LENINGRADO. MEMORIE DI UN ASSEDIO. Presentazione del volume al Palazzo della Cervetta

MANTOVA – giovedì 15 ottobre 2020 a Mantova presso la Sala conferenzo Palazzo della Cervetta (piazza Mantegna 1) alle ore 17:00 viene presentato il volume di Lidija Ginzburg «Leningrado. Memorie di un assedio», edito lo scorso anno dalla casa editrice Guerini di Milano. 

Con Francesca Gori – della nota Associazione  Memorial Italia  /http://www.memorialitalia.it/ – che è traduttrice e curatrice del volume, dialogano Maria Luisa Betri (Università degli Studi di Milano) e Marida Brignani (Istituto Mantovano di Storia Contemporanea).

Le «Memorie» offrono al lettore una testimonianza sui novecento giorni dell’assedio di Leningrado da parte dei nazisti durante la seconda guerra mondiale, ed anche una riflessione filosofica sul comportamento dell’individuo costretto a misurarsi con una condizione estrema di sopravvivenza.

Le «Memorie di un assedio» di Lidija Ginzburg offrono al lettore una straordinaria testimonianza sui novecento giorni dell’assedio di Leningrado. Quello della Ginzburg non è solo un diario, ma anche una riflessione filosofica sul comportamento dell’individuo costretto a misurarsi con una condizione estrema.
Protagonista della narrazione è un intellettuale denominato N, quasi un alter ego maschile della stessa autrice. N diventa il simbolo della resilienza e della forza vitale dell’individuo che lotta quotidianamente per preservare la propria dignità, la libertà di pensiero e il diritto a esistere malgrado la degradazione e la sofferenza disumanizzante, tipiche della condizione degli assediati. La Leningrado in cui vive N è una città trasfigurata dalla guerra e dall’assedio, isolata, attanagliata dal gelo e dalla fame, un luogo di devastazione e di morte, dove la vita quotidiana scorre in circolo e tutte le azioni sono finalizzate alla sopravvivenza.
Ma al tempo stesso il legame con Leningrado è indissolubile e la città sopravvive grazie alla resistenza dei suoi abitanti.
Le Memorie di un assedio di Lidija Ginzburg, oltre a offrire al lettore una straordinaria testimonianza “dal vivo” sull’assedio di Leningrado, è anche una profonda riflessione su un fenomeno storico ancor oggi oggetto di indagini storiografiche.
Poco amata dall’establishment sovietico anche nel periodo post-staliniano, la Ginzburg riuscì a pubblicare le sue memorie solo verso la fine degli anni Ottanta.
Nelle sue pagine ricostruisce la tragedia dell’assedio nella sua angosciosa quotidianità, rielaborando la propria esperienza e servendosi di fatti, ricordi e impressioni raccolti nel corso degli anni. Nel racconto sobrio, essenziale, scevro da qualunque retorica delle Memorie della Ginzburg non c’è spazio per motivazioni o alibi ideologici, ma solo per la lucida descrizione di una catastrofe storica.
(dalla recensione del volume di Maria Luisa Betri )

Lidija Ginzburg nasce il 18 marzo 1902 a Odessa, in una famiglia della intelligencija ebraica. Nel 1917, in quanto erede degli ideali social-liberali di quel contesto culturale, è travolta con i suoi compagni di studio dal clima di fervore culturale e ideologico della rivoluzione. Nel 1922 si trasferisce a Leningrado dove si iscrive all’Istituto di Storia dell’Arte che frequenta fino a quando questo viene chiuso dalle autorità nel 1930. Tiene seminari sulla poesia russa del diciannovesimo e ventesimo secolo, oggetto della sua ricerca e delle sue prime pubblicazioni. Negli anni Venti partecipa attivamente al dibattito culturale sulle nuove teorie e correnti letterarie, entrando a far parte di quella cerchia di giovani formalisti indipendenti Viktor
Šklovskij, Jurij Tynjanov e Boris Ejchenbaum. Negli anni del regime staliniano fu oggetto di violenti attacchi da parte dei teorici della letteratura sovietica e perseguitata per la sua origine ebraica. Durante l’assedio riuscì a sopravvivere collaborando con il leggendario Comitato della Radio di Leningrado. Solo alla fine degli anni Ottanta, con l’avvento della perestrojka, la Ginzburg pubblica il suo diario che aveva cominciato a scrivere negli anni Venti e i suoi saggi critico-estetici. Fra questi l’importante studio La prosa psicologica e il saggio Lo scrittore al tavolino di lavoro.
Rimase a Leningrado fino alla sua morte nel 1990, sempre partecipe dell’attività intellettuale e dei fenomeni culturali della città.

L’iniziativa è aperta a tutta la cittadinanza. Tuttavia, data la disponibilità limitata di posti, occorre prenotare, telefonando all’Istituto mantovano di storia contemporanea  0376 352706 dalle 9.30 alle 13:00 dal lunedì al venerdì, oppure mandando una mail ist.storia@comune.mantova.gov.it

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