CORONAVIRUS MANTOVA: DAL POMA ARRIVA UNA SPERANZA CON I NUOVI FARMACI ANTIVIRALI

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Mantova, 15 marzo – La SIMIT mette a punto un vademecum condiviso da ASST di Mantova e altri centri lombardi per l’impiego di antivirali

Una speranza arriva da alcuni farmaci antivirali impiegati per altre malattie, ma che stanno dando risultati apprezzabili anche per il Coronavirus. L’ASST di Mantova ha aderito a un protocollo messo a punto in Lombardia dalla SIMIT-Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, un compendio di tutti i farmaci sperimentabili per la cura dei pazienti colpiti dal virus, sulla base delle esperienze che sono già andate a buon fine.

Un documento sottoscritto da 46 specialisti: infettivologi, reumatologi e rianimatori provenienti dalle aziende di Brescia, Milano, Monza, Cremona, Bergamo, Legnano, Busto Arsizio, Como e Lodi. Nel gruppo di lavoro, per ASST Mantova, figurano il direttore della struttura Malattie Infettive Salvatore Casari e la reumatologa Viviana Ravagnani.

Non esistono molecole registrate per il trattamento del Covid-19 – commenta l’infettivologo del Carlo Poma Salvatore Casari – ma abbiamo a disposizione farmaci utilizzati in altri ambiti, ad esempio infezione da HIV o Malaria. Queste terapie, stando alle evidenze preliminari, potrebbero essere efficaci nel rallentare l’evoluzione della malattia. È stato inoltre dimostrato che l’inizio più precoce possibile della terapia antivirale riduce le complicanze gravi della malattia”.

I farmaci oggetto del protocollo: la Clorochina e Idrossiclorochina, usate contro la malaria; Lopinavir, Darunavir e Ritonavir, impiegati contro l’HIV; il Remdesivir, utilizzato contro SARS e MERS.

Il Remdesivir, in particolare – precisa Casari – è un antivirale più specifico che potrebbe permettere di ottenere buone risposte, tuttavia non è in pratica disponibile in Italia, anche se è atteso un protocollo di AIFA-Agenzia Italiana del Farmaco che lo renda disponibile”.

Una delle promesse attualmente più significative viene dalla reumatologia, nella fattispecie dal Tocilizumab a cui si fa ricorso, come specificato nel protocollo SIMIT, nei casi maggiormente compromessi dalle complicanze respiratorie della malattia. Si tratta di un immunosoppressore, nato per la cura dell’artrite reumatoide che, secondo molti dati preliminari, è in grado di ridurre lo stato infiammatorio polmonare causato dal virus.

I medici lombardi possono inoltre fare tesoro dei dati pubblicati a febbraio dal Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie della Cina, che descrivono nel dettaglio la casistica osservata. Sono informazioni riguardanti 44.672 casi accertati, riportate anche nel protocollo SIMIT, che riguardano età, comorbilità, gravità della presentazione clinica, mortalità.

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