Il debbio dei canneti nelle Valli del Mincio

La Valle brucia a rivalta (foto Bertolini)Rivalta, la Valle bruciata il giorno dopo 1

foto P.Bertolini

di Paolo Biondo (giornalista)

RIVALTA SUL MINCIO – I canneti delle Valli del Mincio il giorno dopo il rogo si presentano in una nuova veste.

Una veste che gli abitanti dei tre borghi, Rivalta sul Mincio, Grazie e Soave, erano soliti ammirare molti anni orsono quando non era considerato doloso bruciare i canneti bensì un semplice intervento dovuto e controllato, denominato “debbio”, affinché la natura potesse fare il proprio corso.

Un tempo, infatti, in questo particolare periodo dell’anno la canna palustre non raccolta e il residuo del taglio della stessa venivano bruciati perché il tutto si trasformasse in concimazione del terreno per la nuova fioritura.

Non a caso la canna palustre e il carice che crescevano su quella porzione di valle nella stagione successiva si presentavano molto più rigogliosi del precedente e ancor più di qualità sul piano del suo utilizzo per la creazione delle produzioni tipiche della zona.

Inoltre attraverso la bruciatura primaverile si coglievano pure, secondo la tradizione popolare rivierasca, altri obiettivi come la salvaguardia dell’ambiente circostante e della salute delle persone che vivevano sulle sponde del fiume.

Persone, “canaröi”, carsér” e “pescadör” con le loro famiglie, che erano i primi a sentirsi tutori di un ambiente ricco di fascino e di opportunità economiche ed occupazionali.

La scomparsa di queste professioni, la volontà di tutelare la fauna volatile che solitamente nidifica nei canneti e quella che vive e prolifica in questa tipologia di ambiente, dai topi, alle nutrie, alle bisce d’acqua, e soprattutto l’avvento di nuove normative in materia di salvaguardia dell’ambiente hanno trasformato un intervento considerato dagli abitanti di questi borghi utile per la natura in un incendio doloso.

In un atto contro la natura, quindi?

Da qualsiasi lato lo si guardi, il “debbio”, fertilizzazione del terreno o dolo, la sensazione è che ci si trovi dinanzi ad una sorta di boomerang che non si sa bene contro chi in effetti andrà a cozzare.

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