CASTEL D’ARIO – 5^ EDIZIONE FESTIVAL DEL RISO

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La Pro Loco di Castel d’Ario (Mn) organizza con il patrocinio del Comune, della Strada del Riso, Ecomuseo della Risaia e Regione Lombardia, dal 22 al 25 agosto 2015 nell’Area Feste il “Festival del Riso” ovvero, il piatto tipico della tradizione mantovana: il Risotto alla Pilota.

La 5° edizione della Tradizionale Fiera d’Agosto propone come di consueto stand gastronomici dove poter gustare oltre al risotto alla pilota anche altre ricette tipiche. Inoltre verranno proposti: mercatino, pesca di beneficienza, spettacoli, musica, luna park.

Come non bastasse val la pena ricordare il Concorso di Risi Alternativi dove i cuochi si cimenteranno nella preparazione dei piatti qui sotto elencati

Riso con pistume e fegatini d’anatra

Riso con radicchio, pesto e Monteveronese

Riso all’isolana

Riso con radicchio, recioto e monteveronese

Riso con funghi porcini e fondello di maiale

Riso con zucchine, speck e monteveronese

Riso con il tartufo

Riso con zucca e salsiccia

Paella carne, pesce

Grande novità di quest’anno sarà il 1° Festival Madonnari che sabato 22 a partire dalle 17 gli artisti del gessetto si esibiranno in una performance in piazza Garibaldi; mentre alle 20 sfilata dei Risottai seguiti dal Corpo Bandistico Casteldariese; dalle 22.30 alle 4 del mattino seguente Notte Bianca al Castello: la più grande discoteca all’aperto con il Dj Daniele Baldelli.

Sabato tornano le visite guidate in notturna nell’antica roccaforte fino alle 23 e domenica dalle 17 alle 18.

A chiusura della manifestazione martedì 25 a mezzanotte spettacolo pirotecnico curato dalla ditta marchigiana Grotta Mare.

C U R I O S I T A’

Riso alla Pilota o Piladora De.Co. La Preparazione del Riso alla Pilota o piladora sembra risalire ad un lasso di tempo che va dalla fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, che coincide con la massiccia presenza di pile da riso nella zona della sinistra Mincio e la gestione Padronale dei grandi fondi agricoli dotati di pila da riso. Dai pilotti o piloti (incaricati alla lavorazione del riso, ovvero pilatura, da qui il nome) nasce per esigenze lavorative e alimentari questa preparazione che rende serbevole il piatto anche dopo molto tempo dalla cottura, in modo tale che tutti all’interno della corte potessero mangiare nonostante i più svariati impieghi e i diversi orari.

La tradizione del territorio lo vuole “alla Pilota o pildora” De.Co. (Denominazione Comunale) asciutto sgranato e condito col “pistume” (macinato magro di maiale, fresco).

Dal “Vocabolario mantovano-italiano” di Francesco Cherubini impresso a Milano nel 1827 troviamo le seguenti voci: “Pilador” (T. delle Ris.). brillatore. Così credo che dir si potrebbe correttamente quell’operaio che attende a brillare il riso. “Piladora” (a la). Alla foggia de’ brilltori. Ris a la piladora. V. Ris. “Ris” Riso. Ris a la piladora…. Riso cotto si che riesca un po’ duretto ed accomodato con cacio, burro e salciccia.

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La ricetta: Come preparare il “Riso alla Pilota”: In un paiolo o in una pentola dal fondo liscio portate a ebollizione l’acqua e versate nel centro il riso a formare un cono. (rapporto acqua/riso 2 a 1 o poco meno, e se l’acqua è troppa eliminarla con un mestolo) La punta del cono di riso formatosi deve fuoriuscire leggermente dall’acqua. Smuovete la pentola per far scendere il riso sott’acqua. Bollitelo senza mescerlo per 8 – 9 minuti se semintegrale, 4 – 6 se bianco, a fiamma alta e pentola scoperta. Fate rosolare in padella il pistume con una noce di burro. Non sfumatelo o speziatelo ulteriormente. Abbassate la fiamma a pilota o spegnetela (a seconda dell’umidità rimanente) e ponete un canovaccio a diretto contatto con il riso, quindi chiudete con il coperchio. Lasciate il riso così coperto per almeno un quarto d’ora sicché possa sgranarsi. Infine versate pistume e formaggio Grana Padano in abbondante quantità e mescolate vigorosamente il tutto. Impiattare e servire.

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Il libro: Per approfondire la storia del piatto principe si può leggere il libro “Il Riso alla Pilota di Castel d’Ario” Ed. Sometti, scritto da Marcello Travenzoli inizialmente come ricerca per la certificazione De.Co. e in seguito ampliata come tesi di laurea presentata nell’ottobre 2010 presso L’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, Bra in provincia di Cuneo, l’università del gusto creata da Slow Food.

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