MANTOVA – “IL PAESAGGIO IMMAGINARIO” di FILIPPO MAGGIORE alla GALLERIA ARIANNA SARTORI

25 marzo – 6 aprile 2017

Inaugurazione: Sabato 25 marzo ore 17.30

Per la prima volta a Mantova si potranno ammirare i dipinti del Maestro Filippo Maggiore. La Galleria Arianna Sartori di Mantova, in via Ippolito Nievo 10, ospiterà l’interessante personale “Il Paesaggio” Immaginario dell’artista catanese di nascita e milanese d’adozione, dal 25 marzo al prossimo 6 aprile 2017. La mostra, che gode del patrocinio del Comune di Mantova, si inaugurerà Sabato 25 marzo alle ore 17,30 alla presenza dell’artista. Per l’occasione è stato edito un catalogo con testi di Francesca Lucioni e Susanne Capolongo.

filippo maggiore23.jpg

Riportiamo il racconto di Filippo Maggiore all’intervista di Susanne Capolongo 

Se guardo all’opera di Filippo Maggiore trovo che essa è improntata e sorretta da due eminenti doti dello spirito umano: l’immaginazione e la sensibilità. Doti presenti nelle pennellate, nei cromatismi, nella natura e nei personaggi che l’artista ritrae. Realtà e fantasia si fondono sulle tele per narrare il racconto della vita. Con una certa reticenza, Maggiore non ama raccontarsi, l’artista mi ha concesso una breve intervista e ho il piacere di condividere con il suo pubblico.

il maestro filippo maggiore.jpg

SC: Lei è il maestro del colore, della natura, della luce e della spirtualità. Quasi un secolo di pittura. Mi racconta come inizia la sua avventura artistica?

FM: Mi sembra ieri che la giornalista Dada Barezzi, della rivista Grazia, nel febbraio del 1973 mi fece la sua stessa domanda. Quanti anni sono passati, quante cose sono accadute ma una cosa è certa, quando trovai il mio genere di pittura, molti anni addietro, che mi identificava e che mi rese unico nell’universo degli artisti, bene da allora sono stato sempre coerente nel mio fare arte fino ad oggi.

Sono nato a Catania nel 1929, mio padre desiderava che diventassi il ferroviere come Lui, come se le professioni si dovessero tramandare di padre in figlio, invece sentivo già da giovane il fuoco d’arte ardere in me, decisi di coltivare una professione in quel senso. Da ragazzo, durante la guerra, non c’era da mangiare pensate se ci si poteva pensare a dipingere!…. e allora m’ingegnai, realizzai i pennelli con dei bastoncini e con il pelo di bue che mi davano i contadini; usavo come tele la canapa dei sacchi e come colori macinavo e impastavo terre di vario tipo. Con grande tristezza nel cuore dovetti abbandonare la mia Sicilia per migrare al Nord, erano gli anni ‘50 , decisi di trasferirmi a  Milano  perché era la capitale dell’arte e della ripresa economica. Ricordo sempre un dipinto sintomatico delle mie terre “I disoccupati” datato 1949 e è la fotografia di quegli anni. Ero partito con tutti i risparmi che ero riuscito a mettere insieme, venti mila lire, non so se si ricorda quelle banconote grosse rossastre, e avevo sotto il braccio un rotolo di tele e tanti sogni da realizzare. All’inizio non fu facile  per niente facile, ci furono molte delusioni, ma, per fortuna,  alla fine i frutti della fatica e del mio lavoro mi premiarono,  quello che avevo seminato da ragazzo mi servì, allora come ora. A Catania frequentavo la “bottega” di un pittore che dipingeva il figurativo, in chiave locale, quell’esperienza mi aiutò a capire la tecnica compositiva e il gusto dell’accostamento dei colori. Quando arrivai a Milano volli rompere anche con lo stile figurativo e classico e mi buttai nell’informale. Erano quadri molto ricercati, attuali per il preciso momento storico, ma non si vendevano, la mia pittura subì  continue trasformazioni,  dall’informale passai ad un periodo di transizione e in seguito mi diedi alla ricerca di elementi, di spazi e di volumi.

Alla fine però ritornai progressivamente alle immagini. In quegli anni un collezionista mi stipendiava mensilmente e questo mi consentì una certa tranquillità economica, ma per contro le mie opere, che consideravo quasi seriali, il più delle volte finivano sugli scaffali di un buio deposito. Per fortuna un giorno, con grande coraggio,  rescissi il contratto e di colpo mi trovai di nuovo libero di esprimermi come meglio volevo e di affrontare il confronto della critica e del pubblico. Pensavo che perdendo il contratto, la tranquillità quotidiana sarebbe finita,  chissà cosa sarebbe successo! E invece sa cosa è successo?  sono rinato ! Da quel momento ho prodotto opere con un ritmo ed un cromatismo unico nel suo genere e condiviso da chi mi ha poi portato ad essere presente nei più prestigiosi musei e collezioni d’Italia e d’oltre alpe.

Scrive dell’artista il critico d’arte Marina Pizzarelli – “Non bisogna accontentarsi della prima impressione davanti ai paesaggi di Filippo Maggiore. Occorre osservarli con diligenza, passando dall’immediata sen- sazione di piacevolezza alla valutazione della composizione d’insieme e dei particolari: coglierne la segreta armonia, la felice sinergia di disegno e colore, l’ordinata disposizione delle parti entro le quinte scenografiche degli alberi.

maggiore.jpgSolo così è possibile accedere nel “mondo segreto” dell’artista, cogliere nella scena una singolare “patria dell’anima” il racconto di un’esperienza, nella difficile intesa tra ragione e sentimento e nel segno della Bellezza. Non si tratta di stereotipi di “bel paesaggio” o di esemplari di fotoverismo. Paesaggi, certo. Tutta la storia dell’arte è cadenzata dalla storia di questo “genere”; da quando si sviluppa in forma autonoma, nel primo quarto del Cinquecento, fino al XX secolo. Secolo in cui sembra che la pittura di paesaggio, in grande auge sino all’Ottocento con la pratica dell’en p/ein air, sia respinta dall’incalzare della civiltà industriale e tecnologica, che della visione di natura ha profondamente cambiato i connotati. Ma il gusto del paesaggio, cacciato dalla finestra, rientra ancora una volta dalla porta nella cultura visiva. 

Via via si perviene ad un linguaggio sintetico e moderno, che del paesaggio scruta l’essenza. E si coglie infine, nella seconda metà del Novecento, la nuova complessità del rapporto arte/paesaggio e più ampiamente arte/natura, in cui agiscono valenze sociali, ecologiche, mitico-Ietterarie, spirituali, etnologiche …

Filippo Maggiore1.jpg

I paesaggi da fiaba, da cartoon disneyano di Filippo Maggiore sono fatti più di memoria che di “citazioni”; anche se le componenti culturali riscontrabili nel lavoro di questo artista autodidatta sono molteplici e compiesse, vengono in mente le “favole” del Beato Angelico, la Venezia da sogno delle “Storie di Sant’Orsola” del Carpaccio, le fantasie su rame di Poul Brii. E poi le visioni del “doganiera” Rousseau, i colori dell’emozione di Matisse, il “ritmo” dei paesaggi all’Estaque di Cezanne e Braque …

Maggiore può essere annoverato tra i visionari del paesaggio, tra i pittori degli Eden perduti. La sua è una “visione da lontano” che fissa il flusso inarrestabile del tempo in una visione di eternità e di assoluta bellezza. Il paesaggio è come trasfigurato, e da “genere” illustrativo passa alla profondità dell’evocazione. A modo suo Maggiore, come i pittori rnetafisici, concepisce una natura silente, anche se solare, emblema del tempo salificato. E come i Surrealisti gioca all’ambiguità del “vero-falso”. Si avverte in questi paesaggi coloratissimi ma raggelati, chiari e armonici, il peso dell’illusione, poiché non nascono da uno sguardo diretto dal vero. Sono “composizioni” di alberi, prati, cielo, mare, fiori: comunicano una sorta di beatitudine visiva, improvvisa e misteriosa, nonostante la riconducibilità iconografica.

Il valore timbrico del colore – emotivo, evocativo si coniuga con il forte senso della composizione, della modulazione di zone cromatiche, nei rapporti lineari, proporzioni, disposizione di pieni e vuoti.
Il quadro nasce dall’emozione o dalla memoria di uno spettacolo della natura, ma diventa sistema e struttura di “segni”, ciascuno dei quali è “necessario” nell’ambito di questo sistema. La tela è il campo entro cui si stabiliscono relazioni, si attiva una struttura della visione: si realizza così un’armonia analoga a quella di una composizione musicale.

il paesaggio di maggiore.jpg

L’assoluta bidimensionalità dell’opera (che ignora, perciò, qualsiasi “realismo” dell’immagine) ne è coerente conseguenza. Non è estranea a questi esiti pittorici la pratica di Maggiore con il linguaggio della grafica pubblicitaria, in cui i valori lineari e cromatici, assenza di chiaroscuro e nettezza dei contorni determinano una riduzione alla superficie dell’immagine.

Il quadro diventa struttura, costruzione autonoma, che assume la natura come pretesto di ispirazione. Anzi, la natura stessa è intesa come architettura perfetta: l’artista opera su di essa una sorta di “contemplazione strutturale” che tuttavia non l’ha portato né mai lo porterà agli esiti cui, partendo dalle stesse premesse, è giunto Mondrian. L’effetto è di smaterializzazione, di trasparenza, le cose sono sottratte alla concretezza per essere bloccate in una sorta di metafisica fissità e stupore. Da qui deriva quel senso di astrazione o di “iperrealismo irreale” della pittura di Filippo Maggiore.

Il Grande Astratto e il Grande Rea/e, le due strade dell’arte contemporanea teorizzata da Kandiskij, sono qui coincidenti. Nostalgia di un mondo non più reale, utopia di un’armonia uomo-natura, allarme ecologico: questo e altro nella pittura di questo artista. Una sorta di archeologia dello sguardo, di memoria incantata affida all’immagine dipinta un valore effimero di paesaggio, ma duraturo, eterno. Quello di Maggiore è un autentico atto di fede nella pittura, come possibilità di esprimere la nostalgia di una Bellezza che, forse, può essere recuperata.

fILIPPO mAGGIORE.jpg

 

Filippo Maggiore nasce a Catania il 12 ottobre 1929. Già da bambino dimostra attitudine per il disegno ed a 9 anni affascinato dal fare pittura frequenta la bottega di un pittore copista.

Le ristrettezze post-belliche lo inducono già a 16 anni a dipingere per aiutare la famiglia. Ben presto sente la necessità di esplorare il mondo dell’arte visitando musei e mostre.

Nel ’57 il suo incontro con l’avanguardia in una grande mostra a Roma, sente il fascino dell’astratto ed esplora nuovi linguaggi espressivi riscuotendo consensi di critica. Matura l’idea di lasciare Catania dagli angusti orizzonti culturali e nel ’59 si trasferisce a Milano ricca di fermenti e di nuove idee. Lavora in una impresa pubblicitaria e di notte dipinge. Gli stimoli milanesi e i contatti con le nuove tendenze lo portano ad aggiornare la sua pittura.

Dal cromatismo formale passa al monocromo materico dell’informale che approfondisce con grande
successo e riscontro di mercato. Ma il suo mondo interiore è fatto di luce e di colori ed il soggiorno in Sicilia del ’66 risveglia in lui il fascino della natura a lungo sopito nel grigiore metropolitano. Lavora ad una lunga serie di dipinti, i pic nic ed i week-end accostando al paesaggio esuberante ed idealizzato una nuova ed originale figurazione i colori ed i ricordi della Sicilia seguiranno per sempre le sue opere sino ad oggi.

È presente in permanenza nelle Gallerie “Il Prisma” ed il “Cannocchiale” dove conosce critici e collezionisti tra cui Antonio Mazzotta ed i suoi fratelli che collezionano numerose sue opere.

Il Comune di Milano gli dedica una grande mostra all’Arengario; intesse rapporti con numerose gallerie in tutta Italia tra cui la Galleria L’Osanna di Nardò con cui tuttora coltiva un intenso rapporto. La sua opera è un costante inno alla Natura tanto amata ed idealizzata quanto surreale ed improbabile: un messaggio all’umanità per la sua conservazione.

il paesaggio immaginario.jpg

L’artista ha allestito numerose mostre personali in Italia e all’estero, dal 1947 al 2011, ha partecipato a molti premi di pittura e mostre collettive dal 1946 al 2009. Dalle sue opere hanno scritto saggi di critica e articoli sulla stampa: G. Traversi, C. Munari, M. Valsecchi, C. Delfino, M. Lepore, E. Mastrolonardo, L. Rossi, O. Signorini, G. Ferro, P. Zanchi, J. Buckelew, M. Chiesa, C. Galasso, F.M. Belluzzi, E. Della Noce, L. Barezzi, C. Voltolini, C. Franza, N. Del Natta, F. Passoni, L. Cabuti, S. Milluzzo

Orario di apertura della galleria: dal Lunedì al Sabato 10.00-12.30 | 15.30-19.30
Chiuso festivi

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.