AIIP tra i firmatari del documento per dedicare lo spettro alto dei 6 GHz per il Wi-Fi di nuova generazione

AIIP – Associazione Italiana Internet Provider è tra i firmatari del documento unitario elaborato e condiviso in maniera trasversale da un ampio gruppo di stakeholder nazionali, europei ed internazionali per dire no in maniera compatta alla destinazione dello spettro alto dei 6 GHz (6.425 – 7.125 MHz) alla banda larga mobile e al 5G.

Il Presidente Zorzoni: «Solo così riusciremo a garantire la necessaria flessibilità normativa per implementare l’intera banda a 6 GHz per l’uso senza licenza da parte di Wi-Fi 6E, Wi-Fi 7 e generazioni Wi-Fi future»

Il tema è fra i più sentiti tra quelli che saranno affrontati alla Conferenza Mondiale delle Radiocomunicazioni, in scena a Dubai fino al prossimo 15 dicembre; un simposio considerato da più parti cruciale, in quanto in quel contesto i membri dell’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (ITU), l’agenzia ONU che si occupa di fissare gli standard internazionali per l’uso delle frequenze, rivedranno il Trattato Internazionale che disciplina – tra l’altro – anche l’uso dello spettro radio. Alla luce della posizione dell’RSPG (Radio Spectrum Policy Group), la Commissione europea dovrebbe altresì presentare la sua proposta per una posizione comune dell’UE, che sarà esaminata, votata e approvata dal Consiglio dell’Unione europea.

Nel documento i firmatari (tra i quali compaiono, oltre ad AIIP, Breko – German Broadband AssociationDSA – Dynamic Spectrum AllianceISFE – Interactive Software Federation of EuropeWi-Fi Alliance e Wireless Braodband Alliance, solo per citarne alcuni) si oppongono fermamente all’utilizzo della banda alta del 6 GHz per le reti mobili e come banda primaria per supportare l’evoluzione del 5G, in quanto tale misura arriverebbe addirittura ad ostacolare il conseguimento dei principali obiettivi di connettività dell’UE per il decennio digitale.

«I cofirmatari – spiega il Presidente di AIIP, Giovanni Zorzoni– ritengono che la posizione dell’UE dovrebbe essere a favore del mantenimento dello status quo attuale, vale a dire un’allocazione in modalità “unlicensed” dello spettro, cosa che andrebbe a vantaggio dell’Europa per rapporto costo-efficacia ma anche in termini di raggiungimento degli obiettivi del Green Deal e di quelli digitali dell’UE definiti nel suo programma strategico per il 2030 (“Percorso per il decennio digitale”). Questa decisione si rivelerebbe inoltre neutrale dal punto di vista tecnologico, in quanto andrebbe a promuovere la coesistenza del miglior mix di differenti tecnologie in grado di garantire per il futuro una connettività ad alta velocità.

Se invece l’Europa acconsentisse all’utilizzo della banda alta del 6 GHz per la rete mobile, finirebbe inevitabilmente per restare indietro rispetto agli altri Paesi del mondo in termini di connettività – prosegue Zorzoni. – Utilizzare lo spettro alto del 6 GHz per le reti mobili richiederebbe infatti tempo e risorse considerevoli per sviluppare e implementare dispositivi compatibili. È importante inoltre sottolineare che, a differenza del Wi-Fi, la rete mobile non può coesistere con gli attuali utilizzatori del 6 GHz come ponti microonde e servizi satellitari. Al contrario, mantenendo lo scenario attuale, l’Europa si troverebbe nella posizione migliore per rispondere alle future sfide che riguardano la connettività».

Per questi motivi – si legge nel documento – i firmatari invitano i responsabili politici dell’UE a mantenere invariata (“no change”) la loro posizione sul tema (Agenda Item 1.2) in occasione della Conferenza Mondiale delle Radiocomunicazioni: ciò garantirà la necessaria flessibilità normativa per implementare l’intera banda a 6 GHz per l’uso senza licenza, ad esempio da parte di Wi-Fi 6E, Wi-Fi 7 e generazioni Wi-Fi future. Un’Europa connessa digitalmente – concludono i firmatari – richiede un ecosistema Wi-Fi funzionale, insieme a fibra, satelliti, 5G e altri componenti fondamentali dell’infrastruttura di telecomunicazioni.

«Gli Stati Uniti sono il paese con la più alta pervasività del vero 5G (quello mmWave) – conclude Zorzoni – e hanno ritenuto vitale, per il futuro delle reti wireless all’interno delle case, aprire l’intero spettro di 1200Mhz all’uso per il Wi-Fi di nuova generazione. Una scelta differente in Europa sarebbe, oltre che dannosa, incomprensibile: da anni si attendono gli investimenti necessari a realizzare una vera rete 5G, ma, ad oggi, pare che la priorità degli operatori mobili non sia quella di investire bensì di ostacolare la diffusione di una nuova tecnologia per gli operatori fissi».

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