TRONCHI.ALBERI. EMOZIONI E AMBIENTE ALLA GALLERIA ARIANNA SARTORI CON LE OPERE DI AMORETTI E LIBOIS

La Galleria “Arianna Sartori” di Mantova, nella sede di via Ippolito Nievo 10, presenta una doppia personale: la scultrice Maria Paola Amoretti con “Tronchi” e la pittrice Florkatia Libois con “Alberi”. Il tema naturalistico affrontato dalle due artiste è stato analizzato dalla Critica d’Arte Dott.ssa Silvia Bottaro presidente Associazione “R. Aiolfi” di Savona che ha scritto due interessanti testi di presentazione.

La mostra si inaugura Sabato 28 maggio alle ore 16.00 alla presenza delle Artiste.

L’esposizione, curata da Arianna Sartori, resterà aperta al pubblico fino al prossimo 16 giugno 2022 con il seguente orario: dal Lunedì al Sabato 10.00-12.30 / 15.30-19.30, chiuso Domenica e Festivi.

La poesia della materia di Maria Paola Amoretti

testo critico della Dott.ssa Silvia Bottaro

Anno dopo anno Maria Paola Amoretti è sempre più padrona sia della tecnica sia della plasticità della terra divenendo cantore di una poesia drammatica che le sue opere mettono ben in evidenza. Così il ciclo “Tronchi” si può, ormai, annoverare come un esperimento a tutto campo tra la ceramica e l’acquerello dove la Nostra mette in luce una matura identità artistica. Fin dalla sua opera in terracotta (materia che predilige nella povertà e sincerità della sua plasticità) dedicata a Santa Maria Giuseppa Rossello (ora esposta nella Collezione Santa Rossello a Savona) la scultrice mi ha stupito per la drammaticità narrativa, dai forti caratteri espressionisti dove si può, a mio avviso, ravvisare l’influenza di certa plastica popolare (dal colore delle pignatte domestiche ottocentesche). La scultura, oggi, è più che mai  indefinibile, caleidoscopica,  in un certo senso giramondo, migratore: è l’arte per eccellenza dei nostri tempi, non può essere classificata. Vive, è ubiqua. Queste opere della Amoretti mi paiono esercizi di libertà, contro ogni finzione. Negli acquerelli troviamo trasparenze, perspicuità, naturalezze fatte di linee accennate, abbozzate, tratteggiate con l’acqua e lievità e grazia di colore ma, comunque, nette, musicali, armoniose, euritmiche. Accenni di figure infinite, silenti, tra candore, incolpevolezza e peccato. Tutto ciò si traduce nella terracotta con “tronchi”, sia umani sia vegetali, violati spesso, lacerati dalle ferite della quotidianità. Forme tridimensionali al confine, in qualche modo, tra fiction e realtà dove il mistero e l’enigma di quelle ferite hanno echi antichi, ancestrali, primigeni dove il silenzio ne sottolinea il pathos e la luce scava la loro storia.

Spazio, luce, superficie: ecco la loro sinossi modellata dalla tecnica personale e affinata della Amoretti che lascia all’osservatore lo spazio per notare le spatolate date alla materia, il togliere per creare i vuoti intensi, cavernosi di quelle radici nascoste che reggono da secoli il “tronco” degli alberi, il basamento delle montagne, la colonna vertebrale degli esseri viventi. Queste opere, così intense nella loro solida inamovibile  semplicità, mi ricordano uno scultore che ho avuto l’onore di ben conoscere e frequentare: Agenore Fabri che conobbe la ceramica ad Albissola Marina nel laboratorio “La Fiamma” venendo in contatto con Sassu, Martini e, soprattutto Lucio Fontana. Le sue terrecotte degli anni Quaranta sono intensamente drammatiche, legate ai fatti dolorosi della guerra  che  diventano la metafora del disagio fisico e mentale. La ricerca creativa di Agenore Fabbri si lega così agli anni dell’Informale e alla dimensione inquieta e problematica di quella straordinaria stagione artistica che affianca la sua appassionata testimonianza contro la violenza. Anche la Amoretti in quelle lacerazioni scarnificate sul tronco vuole mettere in luce, come Fabri fece, poi, anche con i suoi bronzi, nuove immagini della precarietà e problematicità  dell’oggi e dell’inquietudine che, anche inconsciamente, viviamo e subiamo. Quei solchi, quelle afflizioni dentro la materia celano un lato sì enigmatico ma riflessivo, legato ad un contesto, quasi mai presente, ma che lo si può presumere. Per questo i “Tronchi” non ci sembrano astratti still-life, ma s’intuisce l’esistenza di una vita che li ha vivificati. Sono inseriti in un silenzio quasi metafisico che ci lascia “sentire” la loro natura pressoché intima, spirituale tra accadimenti storici, ripercussioni artistiche.

I “Tronchi” della Amoretti ci presentano, quindi, profili sfuggenti, financo astratti, in complesse anamorfosi che intendono, anche, svelarne l’energia, il flusso, la linfa che li attraversa: un’anima e una struttura rigorosa, razionale. Questa contrapposizione perpetua pare essere al centro della riflessione così originale della nostra scultrice.

Florkatia Libois e i suoi “Alberi”

testo critico della Dott.ssa Silvia Bottaro

Artista versatile grazie alle molte tecniche che nel tempo ha affinato.

Si definisce “artista della diversità”, forse, per la complessità del suo “guardare” e scrivere col colore la diversificazione della natura, dell’uomo, prendendo distanza etica dall’inquinamento nato dalle mani dell’essere umano contemporaneo, dalle discordanze della luce attraverso le stagioni.

Artista che ama i contrasti per evidenziare le molteplicità della comunicazione, del vedere e dell’interpretare l’oggi così complesso, a volte urticante, altre poetico.

Nei suoi lavori e nelle sue molte mostre (dal 2007 Rassegna “La telaccia d’oro, Torino, al 2020 W.A.B.-Terza biennale della creatività al femminile, Bra) fin qui percorse sempre con impronta originale, si possono trovare spesso come protagonisti “gli alberi”: rami, tronchi, foglie, chiome, radici, ceppi diventano non solo nomenclatura della pianta ma figure fuori dal tempo, icone della storia ancestrale, genoma dell’evoluzione della civiltà.

La Libois ha una gestualità vigorosa, incisiva, financo energica, fortemente espressiva, usando colori forti, veementi, i rossi magmatici, i gialli abbaglianti, i verdi lussureggianti, i neri foschi, crudeli, perfino perversi, che mettono in risalto le forme dei rami, dei tronchi scavati dal tempo, fanno capire l’intreccio delle radici sotterraneo e necessario per la vita stessa dell’albero, che parla al vento con il fruscio delle foglie in un equilibrio musicale unico.

La Nostra forse vorrebbe raggiungere tale stato di poesia tra l’uomo e la natura, questa osmosi antica che origina emozioni come possiamo cogliere dagli acquerelli silenti, seppur potenti, della Libois che ha creato, anno dopo anno, una sua galleria di spazi, di luci radenti che fanno “muovere”, intrecciare quelle chiome verdi in primavera, rosse in autunno, in un inno silenzioso ma potente verso il cielo.

Ecco che certi alberi si animano, come nelle favole – la Nostra ha continuato a raccontare molto del sé bambina – altre volte sono solo “anime” ormai secche nel deserto della vita, di certe vite, e restano presenti per far ricordare momenti bui al fine di trovare nuova linfa per la speranza futura.

Giochi di bianchi e neri – questi anche eruttivi come certa lava – intricati, a volte, altri suggestivi, coinvolgenti, seducenti risaltando la sofferenza di questa umanità che sta cercando di distruggere la natura.

L’uomo sempre più solo davanti ai disastri che ha causato (dalla plastica nei mari, alla desertificazione della terra e all’abbattimento sconsiderato delle foreste) nei quadri della Libois sembra lanciare messaggi da cogliere al più presto.

La Nostra li avverte, li vede, li interpreta con passione, con elevata partecipazione e li presenta a noi per creare una coscienza collettiva sempre più vera, ampia e decisionale.

Maria Paola Amoretti. Architetto, ligure di Imperia e milanese di formazione universitaria ed artistica. Nella città lombarda ha vissuto per oltre ventidue anni (tra 1968 e ’91) occupandosi di laboratori artistici e creativi per ragazzi con problemi nella scuola, ma soprattutto affrontando, con l’argilla, le tematiche del mondo femminile incontrate nel quotidiano. Attenta al piano della psiche, sensibile ai temi della relazione e dell’interiorità, le sue opere comunicano emozioni, forza espressiva e ispirazione poetica, attraverso un’originalità di stile essenziale, “innocente”, al di fuori di schemi e lontano da ogni corrente.

Tra i temi indagati, oltre alle maternità, sono le “Nunziate”, da cui giunge a scoprire, nello spazio di relazione in esse contenuto, un proprio luogo esistenziale come ragione della propria scultura. La relazione, dunque, il suo mutare nel continuo divenire, l’essere e l’apparire, l’unione alla Vita, sono gli ambiti della sua ricerca. Sono pure frequenti i momenti in cui la creatività dell’artista si esprime con altre tecniche – acquarello, collage – intrigata dalla poetica dei colori e delle forme.

Ha partecipato a diverse mostre a Milano, in Brianza e in Liguria, Venezia, Roma.

Alcune sue opere sono presso i Musei organizzati dall’Associazione “Renzo Aiolfi” no profit, Savona a cui aderisce, ovvero la Collezione d’Arte Sacra di “Santa Rossello” a Savona e il Museo della Ceramica delle Torri a Vendone, inoltre sue opere sono collocate nel Palazzo Comunale di Millesimo, nel Palazzo Vescovile di Albenga, nella Chiesa Parrocchiale Maria Immacolata a Villafranca di Verona.

Si dedica anche ad altre forme espressive con l’acquarello e a sperimentazioni con la carta e i tessuti: tra queste, un suo collage è stato recentemente premiato alla 4° Biennale di Genova. Nelle sue opere in ceramica e scultoree si sente forte il desiderio di guardare ai maestri, alla storia cercando di governare tempo, spazio e memoria guardando al futuro. (A cura di Silvia Bottaro)

Florkatia Libois. Nata a Imperia il 26 aprile 1952, diplomata all’Istituto Magistrale di Imperia e, in seguito, al Liceo Artistico Statale di Cuneo. Dopo le prime estemporanee svolte in giovane età, ha allestito una personale a Ferrara presso la galleria Alba, una ad Arma di Taggia presso villa Boselli ed un’altra a S. Bartolomeo al mare presso l’Azienda di Soggiorno e Turismo.

Ha partecipato a molte collettive, tra le più recenti: 2020 – Terza Edizione della Biennale della Creatività al Femminile, Movicentro BRA. WAB Women Art Bra. 2019 – Esposizione alla Galleria d’Arte Contemporanea “ELLE” di Andrea Lucchetta di Preganziol Treviso. 2019 – Mostra collettiva a La Spezia con il Movimento Cultura Identità Nazionale, fondato dal Prof. Vittorio Sgarbi. 2019 – Adesione al Movimento fondato dal prof. Vittorio Sgarbi “Cultura e Identità Nazionale” Video esposizione – La Spezia. 2019 – Biennale Internazionale di Mantova, presso Museo Diocesano “Francesco Gonzaga”. 2018 – Associazione Accorsi Arte – Venezia. Collettiva in occasione della Biennale di Architettura. 2018 – “Fructidor” Galleria il Melograno – Livorno. 2018 – “L’Anima, il colore, la materia” Fondazione Museo Crocetti – Roma (settembre). 2017 – Mostra Spoleto Arte (Festival dei due mondi Spoleto) a cura di Vittorio Sgarbi. 2017 – Biennale internazionale del Mediterraneo MeART (Museo Levi) inserita anche nel relativo catalogo. 2017 – Mostra collettiva all’ArtTime di Udine. 2016 – Pro Biennale Palazzo Giustinian Faccanon (Venezia) con Vittorio Sgarbi. 2015 – Premio Internazionale della Cultura – Villa Castelnuovo (Palermo). L’Isola che c’é. 2015 – Genova ArtExpo – Palazzo Stella. 2015 – Biennale di Genova presso MU.MA. Galata Museo del Mare. 2014 – SaturArte. 2014 – Art Expo Genova organizzata dall’Associazione Satura.

Una sua opera è presente nella Collezione d’Arte Contemporanea Sciortino presso il Museo di Monreale (Palermo) e un’altra in una Raccolta Pubblica del Monferrato (Piemonte).

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