MANTOVA – “COME PIUMA LEGGERA”. LO SCULTORE FAENTINO CARLO ZOLI ESPONE ALLA GALLERIA ARIANNA SARTORI

La Galleria Arianna Sartori di Mantova, nella sede di via Cappello 17, dal 9 al 21 marzo, presenta l’ultimo ciclo di opere realizzate dallo scultore faentino Carlo Zoli. La mostra “Come piuma leggera” si inaugurerà Sabato 9 marzo alle ore 17.00 alla presenza dell’artista, che ritorna per la nona volta ad esporre con una personale nella galleria mantovana.

Il critico d’arte Vittorio Amedeo Sacco spiega“Ancora un viaggio con le opere di Carlo Zoli. Un viaggio nella storia. Un viaggio tra simboli, miti, leggende, con eroi, dame, cavalieri, templari, catari e poi i cavalli. Un viaggio tra creature arcaiche e mitiche, figure femminili dalla silhouette delicata, figure alate e cavalli dal profilo elegante si stagliano entro uno spazio bidimensionale, distruggendo l’illusione e rivelando la verità icastica della forma che vive di vita propria.

Un senso di umana sacralità percorre le opere di Carlo Zoli, da sempre interessato ad indagare i territori profondi e misteriosi del primitivo e della storia. L’artista elude il passaggio prosaico della favola mitologica ed esclude l’esercizio, narcisistico e consolatorio, della divinizzazione dell’umano e della narrazione per immagini, maturando un nuovo linguaggio figurativo, in cui sintesi formale e segnica gli consentono di recuperare la dimensione primaria della figurazione. Le immagini, dense di ogni significato descrittivo, anedottico e narrativo diventano puri simboli, fantasie archetipiche che emergono dall’inconscio collettivo, cariche della potenza del mito e al contempo intrise di modernità. Si collocano in uno spazio arcaico e attuale allo stesso tempo, in una cornice atemporale sospesa, suggerita dalle forme, da cui affiora la dimensione simbolica. Carlo Zoli lavora sui simboli ad alto valore antropologico, guarda al valore risanato e primordiale dei simboli, al ragionamento sulle radici fonetiche e culturali di una frase, al cuore di tante icone che spesso non percepiamo nella loro integrità originaria. Per farlo usa un atteggiamento ironico e dissacrante, con senso umanistico, rispetto al modus e sintetica calibratura visiva.

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Gli stessi linguaggi, un mescolamento mai dogmatico di manualisti e tecnologie semplificate, confermano la forza morale di un viaggio che attraversa il tempo storico senza alcuna paura del dubbio”.

Aggiunge Sacco – “Le sue forme figurative, disegnate con la plastica materica, increspata, disegnano linee fluide composte in una sorta d’esplosione vitale. I primi piani della materia, che si forma, si disgrega e si ricompone nell’eterno gioco della vita sotto il soffio vitale dell’autocoscienza e dell’intelletto, si dilatano in uno scenario figurativo, rappresentano simboli, corpi femminili, guerrieri, cavalli. In queste forme materiche che imprimono alla staticità della massa quasi un vertiginoso dinamismo del cosmo interiore, è proprio l’uomo a essere il perno di queste illuminanti visioni, rivelandosi in tutta la sua fragile realtà e disvelando utopiche “isole” nascoste. I miti e le leggende sono racconti fantastici che narrano le origini, le vicende, la storia di un gruppo sociale.

Prima di essere scritti, miti e leggende sono stati raccontati a voce e nel tempo hanno perso una precisa configurazione storica e geografica. Ma la principale caratteristica del mito è costituita dalla presenza nel racconto delle figure divine, che agiscono compiendo azioni eccezionali, al di là dei lumiti del tempo e dello spazio.

Sono storia vera perché aderenti alle tradizioni del gruppo di appartenenza, ma anche sacri poiché in essi vi si riconoscono tutti coloro che partecipano alle stesse emozioni religiose.

Anche le leggende traggono il loro contenuto dalle vicende di una comunità, da eventi che si presumono realmente accaduti, da fatti storici. Ma, a differenza dei miti, le leggende hanno una collocazione più precisa nel tempo, una maggiore determinazione di luoghi, date e personaggi.

Ciò non priva i racconti di elementi incredibili, ma impedisce alla narrazione di circondarsi dell’alone di mistero e di sacra religiosità, caratteristico dei racconti mitologici.

Con le sue sculture femminili Zoli intende sottolineare il ruolo della donna nella mitologia e contrapporla a quella dei nostri giorni.

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Nell’età classica il ruolo pubblico della donna era andato sempre più riducendosi. Il corpo femminile nelle opere di Carlo Zoli si apre allo sguardo dell’artista raccontando le mille storie che finora ha custodito e che l’artista veste del corpo dei pigmenti nero, rosso ed oro. Zoli dà loro voce dando evidenza al gesto plastico, dove i grumi della materia ed il segno rivelato dal gesto sulla superficie offrono una nuova e più affascinante possibilità narrativa ai corpi ritratti. E loro, così amati, apriranno l’avvincente canto della scultura. Il corpo femminile si inserisce tra le riflessioni scultoree compiute da Zoli. Come sempre l’artista non si è fermato a un’osservazione superficiale ma ha espresso un concetto ben più complesso di identità interiore resa manifesta da specifici connotati esteriori. Zoli, però, non cede a facili interpretazioni e arricchisce l’opera di nuovi interrogativi: riaffiora, infatti, quello sdoppiamento tipico vissuto dai suoi personaggi, nei capelli che da neri divengono rosso porpora e nel busto che si allarga in un volume asimmetrico, rispetto al collo sottile e allungato. Emerge il ritratto di una donna forte e sicura della sua fisicità, che libera con disinvoltura la folta chioma rossa in una cascata di morbide onde. Nelle opere di Zoli il fascino di una femminilità dalle forme accattivanti si tinge di mistero nella fisionomia appena accennata al volto. Il volto si mostra prezioso tra le geometrie concatenate del busto ed è un angolo di delicata nudità nella confusa sovrapposizione di piani, quella sorta di corazza si costruisce in una prospettiva che non accogliere nelle forme. Zoli le plasma a tratti fluidi, talvolta materici, sfruttando a pieno gli effetti concessi dalla mano. Ci scopriamo nuovamente attratti dall’essenza “bipolare” della figura, nella compresenza di forme taglienti e flessuose con cui Zoli ha plasmato un’entità profonda e complessa che ci lascia ancora sul limite della piena comprensione. Zoli racconta il cavallo con un proprio linguaggio stilistico, non proponendo un’iconografia mimetica e idealizzata, ma dando vita a cavalli dalle forme incompiute e non finite senza far perdere la loro carica simbolica fatta di eleganza, forza e vitalità. Il cavallo è stato tema ricorrente nell’arte di Zoli e direi determinante anche perché ripercorrendo il tempo mitologico, non poteva non essere affascinato dal dinamismo proprio di questo splendido animale”.

Conclude Sacco – “Dunque anche Zoli non poteva non essere preso da un simile soggetto che per la verità poi diverrà assai ricorrente, tenendo presente anche che la figura di questo animale vigoroso, elegante e dinamico era ben impresso nella memoria dell’artista. Quello dei cavalli è stato un tema privilegiato di Carlo Zoli, il quale ha voluto fare, dell’animale, un simbolo del dinamismo e della vita, ma anche un emblema della lotta che è sempre sottesa ad ogni aspetto dell’esistenza, non esclusi quelli ideologici e sociali. I cavalli di Zoli sono caratterizzati da inquietudine, da vigoria, da occhi vividi e da muscolature guizzanti, quasi a rappresentare un’esaltazione della rivolta per l’affermazione del diritto di vivere. Zoli associa spesso il cavallo a battaglie storiche o a scene mitologiche, lo inserisce nelle sue composizioni ad accompagnare uomini e guerrieri. I cavalli sono plasmati con delicatezza, accennati con pochi ma decisi tratti, eppure marcati e possenti, mitologici immersi in un’atmosfera surreale: ma sempre e comunque eleganti, leggiadri e dinamici. Zoli , che ha fatto del cavallo il suo soggetto privilegiato e amato, lo affronta nella prediletta pratica scultorea, accesa e vibrante, pur nell’essenzialità dei tratti. Cavalli in ordinata fila e al passo, muscoli “scolpiti” tesi in movimenti estremi, lucidi e lucenti in tutto il loro splendido dinamismo”.

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Carlo Zoli è nato a Bari nel 1959, ha studiato e lavora a Faenza, di sangue pugliese ma di adozione romagnola, presenta tutte le caratteristiche di queste due terre che ne hanno plasmato un carattere figurativo non comune. È il quarto elemento di una discendenza diretta d’avoli ceramisti: Carlo, Paolo e il padre Franco, sotto la cui guida si è formato artisticamente.

Nel 1995 Zoli presenta la sua grande scacchiera, una delle opere più significative ed apprezzate dalla critica e dal pubblico, ideale campo di battaglia delle sue “ariostiche” realizzazioni. Le sue figure, infatti, sembrano spesso dare forma e dimensione alle epiche imprese descritte dal grande Ludovico e questo è sicuramente un primo saldo legame del romagnolo con Ferrara, oltre naturalmente al fatto della collaborazione con il gallerista ferrarese Francesco Pasini.

Poi come non ricordare la prima grande scultura di Zoli fusa in bronzo, il San Giorgio che tiene alto sulla sua testa il drago infizato dalla lancia, con il bene che vince sul male guardandolo dritto negli occhi, opera di rara suggestione e di forte richiamo Ferrarese, così come l’unicorno, altro tema caro all’Artista proprio per la sua simbologia: la purezza; l’animale, infatti, tocca le acque con il suo corno e le purifica e non a caso è anche una delle imprese più significative della casa estense. I cavalli, i cavalieri e le enigmatiche e raffinate figure femminili di Zoli iniziano così a essere presenti in tutte le maggiori rassegne artistiche eurepee, decretando il successo del suo percorso artistico.

La fama dell’Artista giunge anche oltreoceano e, nel 2002, ottiene una prestigiosa commissione negli Stati Uniti, a Charleston. La Medical University of South Carolina, infatti, sceglie un’opera di Carlo Zoli come simbolo del “Charles Lindbergh Symposium”, convegno scientifico a livello mondiale, che celebra il centenario dalla nascita del celebre aviatore e inventore americano. La scultira in bronzo dal titolo “Elizabeth” è una perfetta fusione tra l’uomo e la macchina cardiaca che può tenerlo in vita, dove Zoli interpreta artisticamente il concetto di umanizzazione della tecnologia. Ancora un forte legame tra Zoli e il mondo scentifico è l’importante convegno promosso dall’Ordine dei Chimici della Campagna sulle “qualità della vita”, per cui è stata scelta come testimonial l’opera in bronzo “la sorgente”, unita a una significativa grafica di Zoli.

A rafforzare ulteriormente il suo legame con il mondo culturale e artistico, Zoli ha realizzato la medaglia commemoraiva del centenario della “ferrariae Decus”, ispirata alla prima tessera sociale, che raffigurano i due monumenti principali di Ferrara – il castello estense e la cattedrale – tramanderà ai posteri la memoria dei primi cento anni di attivià della prestigiosa associazione ferrarese.

CARLO ZOLI - Nicola custode di speranza (200)

Carlo Zoli ha tenuto mostre personali in tutta Italia: Bari, Bologna, Napoli, Padova, Roma, Venezia, Mantova solo per citare le città più importanti; è stato ospite di varie reti nazionali e nel Benelux. Da oltre dieci anni partecipa a fiere d’arte internazionali: ExpoBari, Art Fair Melbourne – Australia, Art Expo New York (USA), Arte Fiera a Bologna, Art Jonction Nizza, EuropArt Ginevra, LineArt Gand (B), a Mosca e a Parigi, poi Gmunden (A), Padova, Pordenone, Udine, Vicenza.

È stato più volte invitato a importanti mostre insieme ai grandi maestri della scultura del XX secolo: Milano, Bologna, Ferrara, in Normandia, nel Beaujolais per la Biennale d’Arte, a Lione (Francia), Anversa e Knokke (B), Hong Kong, in Giappone e in Florida (USA), Zurigo, Ginevra, Losanna e Yverdon in Svizzera.

Le sue opere sono in permanenza in spazi pubblici e privati, in Gallerie e musei di arte contemporanea.

La mostra rimane allestita fino a giovedì 21 marzo 2019, con entrata libera dal Lunedì al Sabato 10.00-12.30 / 15.30-19.30. Chiuso festivi

Info.: Tel. 0376.324260 – info@ariannasartori.191.it

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