CERESARA – ARTE IN TORRE: “GOCCE D’ARTE”, OMAGGIO ALL’ARTISTA ANGIOLINO CRISTANINI

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Chiude con il mese di dicembre 2019, il terzo anno di ARTE IN TORRE: LA VIA DEL SAPERE, progetto del Liceo Artistico ‘Giulio Romano’ di Mantova.

Per l’occasione, a dialogare con le vestigia medioevali del Comune di Ceresara, saranno gli acquerelli dell’artista Angiolino Cristanini. A pieno titolo inserito nella colta tradizione degli acquarellisti mantovani che hanno in Miniuti il suo capostipite, Cristanini prosegue la sfida di questa difficilissima tecnica, accodandosi ai famosi suoi predecessori come Falzoni e Ferrarini.

Nelle sue opere si evidenzia la presenza di roteanti macchie cromatiche che avvolgono le strutture e le figure disegnate, che acquistano una sensibilità irrazionale, portandole ad una visione spirituale.

Mantenendo sempre la tecnica della carta bagnata, senza nessun ripensamento possibile, Cristanini coniuga la lievità del segno con l’espansione del colore, conduce l’osservatore sulla via dell’immaginazione.

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La mostra Gocce d’Arte si è resa possibile grazie al sostegno del Comune di Ceresara nella figura dell’assessore alla cultura Dante Allodi, verrà inaugurata sabato 14 dicembre alle ore 16.30 e rimarrà aperta nei fini settimana fino al 6 gennaio 2020.

ANGIOLINO CRISTANINI: ossia l’acqua all’origine di tutte le cose. – scrive nella sua critica il professor Giorgio Pilla –  Valente ceramista e acquarellista di grande talento fa di quest’ultima tecnica il suo cavallo di battaglia espressivo per sentire affettivo e, con molta probabilità, per affinità biologiche con la propria terra di origine, quella Mantova ove l’acqua scorre in abbondanza contrapponendo a Venezia la sola mancanza di sodio nel liquido elemento, portandolo a percepire per tale ragione la natura stessa della Serenissnna.
Da qui allora bisogna partire per comprendere la passione che lo ha condotto sulla via di “cantare” la Città anadiomene con una tale indagine che sorprende per intensità espressive e originalità segnica e cromatica. In queste opere Venezia appare quasi all’improvviso allo sguardo del fruitore, facendosi largo tra un ruttilio di spumose macchie multicolore che sembrano avvolgere chiese e palazzi in un morbido abbraccio amoroso, donando all’insieme una sensazione di motilità che toglie qualsiasi riferimento materico. Le antiche pietre veneziane, già citate da Ruskin, sembrano dissolversi nell’acido del tempo salvo scoprire, ben osservando, che l’Artista non ha affatto scomposto 1’ordine costituito della città architettonica, ma ne ha ben salvaguardato l’origine che, nel corso dei secoli, l’uomo aveva composto seguendo le indicazioni di una natura che sola permetteva la nascita urbanistica che andava sorgendo dalle velme e barene di una laguna che nulla aveva di solido, se non la caparbietà di quegli antichi costruttori.
Di tutto ciò Cristanini ha fatto tesoro guardando Venezia nella sua essenza spirituale, cogliendone le segrete pulsioni, leggendo la Città galleggiante con doppia valenza: nella sua anomala esistenza sostanziale, che si nebulizza tuttavia nel gioco dei suoi stessi riflessi equorei, piuttosto che nella solidità delle pietre che la compongono usando, per tradurre tale stato in pittura, la magia delle alternanze dei vuoti sui pieni quasi che la poesia, il sentimento, sorreggessero con l’anima il peso della realtà costituita. Da qui la constatazione che il senso della sua pittura non risiede più nella ricerca del razionale, ma nella scoperta di una presenza che si palesa solamente nel percepire il respiro storico di questa proiezione onirica, di uno stato di dormiveglia esistenziale nel quale far riposare i nostri sensi alterati da un quotidiano consegnato ” tout court” alle più materialistiche pulsioni. L’Autore con questa sua fatica veneziana ci indica la via per la conoscenza della Città che “non esiste”, sparendo al tramonto per risorgere all’alba onde donarsi a tutti coloro che l’amano e sempre l’ameranno, “… che pare un gioco di fata Morgana o una visione del cuor profondo …” come ben descriveva il grande Diego Valeri con puntuale tremore animistico.

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Fu, quel 2006, per Angiolino Cristanini un anno ricco di soddisfazioni e riconoscimenti di critica e pubblico poichè, solo pochi mesi prima di inaugurare la succitata Personale a Venezia, si era chiusa un’altra importante Esposizione tenutasi nella sua Mantova e dedicata alla terra di appartenenza, che trattava un tema ben preciso dal titolo: TRA WILIGELMO E MATILDE – La passione del romanico in terra padana “nel corpus della quale il Maestro indugiava con emozione sull’urbanistica ecclesiastica di quel territorio, traendone il respiro più antico che quelle pietre addensate di storia suggeriscono e custodiscono gelosamente.
In queste sue importanti opere, sempre trattate con la tecnica dell’acquerello, l’ Autore si sofferma dapprima sulle chiese di Mantova, evidenziandone in particolare i campanili ritenuti a ragione le parti dei contesti romanici più originali ed intatti (come citato puntualmente dal Critic Alessandro Righetti nella sua prolusione nel catalogo della mostra), per proseguire poi con le citazioni visive delle molte Pievi del panorama mantovano e, in parte, veronese facendo con ciò un sommesso omaggio alla religiosità della Gran Contessa.
Ancora, in questi dipinti, si evidenzia la presenza delle roteanti macchie avvolgenti le strutture disegnate che acquistano, come già visto, una sensibilità irrazionale raggiungendo, talvolta, l’apparenza di non sostanza accentuando così il valore spiritualistico certamente voluto dal Maestro nella sua ricerca
delle notazioni che spinsero quei lontani architetti a creare questi monumenti che avevano, e certamente mantengono ancor’oggi, come primaria esigenza quella di spingere il popolo più ” ignorante” a parametrare gli edifici sacri al mezzo più diretto per raggiungere la soglia del divino, una sorta di “biblia pauperum” così come già avveniva in pittura con le grandi opere coeve.
Con ciò operando Cristanini si è caricato l’onere di rappresentare, nel modo più semplice possibile, concetti complessi che, ancora al presente, non sono da tutti facilmente intuibili.

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