GRANDI ARTISTI DEL ‘900: A PALAZZO MENGHINI DIPINTI E SCULTURE DI ALCUNI DEI MIGLIORI TALENTI CASTIGLIONESI

Segno e identità di una Comunità: Antonio Annovazzi, Pietro Beschi, Giuseppe Brigoni, Mario Calzoni, Ugo Celada da Virgilio, Angelo Del Bon, Giuseppe Facciotto, Franco Ferlenga, Oliviero Filippini, Danilo Guidetti, Mariannina Lodrini, Carlo Malerba, Oreste Marini, Ezio Mutti, Stefano Nardi, Giuseppe Pancera, Ermanno Pittigliani, Mario Porta, Enos Rizzi, Rocco Rizzi, Aldo Rossi, Clara Serafini.

“È qui che il pubblico troverà una quantità di opere, arrivate per lo più in “comodato”, utili per sollecitare la nascita di una futura Galleria d’arte moderna e contemporanea – spiega il curatore, Gianfranco Ferlisi“. Dunque c’è un obiettivo sotteso all’allestimento proposto da Lucia Zanotti: mostrare le opere in una situazione che attende ulteriori interventi sullo spazio fisico con risorse, competenza e criteri museografici. L’attuale ridondanza espositiva (oltre 250 lavori) e l’uso di materiali di recupero – i vecchi banchetti di scuola a sostenere le vetrine e i pannelli riciclati – dichiarano, in questo primo step, una prossima e ottimale riorganizzazione dello spazio. Ma ciò che è importante è ripartire con un progetto che ci porti verso una rinascita, verso una speranza di nuovo inizio.

UGO CELADA

La crescita della Galleria lascia già immaginare armoniosi equilibri, funzionali non solo alla complessità estetica di ciò che è esposto o a una migliore relazione tra contenitore e opere e tra didascalie e illuminazione, ma anche all’accoglienza di altri pezzi che entreranno a far parte, a pieno titolo, del patrimonio collettivo della comunità di Castiglione.

Palazzo Menghini muove, orgogliosamente, i suoi primi passi, forte della ricchezza artistica e culturale che possiede e della generosità dei prestatori.

GIUSEPPE BRIGONI

Chi riuscirà a ritrovarsi o a smarrirsi, in questa sorta di selva oscura, nell’eterogeneità, ad esempio, della “sala Ezio Mutti”, rintraccerà le tracce di un antico atelier del pensiero, i segni di una comunità artistica che divenne spesso laboratorio di idee, capace di superare in spessore la dimensione locale. Si consideri, in proposito, il caso del Chiarismo. È infatti a Castiglione delle Stiviere che si coagulava, nel 1933, attorno alla figura di Angelo Del Bon, una sorta di confraternita votata all’arte, la cui espressione artistica è ormai conosciuta come Chiarismo mantovano. Da Marini a Facciotto, da Carlo Malerba a Mario Porta, fino alle tarde esperienze di Guidetti si assiste a una pittura intrisa di luce, in opere che danno un respiro estetico ampiamente riconosciuto.

La meraviglia dello spettatore non può poi che accentuarsi davanti all’opera di Giuseppe Brigoni, talentuoso allievo di Bistolfi, così come darà ulteriori emozioni il lavoro di Franco Ferlenga, che trova piena maturazione nel secondo dopoguerra esprimendo, nelle opere, il suo impegno sociale, l’insofferenza profonda per le ingiustizie e una grande capacità di dare forma a immagini che trattano del dolore umano. Altri segni importanti consentiranno al visitatore di verificare il passaggio in cui il concetto di arte si modifica, allontanandosi da ciò che era concepibile, ancora fino metà secolo, come un oggetto chiuso nella rassicurante dimensione della rappresentazione realistica: è questa la testimonianza delle opere di Danilo Guidetti, Aldo Rossi, Enos Rizzi e Stefano Nardi.

Tutti gli autori, in ogni caso, consentiranno al pubblico di perdersi nel piacere di opere in cui ritrovare le tracce identitarie di una comunità, alla ricerca di una dimensione estetica che possa allontanare, seppure momentaneamente, il peso di una pandemia che sembra voler sottrarre all’umanità anche le risorse della bellezza.

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