MANTOVA – “NON TI PAGO!” di EDUARDO APRE LA STAGIONE AL TEATRINO D’ARCO

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Anteprima di inizio stagione teatrale 2017-2018 al teatrino di Palazzo D’Arco che ospiterà, sabato 30 settembre alle ore 20,45 e domenica 1 ottobre alle ore 16, la Compagnia “ Mo’ si recita” di Modena che rappresenterà la divertente commedia di Eduardo De Filippo “Non ti pago!”. Il gruppo, costituito da attori napoletani veraci, è già stato a Mantova le scorse stagioni riscuotendo un grande successo con gli spettacoli “Natale in casa Cupiello” e “Uomo e Galantuomo” sempre di Eduardo e “Miseria e Nobiltà” di Eduardo Scarpetta.  

Quest’anno è la volta di “Non ti pago!”, commedia scritta da Eduardo De Filippo nel 1940 e messa in scena per la prima volta lo stesso anno dalla compagnia “Teatro Umoristico I De Filippo” al Teatro Quirino di Roma con Eduardo nella parte di Ferdinando Quagliuolo e il fratello Peppino che impersona l’antagonista Mario Bertolini (che nelle prime versioni si chiamava Procopio); il successo sia di critica che di pubblico è più che soddisfacente; importante fu il giudizio dato da Ennio Flaiano che affermò qualche tempo dopo: «Senza esagerare ci si accorge che sono più vicini loro alla letteratura di quanto non lo siano molti autori d’oggi al teatro».

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Ferdinando Quagliuolo ha ereditato la gestione di un “banco lotto” dopo la morte del padre; è anche accanito giocatore in cerca di numeri vincenti, a dispetto della sua eccezionale sfortuna. Un suo impiegato, Mario Bertolini, al contrario realizza vincite su vincite, suscitando una feroce invidia nel suo datore di lavoro. Mario fa la corte a sua figlia Stella, quasi a sua insaputa, con la complicità della madre Concetta. Un giorno Mario annuncia la clamorosa vincita di una quaterna del valore di 4.000.000 lire. Per l’occasione rivela che i numeri (1, 2, 3 e 4) li aveva ricevuti in sogno proprio dal defunto padre di Ferdinando, il quale va su tutte le furie: si impossessa del biglietto fortunato, rifiutando di corrispondergli la vincita, e rivendica il diritto alla somma. La motivazione risiede nel fatto che Bertolini era andato a vivere nell’appartamento dove Ferdinando aveva vissuto fino alla morte del padre, quindi lo spirito di suo padre si sarebbe rivolto a Mario per sbaglio, volendo destinare la vincita a suo figlio. Accecato dall’invidia, ma fermamente convinto delle sue idee, Ferdinando si rivolge prima alla legge degli uomini (con l’avvocato Strumillo), quindi alla legge di Dio (con il parroco Don Raffaele), cercando invano alleati. Entrambi – difatti – cercano di convincerlo, senza riuscirci peraltro, che le sue pretese sono irricevibili. Quindi Ferdinando tenta di estorcere una dichiarazione con la quale Mario rinuncia a ogni diritto sulla vincita, avallando al tempo stesso la propria tesi “onirica”. Ferdinando intende minacciarlo con una pistola che, però, fa scaricare dal suo aiutante Aglietiello. Questi, tutt’altro che complice del folle disegno del suo padrino, ne informa Mario, il quale dal canto suo ha già pronta una contromossa per incastrare Ferdinando in presenza di testimoni. Messo alle strette per minaccia a mano armata, Ferdinando si appella alla pistola scarica. Ma un colpo parte, seppure a vuoto, tra lo stupore generale per la tragedia sfiorata. Ferdinando capisce di avere rischiato l’ergastolo: a un Bertolini ancora sotto shock per avere rischiato la vita, rivolge una maledizione davanti al ritratto di suo padre, invocando ogni tipo di incidente e disgrazia qualora si decidesse a ritirare la somma vincente del biglietto che finalmente gli restituisce. I cattivi auspici si verificano puntualmente e impediscono materialmente a Bertolini di ritirare la vincita ogni qualvolta egli tenti. Bertolini è ormai malconcio nel fisico e nello spirito e beffardamente licenziato proprio da Ferdinando per le continue assenze per malattia: si arrende a Ferdinando e gli dà ragione a pieno titolo. Per Ferdinando Quagliuolo è il suo personale trionfo, e adesso può anche concedere a Mario la mano di sua figlia, che porta in dote i 4.000.000 di lire della quaterna. Inoltre rivela che questa reticenza nei suoi confronti, per non essere stato informato apertamente dell’interesse di Mario verso sua figlia, potrebbe essere stata la vera origine del suo ostracismo.

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La regia dello spettacolo al Teatrino di Palazzo D’Arco è di Carlo Cammuso che è pure interprete principale della commedia.

Le prenotazioni, come di consueto, si possono già effettuare presso la biglietteria del Teatrino D’Arco dal mercoledì al sabato dalle ore 17 alle ore 18,30 – tel. 0376 325363 oppure su biglietteria@teatro-campogalliani.it.

La stagione teatrale 2017-2018 dell’Accademia Campogalliani, giunta al 71° anno di attività, inizierà ufficialmente sabato 14 ottobre con la commedia “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana tratta dall’omonimo romanzo di Carlo Emilio Gadda per la regia di Mario Zolin, che resterà in scena fino al 26 novembre, con repliche il venerdì e sabato alle 20,45 e le domeniche alle ore 16.

Info : www.teatro-campogalliani.it .

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