BILANCIO STAGIONE IRRIGUA 2022 – INTERVISTA ALL’ING. MONICA DIRETTORE CONS. BONIFICA TERRE DEI GONZAGA

Siamo con l’ing. Raffaele Monica, Direttore del Consorzio di bonifica Terre dei Gonzaga in Destra Po che si occupa dell’irrigazione del territorio mantovano dell’Oltrepò, per conoscere più da vicino le problematiche che si sono dovute affrontare durante questa stagione irrigua ormai alle spalle.

Quali le riflessioni su questa impegnativa estate?

Ci eravamo dati l’obiettivo di servire tutti i nostri agricoltori e ci siamo riusciti, ma non è stata una passeggiata! Sapevamo che il fiume avrebbe avuto poca acqua, ma che l’estate fosse tanto calda, ventilata e non piovosa, non ce lo aspettavamo. Girando per le nostre campagne non si vedono coltivazioni rinsecchite per mancanza d’acqua come purtroppo in altre parti d’Italia. Noi finora abbiamo servito ben 70 Milioni di metri cubi, il maggior volume mai prelevato nella storia del consorzio!

La siccità del Po non ci spaventava più di tanto perché gli amministratori con lungimiranza, dopo il rischio corso nel 2003, si erano preparati programmando opere, poi eseguite, di adeguamento dell’impianto principale di Boretto; senza quelle, la situazione sarebbe stata drammatica con nemmeno una goccia d’acqua già a fine giugno: ora le nostre 28 pompe sommerse sono regolabili ed abbassabili, ne abbiamo 10 con la girante addirittura più bassa del fondo del Po.

Quindi non avete avuto problemi?  

Al contrario. La gestione si è complicata quando l’Autorità di Bacino ha invitato tutti i consorzi a contenere il prelievo di risorsa al di sotto dei valori in corso, ritenuti già al limite della compatibilità, il che ha reso complicata la gestione dei picchi di richieste (soprattutto per una utenza non abituata all’irrigazione per turni, come la nostra); a questo si è aggiunta la richiesta di solidarietà da parte del consorzio di Burana in estrema difficoltà con il loro impianto sul Po a Quingentole, ed un 10% della nostra quota di Boretto è stata dirottata nel canale Sabbioncello per aiutare i modenesi.

Come avete affrontato questa situazione?

Si è reso necessario intervenire su più fronti: innanzitutto abbiamo dovuto concordare con gli agricoltori le date dei loro interventi irrigui, con i rispettivi guardiani, e con tanta disponibilità da parte di alcune aziende che hanno capito ed accettato brevi periodi di attesa, comunque non più di 2 o 3 giorni; poi abbiamo dovuto gestire in tempo reale le 6 captazioni che abbiamo dalla Fiuma e gli sbarramenti principali, cioè movimentare mediante telecomando (da computer o da smartphone) le chiaviche a seconda delle necessità anche più volte al giorno (più di un migliaio di regolazioni… impensabile farlo a mano come fino a ieri si doveva fare); il telecomando è stata la nostra carta vincente, tecnologia che da alcuni anni fa parte dei nostri miglioramenti al sistema, con l’obiettivo di risparmiare la risorsa.

Sul fronte delle strutture ed infrastrutture abbiamo dovuto installare una motopompa di soccorso da 250 l/s per aggiungere risorsa alla canala Gronda Nord che dal Sabbioncello non prelevava a sufficienza, e per lo stesso motivo attivare il funzionamento H24 di 2 elettropompe rispettivamente da 100 l/s e 300 l/s a Santa Lucia e a Revere; inoltre, in alcune zone dove le quote dei canali minori non raggiungevano valori sufficienti per l’irrigazione, abbiamo realizzato diversi sbarramenti in legno (panconature) per mantenere i livelli necessari al funzionamento delle motopompe aziendali.

Oltre ai problemi generati dalle necessità altrui, avete avuto anche degli imprevisti tecnici?

Purtroppo sì, come ad esempio il default del software dell’impianto di Mezzanini a Pegognaga (800 ettari dominati) in funzione dal 2014, che gestisce l’automatismo delle 4 pompe, in stop dal sabato al lunedì sera, solo 3 giorni perché siamo riusciti a scaricare il programma via web e reinstallarlo; a seguire, la rottura di una tubazione principale (diametro 700 mm!) sempre dello stesso impianto, che è costata la sospensione nella zona di 2 giorni di irrigazione, ma avevamo i pezzi di ricambio; ed anche la rottura dell’albero cardanico del gruppo motopompa da 250 l/s piazzato a Revere per alimentare la canala Gronda Nord, riparato in 2 giorni, con un po’ di fortuna: dopo decine di telefonate, abbiamo scovato il pezzo di ricambio da un ferramenta.

Ma il più grave problema tecnico è stato il sifonamento dello sbarramento di via Crema sul Collettore principale a San Benedetto Po, costato 3 o 4 giorni di difficoltà a tante aziende, soprattutto quelle più lontane (anche fino a Suzzara) che hanno risentito per prime il calo dei livelli e per ultime il loro recupero. “Sifonamento” significa che l’acqua sostenuta dalla chiavica improvvisamente trova un passaggio al di sotto delle fondazioni, cioè si forma un fontanazzo come quelli generati in campagna dal Po in piena, ma dentro il canale. L’intervento canonico prevede l’infissione di palancole nel fondo davanti alle paratoie ed il loro collegamento alla fondazione esistente, ovviamente il tutto a canale vuoto. Lo sbarramento consente l’irrigazione a 10.000 ettari di territorio (ma vorrei essere più chiaro, circa 32.000 biolche mantovane) che hanno corso il rischio di vedere sospesa la loro irrigazione per circa 15/20 giorni, in luglio, perché sarebbe stato necessario svuotare la rete da Pegognaga fino alla botte villoresi: ma così non è stato!

Ci siamo inventati di riempire il canale di terra davanti allo sbarramento, fino a quando necessario: a mali estremi, estremi rimedi. Ci sono voluti circa 50 bilici, portati in un solo giorno, per un totale di 1000/1200 mc di terra: 3 delle 4 paratoie di regolazione sono andate fuori uso, ma la quota ha retto ed abbiamo portato a termine la stagione con un minimo disagio. Poteva capitare l’anno scorso od il prossimo, invece è successo proprio quest’anno…

Le maggiori preoccupazioni che avete vissuto?

Soprattutto che la derivazione dal Sabbioncello a Quingentole, col quale serviamo la zona di Quingentole stessa, Santa Lucia di Quistello, Pieve di Coriano e Revere (circa 5000 ettari) andasse completamente fuori uso. Sostenuti dall’amministrazione la cui posizione ben si riassume con lo slogan “prima l’acqua, per i costi vedremo”, abbiamo approvvigionato appositamente 500 metri di tubi per realizzare una condotta che sarebbe stata alimentata con 2 motopompe già individuate fra quelle della Protezione Civile, con le quali avremmo prelevato acqua dal canale emissario a valle della botte villoresi (con quota di 5 metri più bassa); eravamo pronti, ma per fortuna non è stato necessario.

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