SAN BENEDETTO PO – “ASSONANZE ESTETICHE” MOSTRA DOPPIA PERSONALE di FRANCESCO MARTANI e RENE’ RIJNINK

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“ASSONANZE ESTETICHE” di FRANCESCO MARTANI e RENÉ RIJNINK a cura del Prof. GIANFRANCO FERLISI è la mostra doppia personale che si inaugura DOMENICA 7 Maggio alle ore 18.00 alla GALLERIA D’ARTE ZANINI (via Virgilio 7) a San Benedetto Po (Mn), in collaborazione con Ca’ La Ghironda – Modern Art Museom. In questa sua ultima fatica Francesco Martani ha  lavorato fianco a fianco con l’olandese René Rijnink: ed ecco ventiquattro tele della stessa misura, tutte trattate con la stessa partita di oli e di acrilici, dodici tele per ciascun autore.

In una ritrovata Arcadia, nell’atelier di Martani, a Ca’ la Ghironda, sulla collina dai dolci pendii nei pressi di Zola Predosa, colore e poesia si sono coniugati nelle tele di due artisti diversi, in un confronto serrato, rasserenante e avvincente, in una dinamica sollecitazione a dibattere sui reciproci punti d’arrivo. È da queste tensioni estetiche che è scaturita una piattaforma generativa di ricerca e di coinvolgimento, in grado di contagiare e di far deragliare dalle reciproche routine entrambi gli artisti. I segni magici dell’alfabeto dell’arte, muti testimoni, sono passati da una mano all’altra per stimolare un prolifico percorso emulativo, un lavoro di scambio e di reciproche citazioni, una serie di assonanze ricercate e volute.

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Come bene spiega il professor Gianfranco Ferlisi “Che cosa accade quando in un’anima eccentrica, quella di un medico di chiara scienza e di altrettanta perizia e fama, a causa di un incontrollabile afflato poetico si accende una luce insopprimibile, emanata da una necessità profonda e trascendentale che si traduce in pittura? E cosa accade quando questo stesso medico, raffinato collezionista d’arte, si cimenta nei panni dell’artista? Lo spiegava con chiarezza esemplare il più geniale dei critici italiani, Gillo Dorfles. Dorfles, analizzando attentamente la pittura di Martani, nel lontano 1992, chiariva infatti che questo speciale cortocircuito, che infiamma ispirate e ininquadrabili accensioni creative, con coordinate non immediatamente riconoscibili sul pianeta colore/tempo, è riconducibile a una “Gestaltung pittorica globale”, che oscilla come un pendolo impazzito tra informale e para-surrealismo. E, nel toccare gli orizzonti espressivi dell’artista, rilevava una costante variabilità della sua cifra formale, una sua perenne insoddisfazione, una “autonomia esistentiva prima ancora che artistica”, un precisionismo e una analiticità in grado di fargli gettare uno scandaglio concreto nel profondo dell’anima, per comprendere fino in fondo la dura fatica della ricerca e del fare arte. Sono dunque la forte componente ideativa, un’ intelligenza brillante, un’esuberanza creativa irrefrenabile, una volitività decisamente fuori dal comune, come conferma non solo Dorfles ma anche Claudio Cerritelli, che fanno oggi, di Martani, una figura di vero e proprio outsider di talento nel mondo dell’arte. Perché le sue operazioni si fondano sull’assoluta urgenza di uno speciale rapporto qualitativo con la sua cifra interiore più vera: solo così può trasmettere al riguardante la piccola meraviglia delle sue realizzazioni, una meraviglia originata dalla sua facoltà di intenerirsi e di fare intenerire, dalla voglia di sognare e di fantasticare, dal desiderio di emozionarsi ed emozionare. Critica e pubblico si sono lasciati spesso catturare dal suo lasciar fluire, sul supporto della tela, vere e proprie fiondate di colore, materie belle come smalti, densi spessori e macchie assecondate, nel loro fondersi e raggrumarsi, dal controllo supportato, di volta in volta, da speciali ispirazioni cromatiche, da accenni segnici minimi ed essenziali, in grado di lasciar germinare stranianti semi di paesaggio e di figura. A volte l’autore ha sperimentato soluzioni tonali. Altre volte si è affidato ai colori complementari e puri per accendere inediti e forti contrasti. In ogni caso il risultato esprimeva l’affascinante stupore delle scansioni coloristiche, armoniche o meno, o le inquietudini calate nei contrasti aspri e nell’imbrunirsi profondo delle tinte più cupe e introverse. Il procedimento di Martani sembrava spesso volersi cimentare con le pratiche appartenenti ad esperienze artistiche del Novecento; quando una sorta di automatismo psichico affidava le soluzioni espressive, in misura rilevante, al caso, a quella zona insondabile che non attiene al controllo programmatico e completo dell’artista. Ma si sa, come affermavano gli esponenti Dada agli inizi del secolo scorso, il caso non esiste. Sarebbe infatti più opportuno affermare che il caso rientra, legittimamente, nel processo creativo. Così nelle opere di Martani il caso accompagna solo l’intuizione che presiede a tutto il processo, quella che dirige gli accadimenti e che segue , non senza inquietudine, il rivelarsi dei risultati che gli infiniti intrecci del colore e delle forme sanno porgere. Ma cosa è accaduto, questa volta, di nuovo e perché mai, dopo questo inevitabile preambolo, vi si chiede un po’ d’attenzione aggiuntiva? E’ presto detto: un nuovo estro inventivo, affiorando con nuova ed inarrestabile prepotenza, ha richiesto, con urgenza, una diversa e inedita scrittura pittorica, una trascrizione estetica di più calcolata progettualità, particolarmente capace di riflettere la massa caotica dei pensieri che nella testa dell’artista baluginavano come festivi fuochi d’artificio. Un progetto ironico e allusivo, ricco di riferimenti trasversali, ha innescato un imprevisto e ibrido cortocircuito tra forza narrativa del segno, seduzione formale della fisicità dell’opera e utilizzo della figurazione. Ne sono nate opere che – come direbbe Achille Bonito Oliva – presentano immagini condotte sul ‘passo dello strabismo’, tutte giocate su un nomadismo culturale che prevede un atteggiamento anticonsuetudinario, finalizzato ad una vera e propria reversibilità nei confronti di tutti i linguaggi, del passato e della contemporaneità.

In questa sua ultima e recente fatica Francesco Martani ha poi lavorato fianco a fianco con l’olandese René Rijnink: ed ecco ventiquattro tele della stessa misura, tutte trattate con la stessa partita di oli e di acrilici, dodici tele per ciascun autore.In una ritrovata Arcadia, nell’atelier di Martani, a Ca’ la Ghironda, sulla collina dai dolci pendii nei pressi di Zola Predosa, colore e poesia si sono coniugati nelle tele di due artisti diversi, in un confronto serrato, rasserenante e avvincente, in una dinamica sollecitazione a dibattere sui reciproci punti d’arrivo. È da queste tensioni estetiche che è scaturita una piattaforma generativa di ricerca e di coinvolgimento, in grado di contagiare e di far deragliare dalle reciproche routine entrambi gli artisti. I segni magici dell’alfabeto dell’arte, muti testimoni, sono passati da una mano all’altra per stimolare un prolifico percorso emulativo, un lavoro di scambio e di reciproche citazioni, una serie di assonanze ricercate e volute. Ha fatto le spese di un percorso condiviso l’aniconicità recente di Martani, l’autore/regista dell’operazione, l’artista che ama i luoghi idilliaci, nonostante le campagne sopra Bologna non possano più popolarsi di virgiliani cantori. Ma nella felice atmosfera, agreste e armoniosa, di Zola Predosa è più facile gioire ancora dell’arte e delle sue concrete materializzazioni, è più semplice trovare la misura del confronto disinteressato. E’ più facile, insomma, approdare, in due, a suggestioni altrimenti impossibili, dare origine ad una miscela originalissima di neo cubismo severiniano, fauvismo onirico, primitivismo fabulistico chagalliano, joie de vivre matissiana, sospensioni metafisiche, dimensioni oniriche e post-surreali.

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Rijnink è un pittore olandese che si è stabilito in Italia negli anni Settanta. I balli sui tavoli, i festini, i musicanti, i violinisti, i danzatori di tango, da lui elaborati, sono proiettati dalla dimensione narrativa a una misura espressiva e formale in grado di restituire alle immagini un corpo plastico inatteso e una dimensione pittorica onirica, sognata, lirica, psichica: il frutto di una speciale sintonia creativa. Surrealismo, simbolismo, forti influenze, cubiste e futuriste, una natura poetica un po’ visionaria e assai fabulistica gli permettono di realizzare atmosfere fantastiche e sospese, animate anche da suggestioni da vecchia Pop Art. È indubbiamente la raffinatezza del colore che anima l’opera di questo artista, perché è il colore che prende gli spazi, che genera le forme, che trasmette emozioni, sensazioni e sorprese. L’artista però ha perseguito, nel corso della sua esperienza bolognese, anche una rinnovata volontà di rappresentare, e comprendere meglio, rappresentando, il mondo sensibile. Dunque, in queste dodici opere che presentiamo, ha fatto della lucidità del disegno lo strumento primo dell’approccio, per realizzare una analiticità intrigante ed elegante, che si rifà alle regole e alle logiche antiche della rappresentazione della forma nello spazio e per interrogarsi, insieme a Martani, sull’attualità di pittura, forma e spazio. Le immagini di Rijnink si sono anche appropriate di un impatto visivo ed emozionale forte, vitale, ricco di valori molteplici e diversificati. Le composizioni che ne sono derivate appaiono indubbiamente filtrate dallo scambio e dal dialogo, dall’esperienza condivisa, dalla parallela riflessione estetica, ma, soprattutto, dalla passione e dalla necessità espressiva di due spiriti liberi, dotati di grande capacità e talento. Mai come in certe costruzioni di Rijnink il significante dell’opera ha assunto un senso solido e sicuro, dando spessore multiplo alla valenza immediata delle singole parti. Figure umane, modelle disinibite, geometrie calcolatissime, nature morte, sentimento della musica, interni animati da personaggi picabiani si rapprendono in mosaici di colori vivacissimi, riempiendo la tela e lasciando a chi guarda la possibilità di cogliere contemporaneamente l’insieme e le parti, di assimilare con più forza il fascino dell’immediatezza complessiva oltre alla specificità dei singoli messaggi.  A questo punto immagino che la domanda di chi legge sia come ha risposto, in questo corpo a corpo con la pittura, il lavoro di Francesco Martani. Ebbene Martani, con un occhio immerso nella sua vecchia pittura e un altro nei nuovi orizzonti suggeriti dagli esiti di Rijnink si è cimentato sui sentieri sconosciuti di un percorso incalzante e stimolante, mettendo in discussione il suo più recente immaginario personale. E così, un’opera dopo l’altra, è emersa un’esperienza intensa e nuova, una figuratività che non avremmo mai immaginato. L’artista crea composizioni in cui emerge con vigore il desiderio di avvalersi di tutte le possibilità che offre la pittura, senza rinunce preconcette. Una misurata allusione naturalistica sembra condurlo sugli stessi terreni dell’olandese, per stemperarsi però in una libertà espressiva del tutto autonoma. I colori primari accendono i sogni dell’autore per comunicare, in modo semplice ma immediato e diretto, con l’osservatore. Il pittore mantovano cerca, con la mente, con il talento e con il cuore, una condizione di dialogo “empatico” fra l’opera e il futuro potenziale riguardante: è la condizione perché quest’ultimo possa trasformarsi da destinatario a partecipe, da osservatore ad attore di ciò che appare nella concretezza del dipinto. E. per arrivare al cuore dei fruitori, Martani utilizza forme essenziali come le sagome ritagliate da Matisse. Il giallo, il verde e il nero liberano la bellezza del Crocus (2016) per invadere con grandi campiture piatte lo spazio della tela: come nell’essenzialità dei decoupages affiora una sobrietà che sembra portare al limite opposto rispetto all’horror vacui praticato dall’olandese. In effetti, in arte, l’equilibrio di tre elementi fondamentali come l’essenzialità del colore, l’arabesco della forma e l’impatto della dimensione possono creare il miracolo di una straordinaria gratificazione visiva. Perché l’arte è, nella realtà della sua consistenza, il frutto di un complesso processo di definizione socio-culturale. Se allora si prendono in esame, ad esempio, opere come Natura ed i suoi sapori concretizzati nella terra padana (2016) o Natura viva padana (2016) oppure Notti padane (2016) è possibile cogliere l’abilità di Martani ad impadronirsi dell’abbecedario simbolico espressivo matissiano e a riutilizzarlo in misura ottimale. E si riesce anche a comprendere come l’autore si affidi, nell’elaborazione dei suoi soggetti, alla capacità dello spettatore di cogliere la dimensione empatica dell’esperienza estetica: i filtri cognitivi del riguardante si attivano al meglio – così mi spiegava Martani – nel ritrovare codici speciali già assunti dallo spettatore e accettati come arte. E così il medico, mettendo pienamente a frutto i suoi studi in materia, si diverte alla pari del pittore, e intanto il pittore sperimenta, in un modo nuovo, quanto ha finora compreso in relazione all’arte moderna, e cioè che un’opera d’arte non è un semplice gioco dell’immaginazione perché va costruita tramite linee, forme e colori, in una coerenza di visione che prescinde e che va oltre il dato di riferimento puro visibilista. Le opere dell’artista dunque si trasformano in costruzioni materialmente semplici e concettualmente complesse: superfici bellissime che, come in uno schermo duttile, esaltano il ritmo cromatico e la sensibilità luministica, sempre presupponendo il dialogo con l’Altro, con chi osserva. E’ l’attivazione di tale dialogo a rispondere e soddisfare il bisogno fondamentale di bellezza: foglie, fiori, pentole, maioliche e altre forme semplici rendono nuovo, giovane e creativo questo artista, ammalato perennemente di gioiosa vitalità e di impazienza per i traguardi possibili. I colori essenziali si sostengono reciprocamente, nella qualità della coniugazione dei rossi, dei bianchi, dei neri, dei blu, dei gialli e dei verdi, in un equilibrio sapiente e raffinato. Ed è stato il confronto con René, con l’olandese trapiantato in Sardegna, a fare scoprire orizzonti che Martani non immaginava, a sperimentare ancora una volta che la pittura, salvifica come una medicina, coniugata con una ritrovata bellezza, si compiace di creare opere che diventano gioia per gli occhi, spazi funzionali a un puro guardare, al di là della banalità della parola, al di là di motivazioni artificiose e della civetteria dei testi. Perché, a conferma del fatto che la più grande ambizione dell’arte è quella di interpretare, in forma sintetica e allusiva, i vari dilemmi dell’animo umano, le opere di Martani e di René Rijnink, con il loro originale connubio di elementi formali e figurativi, declinati con progettualità febbrile e sapienza contemporanea, esprimono le matrici di due personalità uniche e inconsuete. E tali personalità uniche e inconsuete, nella loro immersione totale nel mondo dell’arte, nel loro reciproco e parallelo atto creativo, riescono a far capire veramente quanto multiforme e profondo possa essere il messaggio estetico quando l’immaginario venga declinato con le dimensioni ottimali di corpo, forma e colore.”

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Francesco Martani è nato a Mantova nel 1931. Ha trascorso l’infanzia a San Benedetto Po, respirando l’anima e gli umori di un indomita gente del fiume. Sin da ragazzo ha copiato i classici ed ha dipinto paesaggi e figure del mondo rurale. Dopo il liceo a Mantova e la scuola di disegno del professor Tegon, conseguita la laurea in medicina e chirurgia presso l’università di Bologna, per scopi scientifici ed artistici ha effettuato lunghi soggiorni a Ginevra, a Parigi e negli Stati Uniti. Ha alternato la pittura con periodi dedicati alla scultura, le cui opere da oltre 30 anni ha realizzato nelle fonderie d’arte e nei laboratori del bronzo di Pietrasanta. Dopo varie esperienze espressive, nella sua piena maturità, ha spontaneamente aderito ai suggerimenti dell’informale internazionale per tornare poi ad una visionarietà simbolico-figurale delle profonde mutazioni della psicologia dell’uomo contemporaneo e del mondo che lo circonda.
Pierre Restany ha di lui scritto:
“Martani ha una pittura intesa come strumento di conoscenza; è infatti attraverso l’arte pittorica, come senso di un impulso esistenziale, che l’io tenta di definire meglio il profilo approssimativo dei suoi concetti: egli passa dalla materia magmatica bacillare ai più estesi sistemi di segni calligrafici, transitando per il repertorio delle forme più semplici del cosmo e della natura… Le esegesi di Martani sono così numerose e intimamente ricche di sentimenti; è sempre stato sottolineato di questo artista il carattere analogico di questa sua ascesa”. 
Ha effettuato plurime mostre collettive e personali in Europa e negli Stati Uniti. Nel 1986 ha avuto il Padiglione Arte e Ecologia alla Biennale. Nel 1987 è stato presente a Milano, al Palazzo Esposizione Permanente. Infaticabile, inoltre, la sua attività di animatore culturale che, soprattutto nella creazione del Centro Museale di Arte Moderna e Contemporanea, nonché Giardino della Cultura Europea, – attraverso la Fondazione di Ca’ la Ghironda a Ponteronca di Zola Predosa – lo ha visto come l’ideatore di un originale e avveniristico modello percettivo fra arte e natura. Poche altre opere, come quelle di Francesco Martani, possono vantare, nel panorama artistico internazionale di questi ultimi dieci anni, un’attenzione della critica così estesa e prestigiosa.  Fra coloro che hanno scritto, basti ricordare fra gli altri: Giulio Argan, Natalia Aspesi, Bruno Bandini, James Bech, Pietro Bellasi, Giancarlo Bernuti, Mateo Berrueta, Carlo Bo, Roberto Bonini, Gianni Boselli, Luciano Caramel, Flavio Caroli, Lino Cavallari, Giorgio Celli, Claudio Cerritelli, François Clement, Raimond Clermont, Vittoria Cohen, Giuseppe Cordoni, Emilio Corradini, Giorgio Cortenova, Enrico Crespi, Umberto de Grandi, C.R.Doneufcourt, Francesco Donati, Gillo Dorfles, Jacques Dubois, Silvia Evangelisti, Enzo Fabiani, Alessandra Finzi, Nelson Geggery, Raul Grassilli, Emanuele Herodiniceau, Bert R.Krasnoff, Janus, Jean Pierre Jouvet, Lucio Lanza, Paolo Levi, Fred Licth, Renzo Margonari, Ugo Mazzei, Filiberto Manna, Gino Montesano, Mario Monteverdi, Smith Mooney, Mario Omiccioli, Tommaso Paloscia, Sulla Papa Mor, Stephen Pepper, Oscar Piva, Andrea Polverini, Donald Reyer, Pierre Restany, Remo Ricci, Denis Roger, Ugo Ronfani, Enzo Rossi, MimmoRotella, Fabio Monaco Roversi, Giorgio Ruggeri, Roberto Sanesi, Gregorio Scalise, Lucette Schouler, Giorgio Seveso, Franco Solmi, Remo Spartaco, Aldo Spinardi, Toni Toniato, Maurizio Torrealta, Gino Traversi, Tommaso Trini, Toni Valle, Dino Villani, Luigi Zagni.

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Renè Rijnink nasce ad Amsterdam, Olanda, il 12 dicembre del 1949. Prima lezione nell’atelier del noto pittore Gerrit Van’t Net in Amsterdam. Dal 67 al 72 frequenta l’accademia d’arte all’Aja,  sotto la guida di Nol Kroes e George Lampe. Ad Anversa, in Belgio, effettua studi sulla pittura fiamminga su James Ensor e Gustave Van De Woestijne. Dai tempi dell’Accademia realizza opere di grafica ispirate al surrealismo e simbolismo, litografie su pietra, incisione, acquaforte, acquatinta etc. Negli anni novanta la sua ricerca pittorica ha avuto forte influenze cubiste e futuriste, ma nell’ultimo periodo il suo linguaggio segna un forte espressionismo figurativo. Da un decennio si cimenta altresì in ceramica dipinta ad acrilico che rispecchia pienamente il suo stile pittorico. Dopo vari viaggi decide di vivere in Sardegna, dove tiene la sua prima personale a Cagliari nel 1974 presso la Galleria degli Artisti e da  allora ha allestito numerose mostre personali e collettive sia in Sardegna che nella penisola che all’estero. Nel 1980 ha condotto su Radio 3 una trasmissione d’arte dal titolo “Senza cornice”. Nel 95 si è aggiudicato il premio internazionale “San Valentino d’oro” a Terni. Persona eclettica, Renè Rijnink  ha illustrato copertine di libri e dischi, si è cimentato in sceneggiature teatrali, ha realizzato alcuni murales, una pala d’altare e ha insegnato disegno e pittura presso una scuola privata. Negli ultimi anni ha tenuto mostre personali a Villano Vaforru, a “La Bacheca”, alla “Beaux-Arts”, alla “Exmà” a Cagliari e alla “S. F. A.” a New York. Mostre collettive a Reggio Emilia, Piombino, Anversa e ad Amsterdam. I suoi quadri si trovano in permanenza in gallerie d’Arte a Cagliari, Pistoia, Amsterdam, Anversa, Den Haag, New York.

La mostra gode del patrocinio del Comune di San Benedetto Po

Ingresso libero con il seguente orario: dal martedì alla domenica dalle 10 alle 12 e dalle 15,30 alle 18,30

Per maggiori informazioni rivolgersi a Zanini Arte 1914 – Via Virgilio, 7 San Benedetto Po (Mantova) @: zaninicontemporary@gmail.com  – tel: 360952089 (Alfredo) – tel: 3356716531(Davide) www.zaniniarte.com  – Facebook: Art Gallery Zanini Arte

 

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