LUIGI CENTRA, CINQUANT’ANNI D’ARTE IN GIRO PER IL MONDO

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di Paolo Biondo

VEROLI (Fr) – L’arte, secondo Luigi Centra, quando viene vissuta a tutto tondo può divenire una palestra di vita, una fucina di emozioni, un crogiolo d’idee e di intuizioni. Volendo i paragoni si sprecano, ma l’arte rimane quel qualcosa in più che da alla vita gli stimoli per viverla da protagonista.

Ciò che rimane, quindi, a fare da denominatore comune è l’uomo con la sua capacità innata di dialogare con i colori, la materia e con le parole al punto da trasformarli in straordinarie sensazioni che lasciano un segno indelebile nella mente e nel cuore del singolo sia egli l’autore e sia chi ammira la sua opera.

Tutto questo preambolo ha un senso nel momento in cui vi sia la necessità di raccontare un personaggio come Luigi Centra, pittore, autore, poeta e ironico testimone di quella quotidianità che è fatta di emozioni, di entusiasmo e di voglia di stravolgere il mondo affinché nella sua rotondità vengano eliminati gli spigoli. L’artista di Veroli (Fr), al quale sono stati dedicati vari musei in alcune zone d’Italia, ancora una volta riesce ad esprimere la sua capacità di essere unico. In questa occasione lo ha fatto non imbracciando i pennelli bensì utilizzando la sua penna come fosse una spada.

Una spada che sa colpire nel segno la dove il grigiore dell’indifferenza, dell’egoismo, della presunzione e dell’arroganza mortificano l’entusiasmo della persona semplice, vera, genuina.

Una spada che sa esaltare la validità di un sogno che guarda al sociale come palcoscenico per dire io ci sono e sono pronto a dire la mia con queste testimonianze, a volte tradotte in quadri, altre in odi e altre ancora in racconti.

Insomma per Luigi Centra l’arte è il linguaggio con il quale intende sentirsi parte attiva di una comunità. Non a caso la sua genialità lo ha portato nel tempo a prediligere il gesto del dono per favorire la crescita culturale di un borgo, di un paese, di una cittadina di un territorio.

Il suo punto di forza stato proprio nella capacità di realizzare i suoi “gioielli” per il gusto di regalarli a chi, poi, saprà comprendere il suo messaggio di amore nel prossimo, nell’arte e nella cultura.

Il pittore frosinate dopo i successi ottenuti nei mesi scorsi con le sue personali proposte in varie località dello Stivale, lasciando in omaggio alle varie amministrazioni che lo hanno ospitato gran parte del suo “realizzato”, si è tuffato a capofitto sulla macchina da scrivere, o meglio sul foglio di carta riempito di pensieri e di concetti con una penna.

Da questo ne sono uscite tre pubblicazioni differenti tra loro, ma fortemente caratterizzanti del suo pensiero.

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In prima battuta ha pubblicato “Vezzeggiando per le strade di Rodigo”, piccolo comune del mantovano dove in una villa stile liberty, vale a dire Villa Balestra, ha proposto una personale una personale dedicata alla figura di due personaggi del Risorgimento: Ippolito Nievo, attraverso la sua opera dal titolo “Le confessioni di un italiano”, e Giovanni Verga, chiamando in causa uno dei suoi romanzi più conosciuti, “I Malavoglia”.

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Al rientro da questa avventura artistica il suo istinto lo ha portato a riempire pagine con spigolature, incavolature, riflessioni e altro ancora; il tutto racchiuso nello scrigno denominato “Sfogo”.

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Adesso è giunto per lui il momento di soffermarsi su “The legend story”, il titolo della nuova pubblicazione, ovvero la bibliografia di un grande artista internazionale; oltre mezzo secolo di vita dedicato all’arte nel mondo.

Viaggio parallelo con la letteratura italiana.

Con questa opera prova a raccontare le emozioni provate nel corso di cinque decenni trascorsi nascosto tra i colori, nei suoi personaggi, nelle sue forme.

Mezzo secolo dedicato ad allargare i suoi confini artistici e umani.

Insomma Luigi Centra non intende arrendersi, vuole sempre sorprendere e quando lo fa gli riesce sempre molto bene.

Il perché è molto semplice.

Perché lui sa dare voce alla sua forza interiore.

Perché non si fa prendere la mano dal delirio di onnipotenza della popolarità.

Perché riesce a rimanere umile e ad usare un linguaggio comprensibile alle persone di tutte le generazioni.

E quel che più conta di tutti i confini culturali.

 

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