MANTOVA – “IL TEMPO DELL’ACQUA”. LA PITTRICE MARINA FALCO ESPONE ALLA GALLERIA ARIANNA SARTORI

Dopo il successo riscontrato a Comabbio (Va) nella Sala Lucio Fontana, lo scorso aprile, l’artista Marina Falco ripresenterà la personale “Il tempo dell’acqua” realizzata a cura di Felice Bonalumi e Massimo Cassani, alla Galleria Arianna Sartori di Mantova nella sede di via Cappello 17, con inaugurazione sabato 11 maggio alle ore 18.00. A corredo della mostra un catalogo, realizzato su progetto grafico di Massimo Cassani, con testo di Felice Bonalumi, traduzione di Monica Colombo e con la collaborazione di Nicoletta Colombo Lazzari.

MARINA FALCO 15 riflessi 45 x 60 2018La mostra mantovana, curata da Arianna Sartori, si potrà visitare fino al 23 maggio, dal lunedì al sabato con orario di apertura 10.00/12.30 – 15.30/19.30.

Inoltre Marina Falco è stata invitata ad esporre a “SYART FESTIVAL SORRENTO” a Villa Fiorentino, dall’11 maggio al 9 giugno 2019.

Felice Bonalumi scrive nel testo critico – “Il tempo dell’acqua, titolo della mostra, si può considerare un ossimoro. Perché l’acqua, a livello simbolico, rappresenta la luna con il suo dualismo, faccia illuminata – faccia nascosta, e il contrasto latente chiama in causa sentimenti, emozioni e legami. Come simbolo l’acqua è eterna, sta fuori dal tempo o, meglio, è prima del tempo e infatti per gli antichi è all’origine di tutti gli esseri viventi (Oceano padre degli dei). Cioè della vita, quindi del bene e del male e allora l’acqua è anche distruzione e morte, vale a dire il lato oscuro della personalità. La parola da spiegare è allora tempo perché l’eternità, in quanto ex-ternum, fuori dalla triade temporale passato-presente-futuro, può essere scalfita solo dal lavoro di chi, ed è l’artista, non accetta la linearità logica”.

MARINA FALCO  il lago 45 x 60 2018.jpgNel caso di Marina Falco – prosegue Bonalumi – la tematica ha anche un valore esistenziale con quello che sembra uno iato fra un prima, l’indagine sul corpo umano, e un dopo che è il presente con la centralità dell’acqua. Dal microcosmo al macrocosmo? Sì, credo sia una possibile chiave di lettura sottolineando la contemporanea presenza nei suoi lavori attuali di acqua e terra in quanto la prima, elemento indifferenziato, trova la sua dimensione e delimitazione solo nel rapporto con la seconda, isola o bosco o marcita della pianura padana poco importa. Un approdo, dunque, per cui l’acqua è anche viaggio, metaforicamente viaggio della vita, è dinamismo, come ricerca dell’anima o, se si preferisce, dell’essere, ed è silenzio in quanto mistero e riflessione. Ed è questa la dimensione scelta dall’artista nelle sue opere, quadri e disegni. Il rischio nell’affrontare il tema del paesaggio è il déjà vu o, peggio, la banalità e Marina Falco li evita reinterpretando la tradizione: in primo piano l’acqua resa con pennellate orizzontali e verticali, a volte ampie altre di superficie minore, con sfumature di bianco in cui possono riflettersi o meno parti del paesaggio circostante e nei disegni spesso con linee che sembrano essere graffi. Insomma, non c’è descrizione realistica nel senso di rappresentazione del vero, ma neppure una dimensione sentimentale-romantica con l’idillio o la tragedia conseguenti. Marina Falco fa, se possibile, qualcosa in più: si pone come spettatrice in quanto guarda nel luogo della sua azione pittorica. Entra per quanto lo sguardo permette e coglie un attimo, un momento che è quello dell’unione indicibile che si può anche chiamare ispirazione. Il tempo della pittura e del disegno sono più o meno lunghi, il tempo dello sguardo è l’immediatezza che spiega i modi diversi in cui le macchie di colore costruiscono il soggetto o la forza in alcuni casi e la delicatezza in altri delle linee nei disegni. Non paesaggi dell’anima o altri stereotipi del genere: questi sono paesaggi dell’interiorità e la nostra interiorità parte dai sensi, ha bisogno della materia per crearsi le coordinate del mistero. Qui scatta l’altro aspetto, decisivo nel lavoro dell’artista: la materia è luce, diretta nella serie di oli su tela e disegni del Lago, delle Isole e delle Marcite, riflessa nella serie intitolata appunto Riflessi o filtrata attraverso gli alberi del bosco in tanti lavori fino all’olio su tela Nemus (2015) in cui è il bosco a creare la chiazza di luce. Sulla scia degli impressionisti? Ancora una volta sì, ma con due precisazioni. La prima è la rinuncia ad ogni descrizione realistica, come già detto, ma anche a ogni frammentazione della realtà che si costruisce per piani, per fasci e non per atomi di luce. Il mistero è dentro le cose e analizzare queste ultime significa sovrapporvi il piano razionale e non accettare l’irrappresentabile o, meglio, la parte di realtà che in un quadro/disegno possono essere rappresentati”.

MARINA FALCO L'isola, 50x70, 2018.jpg“Le Isole, ad esempio, – conclude il critico – non sono mai il punto di arrivo dello sguardo, ma rimandano sempre a qualcosa che sta dietro, oltre e lo stesso vale per la bella serie di disegni dei boschi in cui Marina Falco fa prova di una varietà di tecniche (carboncino su carta, carbone e olio su carta oppure grafite  su carta) e di una perizia invidiabili. La seconda precisazione è tecnicamente e concettualmente molto interessante: luce diretta, riflessa, filtrata sono solo apparentemente momenti diversi nel tempo e nello spazio. Lo sguardo attento dice che sono contemporaneamente presenti perché il mistero non è mai lineare: bastano due-tre tonalità, campiture differenti, tratti orizzontali e verticali che si incontrano e sovrappongono, un particolare che richiama e riassume l’intera scena. È la complessità della visione e della riflessione ed è un motivo che si ripete sia nei quadri sia nei disegni. Ecco allora ritornare la parola tempo. Nel senso che tonalità, campiture, linee e particolari costruiscono il mistero che è un oltre ma si realizza in un qui che è sensoriale e sono le stagioni. Nelle singole opere di Marina Falco è possibile indicare la stagione in cui l’occhio dell’artista ha catturato quel paesaggio, perché è il tempo, attraverso il cambiamento delle cose, a darci il mistero del macrocosmo. A noi il compito di parteciparvi con la nostra interiorità, anch’essa misteriosa.”

MARINA FALCO riflessi 70 x100 2019.jpgMarina Falco è nata a Napoli il 30 agosto 1967. Ha studiato all’Istituto Statale Francesco Grandi di Sorrento e poi Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, dove dal 1999 insegna Anatomia Artistica.

Numerose sono le mostre al suo attivo, in Italia e all’estero. Ha realizzato mostre personali in Germania (Frankfurt 2016 galerie Westend) in Svizzera (Lugano 1992 galleria la Chica) e in diverse città italiane, recentemente nel 2019 alla sala Fontana di  Comabbio (Va) a cura di Felice Bonalumi e Massimo Cassani, nel 2018 alla Fondazione Peano di Cuneo, a cura di Giovanni Cerri. Ricordiamo ancora le personali nel 2017 a Magenta, alla galleria Magenta, a Milano alla galleria Cappelletti nel 2011 con la presentazione critica  di Andrea del Guercio, all’Associazione Renzo Cortina nel 2007 presentata da Antonio D’amico, nel 2005 a Ferrara, alla Fondazione Cini, nel 2004 a Castellanza (Va) alla Fondazione Pagani, nel 2001 a S. Donato Milanese a Cascina Roma, nel 1999 a Milano, nella storica sede del Circolo Culturale B. Brecht, “Lo sguardo di Andromaca”, presentata da Giuseppe Conte e infine  nel 1995 a Milano, nella sede della Banca Agricola Milanese.

Ha esposto in mostre collettive in Germania, Belgio, Giappone, Croazia, Svizzera, Stati Uniti (in collaborazione con HeartItalia, Pacific Design Centre) e ancora in Spagna e Turchia.

Tra le esibizioni collettive italiane ricordiamo principalmente quelle realizzate in luoghi museali e in fondazioni come nel 2018 a Trecastelli (An) Museo Nori De’ Nobili “Il ritratto nelle arti visive contemporanee” in collaborazione con il Museo Alda Merini di Milano e il Museo Civico Floriano Bodini di Gemonio, a cura di Maria Jannelli e Simona Zava e invece a Milano alla Fabbrica del Vapore, l’omaggio a “Pasolini” a cura di Renato Galbusera e Maria Jannelli,oppure a Castel d’Ario (Mn) nella Casa Museo Sartori, “L’arte tra paesaggi e periferie” a cura di Arianna Sartori. Nel 2014 a Piacenza presso la Galleria Biffi “Link” a cura di Simona Bartolena, nel 2013 a Maccagno (Va) negli spazi del Civico Museo Parisi Valle, nel 2011 a Torino alla Sala Nervi Padiglione Italia a cura di Vittorio Sgarbi, presentata da Alessandra Coruzzi nell’ambito della 54° Biennale di Venezia e a Castiglione Olona, Palazzo Branda Castiglioni a cura di Rolando Bellini, nel 2006 a Francavilla al Mare (Ch) al Museo Michetti  per “Laboratorio Italia” a cura di Philippe Daverio, nel 2001 al Castello di S. Pietro in Cerro (Pc) per il “Mim museo in movimento”, nel 2000 a Gazoldo degli Ippoliti (Mn) al Museo d’Arte Contemporanea. Nel 1996 espone a Trento al Museo Caproni e infine ricordiamo nel 1995 a Trezzo d’Adda al Castello Visconteo “Venature” mentre nel 1994 a Rozzano (Mi) alla Cascina Grande, “Polittico”, a cura di Elena Di Raddo e ancora nello staesso anno, a Gazoldo degli Ippoliti (Mn) nel  Museo d’Arte Contemporanea, “Il corpo, l’anima” e infine a Milano al  Museo della Permanente, “Pittura su carta”.

Marina Falco “Il tempo dell’acqua” – dall’ 11 al 23 maggio 2019

ARIANNA SARTORI  ARTE & OBJECT DESIGN – MANTOVA – Via Cappello, 17

Tel. 0376.324260 – info@ariannasartori.191.it

Orario di apertura:  dal Lunedì al Sabato 10.00-12.30 / 15.30-19.30. Chiuso festivi

(Le immagini qui riprodotte sono state fornite ad esclusivo utilizzo dell’articolo)

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