CASALMORO – IL 21 NOVEMBRE TORNA L’ANTICA “FESTA DELLA MADONNA DEL DOSSO o DELLA POLLASTRELLA”

 

Il 21 novembre 2016 torna la FESTA DELLA MANONNA DEL DOSSO ricorrenza che risale almeno a due secoli fa e i cui rituali a Casalmoro si tramandano ininterrottamente di generazione in generazione. La sagra coincide, nel calendario liturgico con la presentazione di Maria al Tempio. Il tratto caratteristico della festività è la pratica dell’esplosione dei mortaretti: grossi tronchi conici in metallo pesante riempiti di polvere da sparo.I primi botti vengono esplosi il pomeriggio della vigilia (alle 16.30); ulteriori deflagrazioni precedono le celebrazioni della giornata ed evidenziano con forza i momenti salienti della liturgia, con una manifestazione al limite tra sacro e profano.

È il Gruppo Mortaristi che si occupa della preparazione, seguendo un processo duro e laborioso: la polvere viene pressata con grosse e pesanti mazze, anche nelle ore notturne, secondo un antico rito ormai radicato nella gente del paese. Sono molte, infatti, le famiglie di Casalmoro che hanno offerto, in epoche diverse, un mortaretto che reca incisi le data e il nome dei donatori.

Tale abitudine ha consentito di accumulare una sorta di archivio che documenta l’immutato affetto per la Madonna del Dosso. La presentazione della statua della Vergine al fedele è improntata ad una grande spettacolarità, secondo il criterio che muoveva l’antica produzione degli apparati barocchi. Da molti decenni anche le strade del paese vengono illuminate per accogliere festosamente la ricorrenza della Madonna del Dosso. All’imbocco di via Valle Maria, una luminaria recante il testo Ave Maria apre lo scenario di luci colorate che si susseguono fino al grandioso impatto del Santuario neoclassico che si staglia nel cielo.

La sagra di Casalmoro viene ancora definita della Pollastrella, denominazione antica caduta in progressivo disuso, che probabilmente trova spiegazione, oltre che nella leggenda legata alla festa del paese, nel menù tipico del tempo: minestra con i fegatini, pollo o cappone – i migliori, allevati e risparmiati per l’occasione più importante dell’anno – in genere ripieni e abbinati al cotechino con le verze, bussolano o torta sbrisolona.

La leggenda vuole che, nei pressi del luogo in cui sorge attualmente il santuario, esistesse una fornace dove, a causa dell’elevata temperatura a cui erano sottoposti, i blocchetti di argilla facilmente si rompevano.

Dato il reiterarsi dello strano fenomeno, i lavoratori decisero di votarsi all’immagine della Madonna custodita in una santella poco lontano. Grazie alle fervide preghiere dell’intera comunità, la fornace tornò a cuocere ed il dipinto divenne oggetto di una rinnovata venerazione da parte di un crescente numero di fedeli, tant’è che si decise di spostare il dipinto all’interno della Parrocchiale.

Successivamente la comunità decise di costruire un luogo adatto alla salvaguardia e alla devozione del dipinto. Si alzò quindi un dosso artificiale sulla cui sommità si eresse il santuario. Il documento più antico in cui si fa menzione del santuario risale al 1556. E’ del 1780 la posa della prima pietra per l’intervento di riedificazione del santuario.

Da almeno due secoli ogni anno, il 21 novembre, questo luogo è il fulcro dell’anima devozionale e profana della Festa della Madonna del Dosso caratterizzata dallo sparo dei mortaretti.

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