LA VIA DELLA CROCE DA MARENGO AL MUSEO DIOCESANO DI MANTOVA IN ESPOSIZIONE DAL 18 MARZO AL 5 GIUGNO 2022

La Via Crucis di proprietà della Parrocchia di Marengo è costituita da una serie di acqueforti dipinte, realizzate da Giovan Battista Cecchi e Benedetto Eredi nell’anno 1800, su disegni del pittore Luigi Sabatelli.

Marengo, frazione del comune di Marmirolo è una località ricca di storia, ricordata anche per le nozze del marchese Bonifacio di Canossa con Beatrice di Lorena, celebrate nel 1039. La famosa loro figlia, Matilde, ereditò il feudo e vi fece costruire una cappella dedicandola a San Valentino ed affidandone la cura all’ordine benedettino, infine nel 1113 donò Marengo all’Abbazia del Polirone. I Gonzaga, che costruirono la loro fortuna amministrando i beni dell’Abbazia, annoverarono tra i loro primi possedimenti anche San Valentino di Marengo tanto che nel primo Cinquecento il cardinale Sigismondo Gonzaga vi cominciò ad edificare un palazzo signorile, dove poi lavorò ed ebbe residenza anche Giulio Romano.

Nel 1651 il feudo fu concesso per investitura ai conti di Custoza, che intervennero sul palazzo e sull’antico edificio religioso che fu trasformato in un oratorio dedicato alla Madonna dei Miracoli. I Custoza poi cedettero le loro proprietà alla famiglia Tazzoli che nel 1959 donò alla Parrocchia di Marengo l’oratorio con gli arredi sacri e la canonica ad esso pertinente mentre la chiesa parrocchiale attuale, anch’essa dedicata a San Valentino sacerdote e martire, fu iniziata nel 1966 e terminata nel 1969 ed infine consacrata nell’aprile 1991.

Dal primo luogo di culto sorto nel paese proviene la Via Crucis qui esposta, restaurata nel 1981 presso il Monastero benedettino di Praglia, grazie alla generosità di una famiglia di Marengo.

Gli autori

LUIGI SABATELLI (Firenze, 21 febbraio 1772 – Milano, 29 gennaio 1850) è stato un pittore, incisore e docente. Si formò all’Accademia di Belle Arti di Firenze, acquisendo uno stile pienamente neoclassico, arricchito però anche da novità di tipo romantico, ispirate a Ingres.

Divenne pittore di corte di Maria Luisa di Borbone-Spagna, regina d’Etruria e duchessa di Lucca, e per lei decorò alcuni ambienti di palazzo Pitti (come il Concilio degli dèi, del 1803, e le altre pitture della sala dell’Iliade). Fu anche un apprezzato incisore e fece stampare una serie di stampe della Via Crucis che ancora oggi si trovano in numerose chiese parrocchiali lombarde e toscane.

Dal 1808 fino alla morte nel 1850, avvenuta a Milano nella sua casa di via Fiori Oscuri n.11, insegnò all’ Accademia di Brera.

GIOVANNI BATTISTA CECCHI (Firenze 1748 o 1749 – post 1815) Incisore, per lo più al bulino, e mercante di stampe. Costretto ad abbandonare il mestiere di falegname perché storpiato nella mano destra, si esercitò nel disegno a mero scopo di studio e ripiegò sull’incisione sotto la guida di Ferdinando Gregori: ben presto fu alla pari del maestro nella resa tecnico-stilistica avendo acquistato una discreta esperienza e abilità. Partecipò a imprese editoriali di ampia risonanza e

mantenne un lungo sodalizio con il ravennate Benedetto Eredi, anche egli incisore meno dotato come artista ma più intraprendente come mercante di stampe. Nel 1799, nel periodo rivoluzionario, il Cecchi mise la sua arte al servizio della controrivoluzione. Nel 1800 il Cecchi e l’Eredi tentarono di adeguare il loro stile al taglio compositivo di Luigi Sabatelli e delle sue XIV Stazioni della Via Crucis e di renderle più ariose ricorrendo a Giuseppe Pera per la preparazione all’acquaforte.

L’ultima opera del Cecchi a nostra conoscenza, sempre in collaborazione con l’Eredi, è un ciclo iconografico, sulla Vita di papa Pio VII, da disegni del Pera e di Emilio Cateni, in commercio dal 1815.

BENEDETTO EREDI (Ravenna 1750 – post 1815). A Ravenna apprese i principi dell’arte dell’incisione ma poi si stabilì a Firenze dove lavorò, incise e pubblicò soprattutto insieme con il Cecchi. Il periodo, grazie alla politica culturale di Pietro Leopoldo Asburgo-Lorena, era favorevole ad imprese editoriali di largo respiro. L’Eredi e il Cecchi furono legati da una lunga collaborazione che dette subito felici risultati per cui i due amici furono spinti a costituire tra loro una società cercando immagini e temi da riprodurre soprattutto a Firenze.

GIUSEPPE PERA (Livorno?, notizie dal 1799 al 1839)

Di lui si conosce poco se non come colui che aiutò gli incisori, più esperti nell’arte del bulino, a preparare l’acquaforte.

Giovan Battista Cecchi incise le stazioni I, II, III, IV, VI, IX, X, XI e XII. Benedetto Eredi invece incise le restanti stazioni: V,VII, VIII, XIII, XIV.

Dalla Parrocchia di Marengo al Museo

Don Roberto Pedroni

La bella idea, condivisa da tutto il Consiglio Parrocchiale, è stata quella di valorizzare un bene artistico di particolare fattura e pregio, rimasto, purtroppo, “nascosto nel cassetto” per tanti anni. La proposta quindi ha seguito due fasi operative che così si riassumono:

  1. sono stati fotografati gli originali delle acqueforti ed eseguita la stampa su pannelli, dopo di che le copie sono state inserite nelle apposite cornici in legno già esistenti (da precisare al riguardo che sette cornici con le vecchie stampe sono state rubate nel 2003, per cui si è provveduto a ricostruire le altre sette mancanti) e ricollocate, nel mese di ottobre 2021, nel suo luogo originario, vale a dire l’antico oratorio-chiesa di San Valentino, la prima parrocchiale della Madonna dei Miracoli.
  2. La seconda fase ha visto il coinvolgimento del Direttore del Museo Diocesano, Mons. Roberto Brunelli e dei suoi collaboratori, che hanno accolto favorevolmente la nostra proposta di allestire una mostra delle acqueforti originali della Via Crucis in occasione della Pasqua.

Anche a nome di tutto il Consiglio Parrocchiale, sento il dovere di ringraziare, in primis la Direzione del Museo e tutti coloro che si sono adoperati per la realizzazione di questa rilevante iniziativa, che sicuramente sarà di particolare interesse non solo per le nostre comunità parrocchiali, ma anche e soprattutto per gli appassionati e cultori dell’arte religiosa mantovana.

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