MANTOVA – ITALIA-ISRAELE: IL MEETING DEDICATO ALLO SVILUPPO TECNOLOGICO IN AGRICOLTURA È UN SUCCESSO

Gremita la platea del Teatro Bibiena,  per il meeting tra Italia e Israele, organizzato da Confagricoltura Mantova con la collaborazione di Foragri.

 

«Siamo onorati di poter offrire ai nostri associati e a tutta la cittadinanza – ha detto in apertura il presidente di Confagricoltura Mantova Matteo Lasagna – un’importante occasione di interscambio culturale e di confronto con una tecnologia, quella israeliana, che è assolutamente d’eccellenza nell’ambito del settore primario. Il convegno di oggi è stato dedicato in primis alla filiera lattiero-casearia, ma tra gli argomenti trattati vi sono anche l’agricoltura di precisione, le nuove tecnologie in ambito irriguo e l’interessantissimo comparto della meccanizzazione delle aziende agricole. Tutti valori cardine per Confagricoltura Mantova, che da sempre lavora con uno sguardo al futuro. L’agricoltura di oggi non è più quella stereotipata del contadino con cappello di paglia e forcone, come qualcun altro vorrebbe far credere. L’agricoltore di oggi è un imprenditore a tutto tondo, che sviluppa la sua azienda nel nome dell’innovazione, della scienza e della tecnologia».

Ospiti principali del convegno sono stati il dottor Jonathan Hadar, ministro consigliere per gli affari economici, commerciali e gli investimenti del Ministero dell’economia dell’industria di Israele, il dottor Amichai Baron, ricercatore della Yissum Technology Transfer Company della Hebrew University di Gerusalemme, e il professor Uzi Moallem, del Volcani Center di Tel Aviv.

Amichai Baron

«Lo stato di Israele – ha spiegato il dottor Amichai Baron – è al terzo posto nella classifica delle economie più innovative, e lo sviluppo del settore primario è fondamentale per un paese come il nostro, povero di acqua e con un clima sostanzialmente ostile. L’unica soluzione dunque era quella di investire in ricerche e innovazione».

La scelta è stata vincente: se si confronta infatti la produzione media israeliana con il resto del mondo, si può vedere come Israele, con oltre 120 quintali per vacca, sia in vetta alla classifica, superando anche paesi come gli Stati Uniti (poco più di 93 quintali per vacca), il Giappone (circa 75 quintali), l’Unione Europea (in media più di 60 quintali per vacca), ma anche la stessa provincia di Mantova, che si attesta sui 90 quintali per vacca circa.

Uzi Moallem.JPG

«Il settore primario in Israele – ha detto il professor Uzi Moallem – vale 3,1 miliardi di dollari Usa, pur dovendo fare i conti con un ambiente a dir poco ostile. La produzione annuale per vacca era a quota 4.000 kg nel 1950, mentre lo scorso anno abbiamo toccato i 12.460 kg. In Israele sono meno di 120.000 le vacche da latte, distribuite in circa 700 aziende agricole, che adottano due sistemi di allevamento: i Kibbutz (fattorie collettive) allevano dai 200 ai 600 capi ed effettuano circa tre mungiture al giorni, le Moshaw invece (cooperative a gestione famigliare) allevano dai 20 ai 150 capi ed effettuano due mungiture giornaliere».

In chiusura di convegno la tavola rotonda, che ha coinvolto i due esperti israeliani ed altri ospiti, provenienti dal mondo agricolo mantovano e nazionale.

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