffè tra amici, un whiskey con lo sconosciuto. La funzione dei bar nella metropoli contemporanea, Moretti e Vitali, 2016; Interstizi della città. Rifugi del vivere quotidiano, Moretti e Vitali, 2019; Ho letto la poesia di Cendrars su New York, Moretti e Vitali, 2023. Nel 1994 ha fondato e da allora dirige la rivista culturale “Città in controluce”.

Maria Margarita Segarra Lagunes. Architetto e docente di Restauro Architettonico presso il Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi Roma Tre. Laurea in Architettura, specializzata in Conservazione Architettonica e Conservazione Preventiva dei Musei (ICCROM, Roma), Dottore di Ricerca in Storia e Conservazione degli Oggetti d’Arte e dell’Architettura presso l’Università Roma Tre. Presidente di Docomomo Italia (dal 2021 al 2024), membro di numero dell’Accademia Nazionale di Architettura (Messico) e membro onorario del Comitato ISCARSAH-ICOMOS. Ha realizzato diversi progetti di restauro di edifici storici e archeologici – Mausoleo di Augusto a Roma, Cento Camerelle a Villa Adriana, Convento di San Francesco a Deruta, Teatro Romano a Spoleto, Rocca Pia a Tivoli, Colosseo a Roma, Torre del Fiscale, Teatro Romano di Eraclea Minore – e ha curato numerose mostre di architettura (Roma aeterna o la costruzione di un mito, Distretto contemporaneo di Roma, Vissi d’arte. Italia nei teatri dell’America Latina)

Cristiana Collu, direttrice di museo e curatrice indipendente, da settembre 2024 è la Direttrice della Fondazione Querini Stampalia di Venezia. Ha diretto tra gli altri la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, il MART di Trento e Rovereto e il MAN di Nuoro.
Laureata in Storia dell’arte all’Università di Cagliari, Phd all’Università Complutense di Madrid, ha insegnato presso l’Università La Sapienza di Roma, l’Università di Sassari, l’Università di Cagliari, l’Università di Trento e la LUISS Business School di Roma.
Partecipa ad importanti commissioni, giurie e comitati scientifici come la Giuria Internazionale della Biennale di Venezia, 58ª edizione, la Commissione Farnesina, il Tuwaiq ISS e il Riyadh Art Program in Arabia Saudita, la Quadriennale di Roma, il Premio Terna e molti altri. Ha curato e ideato oltre 200 mostre e ha dedicato molti dei suoi progetti, della sua ricerca e dei suoi interessi alla sostenibilità, parità di genere, diversità e inclusione.

Giuseppe D’Acunto (Salerno 1973), architetto, dottore di ricerca in Rilievo e Rappresentazione dell’Architettura e dell’Ambiente, professore Ordinario di Disegno presso L’Università Iuav di Venezia. Dal 2002 svolge un’intensa attività didattica sui temi della rappresentazione in diversi Atenei italiani ed esteri tra cui, oltre all’Università Iuav di Venezia, la School of Public Works di Yaoundé e il Politecnico di Milano. L’attività didattica e quella di ricerca sono dedicate principalmente a i temi riguardanti la rappresentazione, dai fondamenti e applicazioni della geometria descrittiva alla storia dei metodi della rappresentazione. Autore di oltre cento prodotti scientifici che restituiscono riflessioni teoriche e metodologiche, ricerche individuali e di gruppo, nazionali e internazionali, che hanno trovato collocazione in riviste scientifiche e presso editori e collane di rilevanza nazionale e internazionale. È coordinatore di diversi progetti di Ricerca nazionali e internazionali ed è membro di numerosi programmi, gruppi e organizzazioni per la ricerca scientifica. Ha partecipato all’organizzazione di diverse mostre a carattere scientifico, sia in Italia che all’estero, in qualità di responsabile scientifico o coordinatore di sezione. Da ottobre 2021 è direttore della sezione di coordinamento della didattica del Dipartimento di Culture del Progetto dell’Università Iuav di Venezia.

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