SEBA. Alla TORRE CIVICA di CERESARA Mostra di Grafica di FABIO CAVAZZOLI

Domenica 7 novembre alle ore 10:30 presso la Torre civica medioevale di Ceresara, verrà inaugurata una suggestiva e ricercata mostra dal titolo SEBA, opere grafiche del prof. Fabio Cavazzoli, docente di Storia dell’Arte presso il Liceo artistico Giulio Romano di Mantova.

Inoltrandosi attraverso un lungo e importante percorso storico-grafico, l’artista reinterpreta in modo originale, il mito del martirio di san Sebastiano, proponendo quindici opere in bianco-nero che descrivono in modo “essenziale” quasi “ossificato” uno dei momenti storico-religioso maggiormente documentato in ambito artistico.

Linee precise e decise, che permettono all’osservatore attento, di “indagare” in modo autonomo al messaggio artistico che il prof. Cavazzoli propone, lasciando viva l’interpretazione personale dell’immagine rappresentata.

Il martirio di San Sebastiano è uno dei temi più duraturi dell’arte religiosa occidentale. Quello che si conosce della vita di questo santo è per lo più leggendario e la scena dell’esecuzione così spesso rappresentata – con il Santo trafitto da frecce – si basa su uno schizzo biografico convenzionale. Sebastiano era un importante membro della Guardia Pretoriana durante il regno dell’imperatore Diocleziano.

Nel 288 d.C., durante la persecuzione dei cristiani, Sebastiano inizia a professare la propria simpatia per quelli perseguitati e dichiara la sua accettazione del cristianesimo; quando l’Imperatore seppe di questo tradimento, lo condannò a morte. Sebastiano fu crivellato di frecce e lasciato legato all’albero, ritenuto morto. Il santo è solitamente raffigurato come un martire, legato a un palo, colonna o albero, indossa solo un minuscolo perizoma e il suo corpo giovane e bello è trafitto da numerose frecce. Questo segue il racconto nella Leggenda Aurea, che dice che quando gli arcieri ebbero finito sembrava un porcospino. Una vedova cristiana di nome Irene cercò di recuperare il corpo in modo che potesse essere adeguatamente sepolto, ma dopo aver scoperto che era ancora vivo, lo cura per riportarlo in salute nella propria casa. Dopo alcuni giorni il martire cristiano ritorna al palazzo di Diocleziano, pronto a rimproverargli dei mali che infliggeva ai servi di Cristo. Poiché Diocleziano non voleva che gli altri sapessero che aveva fallito nell’esecuzione di Sebastiano, lo condannò ancora una volta a morte e dopo esser stato picchiato a morte con bastoni e pietre, il suo corpo fu gettato nelle fogne romane.

L’associazione simbolica delle frecce con la peste nera – durante il Medioevo e durante il Rinascimento – identifica Sebastiano come patrono degli appestati. Dopo più di quattro secoli di epidemie ricorrenti, la peste si estinse in Europa, ma l’immagine di San Sebastiano continuò ad ispirare gli artisti fino alla fine del XIX secolo. A volte, nella rappresentazione meno drammatica, Sebastiano appare in un riposo simile alla morte con uno o due frecce dentro o vicino a lui. Questo santo, dal Rinascimento al Barocco, è stato insuperabile all’interno della gerarchia dei martiri cristiani e impareggiabile rispetto alla varietà di composizioni artistiche che lo ritraggono.

La sua sfida alla norma e la sua veemenza nel difendere ciò in cui credeva è ciò che rende Sebastiano un’icona così importante nell’immaginario visivo. Il suo personaggio è multiforme e la sua storia invoca discussioni su forza, dedizione e coraggio. In chiave attuale, gli artisti hanno utilizzato l’iconografia come mezzo per esprimere le proprie opinioni sulla società; in particolare può essere utilizzata per rappresentare qualsiasi gruppo di individui socialmente oppressi. L’iconografia di San Sebastiano è ora efficace nell’arte attivista riguardante la giustizia sociale in molte controversie come, ad esempio, le questioni dell’HIV/AIDS, del razzismo, del colonialismo, della religione e del femminismo. In relazione a quest’ultimo tema, richiamando la figura del santo e capovolgendone lo stereotipo, si pone la donna come una martire che incoraggia l’importante discussione sui diritti e sul modo in cui viene trattata e maltrattata nella nostra società, in quanto spesso destinataria di forme di aggressione. Mancando di armi, non è in grado di difendersi da aggressioni ingiustificate.

Sul piano formale i fogli di Cavazzoli sono riempiti di segni vibranti, netti e scuri, pervasi dalla ritmica oscillazione fra distensione e contrazione, organizzazione formale e dinamismo; una tensione costante verso la ricerca di un equilibrio che gli consente di realizzare una figurazione colma di materia che, seppure nei contrasti, esprime una sua propria armonia, un’eleganza distinta e raffinata. Quando si parla di segni, a un primo segno solitario si cerca di trovare i giusti compagni di strada da accomunare a quello con efficace e felice fusione.

La figura di San Sebastiano che in modo espressivo viene spezzata interrotta, decomposta, è un’indicazione di un percorso nel quale le immagini fotografiche sono combinate ad altre informazioni.

Ripensata attraverso tecniche digitali, la figura conserva la sua parvenza nella combinazione tra addizione e sottrazione, frammentazione e completezza degli elementi formali. Insoliti nella loro sottile articolazione di questa condizione instabile, gli elaborati rivelano una tranquilla serie di enunciazioni sul segno, sulla consistenza delle forme e su come si relazionano allo spazio. La qualità sta nella composizione, nel ritmo, nei bordi netti, nelle forme tagliate, nelle “sfumature” abolite.

Quanto spazio ha il nero! Questo colore che colore non è, quest’ombra fonda percorsa da mille brividi di luce, può essere nucleo pulsante di vita oscura. Ciò che importa è che il nero c’è sempre, come opposto ed alveo della luce, come esaltazione per contrasto della struttura interna ed esterna dell’immagine.

L’impiego intenzionale di specifici programmi di grafica per realizzare elaborati, si traduce in “incidenti” monocromatici che aspirano a riprodurre gli schemi visivi caotici presenti in natura. Di conseguenza le singole soluzioni nascono attraverso un metodo aperto e casuale che può essere visto come una rivisitazione degli ideali modernisti racchiusi tra le domande e le questioni della riproduzione digitale e la storia delle pratiche artistiche di appropriazione/citazione.

L’esposizione è curata degli studenti del Liceo Artistico Giulio Romano di Mantova, con il patrocinio del Comune di Ceresara.

Visitare la mostra:

sabato dalle 15:00 alle 18:00 – Domenica dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 18:00

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