RITRATTI MANTOVANI DEL NOVECENTO: GUINDANI, LOMINI, PESENTI. MUSEO DIOCESANO DAL 9 AL 30 MAGGIO 2021

Al Museo Diocesano “Francesco Gonzaga” di piazza Virgiliana a Mantova è stata allestita una sala con opere del Novecento mantovano – che fino ad oggi sono state custodite nei depositi del museo stesso. In questa occasione si è voluto omaggiare alcuni artisti della “generazione dell’Ottanta” come Giuseppe Guindani (Mantova, 1886-1946), Mario Lomini (Redondesco, 1887-1948) e Vindizio Nodari Pesenti (Medole 1879, Mantova 1961) con un richiamo a Domenico Pesenti (1843-1918), lo zio materno che lo introdusse al mondo della pittura.

Giuseppe Guindani, Autoritratto, 1944
Olio su tela

Guindani e Lomini frequentarono insieme i corsi di Cesare Tallone, Giuseppe Mentessi ed Enrico Buti all’Accademia di Brera a partire dal 1909 ed in diverse occasioni, a partire dalla mostra mantovana per i mutilati e gli orfani di guerra, dell’inverno tra il 1915 ed il 1916, ebbero modo di esporre assieme le loro opere. Vindizio Nodari Pesenti nel medesimo periodo (tra il 1908 e il 1914) abitava a Milano e frequentava lo stesso Cesare Tallone nonché i grandi Balla, Boccioni e Carrà. Anche grazie allo zio Domenico, pittore già affermato, Vindizio fu una personalità importante nel panorama artistico mantovano: ha attraversato e conosciuto diverse correnti dell’arte, dall’impressionismo al post impressionismo, dai fauves al futurismo e al cubismo, maturando sicurezza e solidità. Di Guindani espresse un giudizio lusinghiero lo stesso Boccioni già dal 1916 lodandone la felicità e la freschezza del colore. Libero luminoso e chiaro, sorvola sui volumi delle figure con il tocco leggero e rapido del pennello, a volte accantonando la prospettiva per dedicarsi alla immediatezza dell’immagine. Può essere classificato come un artista del “ritorno all’ordine” dopo gli eccessi cubisti e futuristi, sereno e spontaneo, libero da intellettualismi, vicino a Casorati.

Per Lomini, il tono rappresenta la suprema ragione e la difficoltà del quadro, la forma non ne è che il complemento: la massima importanza è attribuita al colore col quale solamente si può giungere all’espressione della forma. Concilia il tratto con una libertà della tonalità senza costringerla in angusti limiti, anzi, spesso il colore evade dalla linea del disegno. Di questi autori, accomunati dalla medesima temperie culturale, il museo espone una serie di ritratti che ci permettono di apprezzarne la particolare vena artistica.

(Fonte: Adalberto e Arianna Sartori, Artisti a Mantova nei secoli XIX e XX. Dizionario biografico. Archivio Sartori editore, 2001)

Museo Diocesano Francesco Gonzaga – Mantova piazza Virgiliana 55

Dal 9 maggio al 30 maggio 2021

Mercoledì giovedì e venerdì 9:30-12:00; 15:00-17:30

Sabato e domenica solo previa prenotazione almeno 1 giorno prima via mail a museofgonzaga@alice.it oppure al telefono 0376 320602

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