In mezzo allo sconvolgimento globale causato dal conflitto tra Russia e Ucraina, dagli strascichi della pandemia Covid-19 e dalla crisi causata dai rincari delle materie prime e dei costi energetici, si insinua sempre più forte la voce che punta il dito contro le produzioni animali, nel mirino per la loro (presunta) insostenibilità ambientale, al posto delle quali si propongono le proteine di origine vegetale, o quelle di origine sintetica, pro- dotte cioè in laboratorio.
«Confagricoltura Mantova – spiega il presidente Alberto Cortesi – non ostracizza nulla a priori, ma di certo si propone di difendere strenuamente l’agricoltura tradizionale, quella fatta ogni giorno nelle loro aziende dai nostri associati, in grado di fornirci materie prime di immensa qualità».
Di tutto questo, ma anche di altri importanti argomenti, si parlerà nella mattinata di sabato 26 novembre al Bovimac di Gonzaga (appuntamento di rilievo per il mondo della zootecnia mantovana), con il convegno “Gli animali salveranno il mondo”, in programma alle ore 10 presso la sala conferenze “Gian Paolo Tosoni”.
Oltre al presidente Alberto Cortesi, nel corso della mattinata interverranno il professor Giorgio Cantelli Forti (presidente Accademia nazionale agricoltura), il professor Andrea Formigoni (docente ordinario di Nutrizione e alimentazione animale presso l’Università di Bologna), il professor Marcello Mele (docente ordinario di Scienze animali presso l’Università di Pisa) e il professor Paolo Aimone Marsan (docente ordinario di Miglioramento ge- netico animale presso l’Università Cattolica di Piacenza).
Sul tema delle proteine vegetali, Cortesi è chiaro: «L’effetto sull’ambiente, stando a quello che dicono le tendenze di mercato, sarà alquanto limitato, e vi è poi un problema serio rappresentato dallo svantaggio nutrizionale di queste ultime. I prodotti a base vegetale non contengono gli stessi nutrienti di quelli a base animale, e utilizzare integratori non ha lo stesso effetto». Quanto alla carne sintetica «non dob- biamo temere questa ipotetica concorrenza, per- ché siamo detentori di un fattore, la qualità, che non potrà mai e poi mai essere ricreato in labo- ratorio».

