MANTOVA: ALLA GALLERIA ARIANNA SARTORI “I PAESAGGI” DI GINO MARTORI

 di G.Baratti

Dal 16 al 28 maggio, la Galleria “Arianna Sartori” di Mantova nella sede di via Cappello 17, presenta la personale dell’artista veronese Gino Martori “I paesaggi”, che già aveva presentato nel 2003.

Forme in grigio, gennaio 2014 (800)

L’esposizione, curata da Renzo Margonari, vede esposte una selezione di opere realizzate dall’artista negli ultimi anni.

La mostra si inaugura sabato 16 maggio alle ore 18 con presentazione del m° Renzo Margonari che sarà affiancato per l’occasione dal protagonista della personale.

Collina verde, 2008

In attesa del vernissage è stato chiesto al pittore gardesano quali siano stati gli stimoli che l’hanno portato a scegliere la strada dell’arte e più, nello specifico, della tavolozza per raccontare le proprie emozioni?

Sono nato a Peschiera del Garda nel 1951. Da sempre lavoro nel piccolo hotel che i miei genitori, con tenacia e umiltà, hanno costruito a partire dagli anni ‘50. Nel 1980 mi iscrivo e frequento con entusiasmo i corsi liberi di pittura tenuti dal professor Franco Patuzzi presso l’Accademia di Belle Arti ‘G.B. Cignaroli’ di Verona. La voglia di imparare e approfondire è intensa, supportata dalla fortuna di poter viaggiare e documentarmi. Sono di quegli anni gli incontri con alcune persone che con i loro preziosi consigli hanno contribuito largamente alla mia formazione artistica; ancora li ringrazio. Sono il professor Franz Grau di Monaco di Baviera ed il professor Oreste Marini di Castiglione delle Stiviere. Ringrazio anche la mia famiglia che, sostenendomi, mi ha dato in tutti questi anni la possibilità di poter vivere questa mia passione”.

Vicino al mare, gennaio 2014 (400)Renzo Margonari ha scritto di lui: “sono convinto che la rappresentazione dei sentimenti avrà sempre buone ragioni per esprimersi finché gli artisti saranno disposti a utilizzare i propri strumenti mentali e meccanici, restando alle categorie materiali e formali che distinguono la Pittura da altre forme d’espressione, poiché i tempi nostri le vanno modificando sostanzialmente. Purtroppo, accanto alla massima libertà dei linguaggi e l’utilizzo di nuove tecnologie, le immagini stanno perdendo ogni profondità poetica, lo dico senza intenzione polemica, ma per semplice constatazione. Nella trascrizione pittorica del sentimento, la qualità e l’intensità sono sempre dipese dalla volontà e capacità degli artisti, non dai mezzi di cui disponiamo. Soprattutto, l’esito poetico dipende dalla sincerità del pittore, dalla capacità di rivelare -innanzitutto a se stesso- la profondità delle proprie emozioni. Ad esempio, per un vero paesaggista come Gino Martori, che vede quotidianamente i mutamenti della stagione misurandosi con uno tra i paesaggi più spettacolari del mondo -il Lago di Garda e i suoi rilievi marginali- si pone continuamente il problema di trascrivere la quotidianità della convivenza con quei colori che restano acquatici investendo anche i declivi collinari circostanti e quegli spazi la cui profondità prospettica, annullata dalle distanze, inganna anche lo sguardo pratico. […] Sulle acque del Lago di Garda, ho visto naufragare la valentia pittoricistica di tanti, sopraffatti dalla ricchezza paesaggistica che cercavano di riprodurre. Gino Martori, invece, elaborando in tanti anni di silenziosa e devota decantazione, l’emozionalità visiva, magari a costo di ritrarre il paesaggio nei suoi dettagli più comuni, meno gratificanti, meno pittoreschi, appunto, ha saputo restituire il vero incanto di questo paesaggio. Si sa quanto sia difficile rendere semplicemente ciò che è complesso. […] Negli ultimi decenni assistiamo alle spregiudicate speculazioni mercantili che pianificano un’arte globalizzata, priva d’identità culturale e senz’anima poetica. Per fortuna i liberi pittori, in parte consapevolmente esclusi da questo cinico massacro della poesia, resistono e continuano a esistere ben sapendo che rinunciando alla spontanea coerenza col proprio vissuto e della propria materiale esperienza visiva, la loro arte perderebbe ogni valore di sincerità, senza la quale è impossibile ogni definizione di armonia e idealità. […] Gino Martori è un pittore gestuale, tonale, espressionista. In altre parole un artista che ha cooptato alcune modalità figurative per ricavarne un linguaggio composito capace di restituire un’emozionalità con dati contrastanti, ma concorrenti, dalla dolcezza alla forza, dall’intima riflessione del sussurro alla spontaneità del grido. Sensazioni, non trascrizioni. Ammirazione, non appropriazione. I primi piani, in basso, sono nebbie impercettibili e consentono allo sguardo di risalire in prospettiva verso un’immagine affermata, segnata da una forte demarcazione spaziale. Così il paesaggio è raccontato con una vaga introduzione prima di definirsi nettamente. è un percorso di avvicinamento. Simile risoluzione prospettica rammenta la nobile pittura di Alberto Gianquinto e più lontani si colgono gl’influssi, ormai metabolizzati, di Renato Birolli e Afro Basaldella, e forse di Angelo Del Bon con i Chiaristi. Non per caso Martori godeva la stima severa di Oreste Marini che lo considerava un possibile prosecutore delle sue attenzioni gardesane. Insomma, ho detto di un artista consapevole e meditabondo, rivierasco e collinare disincantato, innamorato di un paesaggio mitico e vissuto che è la sua casa fisica e culturale”.

Il catalogo per chi lo desidera, è disponibile in galleria.

Orario di apertura: dal Lunedì al Sabato 10.00-12.30 / 16.00-19.30. Chiuso festivi.

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