PARCO DEL MINCIO – TERMINATI CON SUCCESSO I LAVORI DI DRAGAGGIO NELLE VALLI DEL MINCIO

Benefici nell’ecosistema delle Valli con i lavori realizzati dal Parco. Incremento della circolazione idrica (+ 60%) e delle specie ittiche autoctone (quintuplicata la popolazione di persico reale), riaperte 8 rogge e dragati 12.000 metri cubi di fanghi dal fondo del fiume e dei canali

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draga al lavoro (foto da drone di L. Bulgarelli)

Erano stati aggiudicati a fine dicembre 2015 e i lavori si sono svolti e conclusi determinando un sensibile miglioramento del delicato habitat della riserva naturale delle Valli del Mincio, lo scrigno di biodiversità più rilevante di Lombardia. Il lavori, coordinati dall’ufficio tecnico dell’ente Parco del Mincio, si sono svolti attuando due diversi progetti.Il primo con fondi regionali si è svolto in aree affidate alla gestione del Parco dall’ente regionale foreste Ersaf (in sponda sinistra Mincio tra le aree a Nord denominate “Bartavello” e “America” e la fossa Gianesi a Sud) su una estensione di canneto-cariceto e canali  per oltre 30 ettari. Il bando era finalizzato al miglioramento della vitalità degli habitat della zona umida e ha comportato interventi di ripristino e manutenzione di canali per recuperare il naturale apporto d’acqua necessario a flora e fauna acquatica. È inoltre stata asportata la biomassa depositata sul fondo e  sono state realizzate e attivate paratoie. È anche stato effettuato il taglio di cariceto e canneto, riattivando così la gestione attiva delle aree che era ferma da anni.

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Foto scattata prima dei lavori: si vedono i sedimenti che affiorano dall’acqua

Il secondo progetto è “Dalla Terra al Fiume” co-finanziato da Fondazione Cariplo e va ad attuare una delle azioni previste dal Contratto di fiume Mincio. Anche in questo caso, ma su un’area più vasta – il tratto principale del Mincio interessato dai lavori parte dalla confluenza con la fossa Gianesi e si estende per una lunghezza di circa 950 metri principalmente verso Valle -, sono stati rimossi circa 10.000 metri cubi di sedimenti – in molti tratti quasi affioranti – dal fondo di canali e dal letto del fiume, materiale che è stato pompato nelle tre barene di riduzione della fossa Gianesi, realizzate con lo stesso progetto nel corso dell’anno precedente. Ogni  barena è in grado di contenere circa 3800 m cubi di fango dragato ed è stata con terminata con palificata in legno di castagno e georete ritentrice  di materiale fine. La barena di mezzo e quella di valle sono state riempite  completamente, mentre quella di monte ha ancora una capacità disponibile di circa  1.500 m³ che si prevede di completare con i prossimi finanziamenti.  Nei giorni scorsi è anche stato dragato lo sbocco del canale Osone, uno dei principali immissari di apporto di sedimenti nel sistema Valli. I lavori sono stati svolti dallo studio di ingegneria ambientale Telò con il supporto della ditta Folicaldi, per i mezzi (pontoni, draga, barche con barra falciante ecc.) utilizzati e idonei a lavorare nella zona umida.

Durante la prima fase (realizzata ad inizio 2016) erano stati rimossi ulteriori 2.000 metri cubi nelle canalizzazioni interne e i sedimenti rimossi sono stati depositati a tergo delle sponde, su un’ampia superficie in modo da limitare al massimo l’innalzamento del deposito e quindi facilitare la successiva colonizzazione delle macrofite, che poi è avvenuta con successo.

Un’altra azione realizzata nella prima fase ha riguardato la pulizia degli attraversamenti dei canali del Diversivo Mincio in zona Soave.  In totale sono state riaperte 8 rogge e si è intervenuto su una nona per la ricostruzione del manufatto. In questo modo acque pure e limpide entrano nel lago Superiore in sponda sinistra.

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Fasi di rimozione dei sedimenti

Grazie a questi interventi e alle azioni mirate svolte dal Parco  si sono raggiunti risultati positivi anche per la fauna ittica autoctona. Sono infatti stati incrementati tratti disponibili per la riproduzione del Luccio (Esox lucius) e con la supervisione della Fipsas è stata effettuata una reintroduzione mirata di specie ittiche autoctone con l’immissione di 3.500 esemplari di Persico Reale (Perca fluviatilis) e di circa 600 individui semiadulti di Lucci. Inoltre è stato effettuato il previsto posizionamento di strutture sommerse formate da fascine e ceppaie che, oltre a fornire un habitat ottimale per la fauna ittica, svolgono un’importante funzione antibracconaggio, ostacolando il posizionamento di reti sommerse. Dagli ultimi campionamenti effettuati in collaborazione con la Fipsas è risultato che il numero di individui di Persico Reale quintuplicato rispetto alla fine degli anni novanta, non solo nella popolazione adulta, ma anche e soprattutto nelle nuove generazioni, quindi gli interventi di introduzione di nuovi individui ed il posizionamento delle strutture rifugio-habitat stanno dando il loro risultato. Per quanto riguarda invece la popolazione di Lucci non ci sono notizie molto confortanti:  pur essendo una specie ittica in fortissima contrazione ed per questo inserita nelle liste da proteggere, viene costantemente catturato e ucciso.

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Fase di riempimento barena a bordo del canale

E sono anche altri i rilevanti benefici associati agli interventi e che si possono osservare nel miglioramento della circolazione e della ripartizione del flusso principale delle acque del Mincio. Attualmente, dopo i lavori, la circolazione a valle della fossa Gianesi è migliorata con un flusso incrementato  sia nel ramo principale del Mincio che nei canali interni: si stanno eseguendo, come previsto, i monitoraggi  i cui risultati saranno disponibili nei prossimi mesi ma i progettisti sono già in grado di affermare che, indicativamente,  la circolazione delle acque è incrementata di un buon 60% .

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