Se sei universale, parla del tuo villaggio – dal 7 ottobre personale di GRAZIA BADARI al Torrazzo di Commessaggio

L’artista Grazia Badari da sabato 7 ottobre espone al Torrazzo di Commessaggio – con presentazione critica di Mauro Carrera – inaugurazione ore 17:30.

La mostra “Se sei universale, parla del tuo villaggio”, si sviluppa sui tre piani: al piano terra, si potranno ammirare gli ultimi quadri eseguiti dall’artista Badari che parlano di lei, dei suoi rapporti con il paesaggio, del fascino del Grande Fiume, del territorio e molto altro.

Al primo piano troviamo una serie di quadri che fanno riferimento, in chiave moderna, alle metamorfosi di Ovidio. In particolare, ai peccati: lussuria, superbia, incapacità di amare, tradimento.. e temi mitologici.

Con l’ultimo si sale… l’artista, lo dedica al sacro, con una Via Crucis, ma anche con  quadri polimaterici dedicati alle Madonne, con una rivisitazione di Giotto e pittori del ‘400. Inoltre, troviamo esposta una terracotta con immortalata una donna crocifissa.

Molte di queste opere sono in grafite, sanguigna, acquerello e gessetto, eseguite soprattutto su suggerimento di Monsignor Egidio Caporello.

Madonna del bosco

Questa mostra ha un titolo forse ambizioso, ma non da leggere in questo modo. Ho voluto solo dire che desidero condividere il mio piccolo mondo, che è anche il mondo di molti di noi, con gli altri. Condividere la bellezza dei tramonti, delle albe o descrivere il Grande fiume!” – ha spiegato Grazia Badari.

Se vuoi essere universale, parla del tuo villaggio

Il percorso glocal di Grazia Badari

L’universale e il particolare coincidono: il

particolare è l’universale che si manifesta in

determinate condizioni.

Johann Wolfgang Goethe, Massime e riflessioni

Arsure o crepe

L’epoca che ci troviamo a vivere ha visto due fenomeni apparentemente contrastanti: da un lato l’ampliarsi a dismisura dell’orizzonte individuale ben oltre gli angusti confini in cui era circoscritta la nostra esistenza, dall’altro la perdita della dimensione relazionale e umana della vita quotidiana a favore di una dimensione più “social”. Responsabili di questi profondissimi cambiamenti sono: in primis, il miglioramento delle tradizionali vie di comunicazione, in secundis, lo sviluppo inarrestabile delle tecnologie e dei social media.

Vantaggi e svantaggi di questo cambiamento epocale sono sotto gli occhi di tutti, ma forse non tutti siamo in grado di coglierne le implicazioni meno ovvie. Quando gli spostamenti fisici, pur essendo vieppiù semplici ed economici, risulteranno inessenziali per la conoscenza e la comunicazione, essi verranno sostituiti del tutto dalla condivisione di contenuti – visivi, sonori e, perché no, olfattivi, tattili e gustativi – resa possibile da un costante, e inesorabile, avanzamento delle tecnologie e delle modalità di fruizione delle stesse.

Nulla ci assicura tuttavia che saremo in grado di cogliere o trasmettere la peculiarità di un luogo, di un costume, di un’identità e di una tradizione con la condivisione su una piattaforma planetaria. E ancora: nulla ci assicura che ci sarà possibile comprendere l’universalità della nostra umanità mediante la fruizione di una pletora di contenuti frammentari, più o meno dotati di senso.

Vogliamo fare della filosofia o dell’antropologia a buon mercato? No, direi di no. La finalità di questa analisi è quella di comprendere il senso dello sforzo comunicativo dell’arte contemporanea e, nella fattispecie, di quella di Grazia Badari.

Bosco azzurro

Il ricorso nel titolo di questa importante mostra al prestigioso Torrazzo gonzaghesco di Commessaggio (MN) alla frase di Lev Tolstoj e ad un’epigrafe chiarificatoria di Johann Wolfgang Goethe ci mette al sicuro da fraintendimenti. Però dobbiamo confessare che il nume tutelare della nostra riflessione è invece il regista Federico Fellini. Quest’anno, in cui ricorre il trentennale dalla morte del Maestro riminese, con la Fondazione Scuola di Arti e Mestieri di Suzzara (MN), abbiamo immaginato una splendida mostra a lui dedicata. Ho avuto il piacere di invitare Grazia Badari a partecipare all’esposizione con un’opera che proponiamo anche in questa sua personale. In occasione della vernice, con il poeta e artista bolognese Gian Paolo Roffi abbiamo conversato proprio sull’argomento del rapporto tra le proprie origini e l’anelito all’universalità da parte dell’artista. Con Grazia quindi abbiamo deciso di approfondire la questione in sede di mostra. L’articolazione dell’esposizione su tre livelli corrisponde a tre cicli, o piuttosto, a tre tematiche pittoriche.

Nel settembre dello scorso anno abbiamo presentato a Suzzara una personale di Badari ispirata ad un frammento letterario che incominciava a indagare il complesso rapporto tra l’artista e il territorio, giungendo ad esiti sorprendenti. La caratteristica glocal dell’opera dell’artista si è rivelata in tutta la sua gentile potenza. L’impiego di questo termine sintetizza il concetto che intendevamo esprimere: glocal è quanto è proprio e peculiare di un territorio, ma che cionondimeno risulta in grado di sfruttare le opportunità offerte dal villaggio globale per diffondersi a livello planetario, in maniera esemplare. Fellini con Amarcord riuscì a farlo perfettamente e da qualche anno ciascuno di noi può provarci a modo suo, purché sia sincero e autentico.

Conosco Badari dal 2008 e ho già definito la sua opera “letteraria”, giacché l’artista si è sempre dimostrata sensibile alle suggestioni degli scrittori. Di più: la sua pittura pare una prosa lirica in cui emozioni e sentimenti, senza mediazioni e infingimenti, parlano al cuore semplice di chi guarda, sciogliendo il legame diretto con la realtà in una osmosi sincera tra l’ambiente circostante e il paesaggio interiore, in una prossimità di vedute tra l’artista e lo spettatore.

Come chi guarda dalla sommità del Torrazzo gonzaghesco di Commessaggio gode di una vista a 360° sulle campagne circostanti, così l’artista, innalzandosi come un albatro incomodo può guardare lontano, più lontano di quanto riescano a fare tutti gli altri.

Questa mostra si articola in tre momenti rappresentati su tre livelli espositivi: al piano terra troviamo l’opera Zampanò, già presente nell’esposizione Favoloso Fellini! e altre riconducibili a cicli recentissimi, in cui l’artista esprime la piena maturità del suo linguaggio astratto e informale di derivazione naturalistica; al primo piano sono visibili lavori che, rifacendosi al mito classico come raccolta di exempla peccatorum, forniscono una galleria in evidente continuità con la tradizione iconografica; infine all’ultimo piano di questo ideale percorso trascendente troviamo la naturale conclusione in chiave spiritualistica con opere a tema celeste, filosofico e religioso.

Evidente è ormai la rinuncia alla rigidità del disegno in favore del libero espandersi della forma e del colore entro confini astratti e impalpabili. La tecnica espressiva si fa ogni volta più sicura, traducendo immagini, impressioni, riflessioni e scenari in maniera sempre più personale e non immediatamente traducibile allo spettatore. Ma Badari non dimentica e non cela alcunché del suo sentire allo sguardo altro, piuttosto fornisce le informazioni necessarie alla sua comprensione.

La pittrice non ha la pretesa di imporre la sua visione, piuttosto la suggerisce con semplicità, passando dall’acquerello alla tempera fino all’olio e alle tecniche miste. È ancora questo territorio a parlare con la voce garbata della pittrice, sincera portavoce di valori condivisi ma non sempre espressi dalla gente di queste terre basse e feconde.

Ora che il caldo ha lasciato il posto al brivido, senza smorzare in alcun modo l’umidità imperante, ci prepariamo – con Grazia – ad una intima riflessione esistenziale, con l’auspicio che il corpo e l’anima si dispongano serenamente al cambiamento.

Parma, per l’equinozio d’autunno del 2023 Mauro Carrera

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