La pittura di Carla Patella, la scultura di Nicola D’Angelo, la street art di T41 s’incontrano alla galleria Mantova Arte Design – Inaugurazione sabato 14 ottobre

Dal 14 al 27 ottobre la galleria Mantova Arte Design (MAD) ospita una triplice personale: la pittrice Carla Patella, lo scultore Nicola D’angelo e lo street artist T41 definito il Banksy della bassa reggiana e mantovana, perché “colpisce” soprattutto in queste due province.

Vernissage sabato 14 ottobre alle ore 18:00 con presentazione di Massimo Pirotti.

Carla Patella

Vive e lavora a Bologna dove è nata.

Fin dalla più tenera età manifesta inclinazioni artistiche, ereditate dal padre e dallo stesso alimentate, inizialmente sotto forma di gioco e successivamente iscrivendola a scuole che ne curassero la formazione. A tal fine frequenta il Conservatorio musicale e contemporaneamente la Scuola d’Artedella sua città. Seguirà poi la Scuola libera del nudo all’ Accademia di belle Arti e l’atelier del grande pittore Wolfango. I suoi studi Umanistici non l’hanno mai distratta dal primo interesse della sua vita: l’ARTE!

Il protagonista delle sue opere è principalmente l’essere umano nelle sue molteplici espressioni di sentimenti ed emozioni: un figurativo che prende vita da una pennellata sempre energica e materica che certamente ben ne rispecchia il carattere! A volte lascia spazio a Nature Morte sempre caratterizzate da tecniche miste e da colori accesi che danno loro “vita”.

Ha preso parte a numerose mostre collettive e ha organizzato una personale a Bologna nel 2006. Trovate traccia della sua attività nei social e in vari cataloghi.

Citando il bel commento critico del professor Vittorio Sgarbi

“Al centro del discorso della Patella temi inesauribili: la riflessione sulla natura e sulla sua creatura forse prediletta, la donna, meglio, la donna giovane, fisicamente conforme ai canoni estetici oggi più in voga, intesa come elemento indispensabile di mediazione fra il bello assoluto, divino, e quello relativo, invece tutto umano. Temi che l’artista bolognese, formatasi nella fruttuosa scia di Wolfango Peretti Poggi, non sviluppa come se fossero legati per forza a una dimensione atemporale, anche quando la tentazione ci sarebbe (nei paesaggi, per esempio, dove più chiaramente si manifesta, senza peraltro mai contraddire un approccio fondamentalmente realistico, un formalismo teso a semplificare, regolarizzare, per cogliere meglio l’esprit de géometrie insito nelle cose), ma che anzi é solita proiettare nel presente in cui vive, fra personaggi resi famosi dai media e altri che non lo sono affatto, facendo comunque parte del suo universo abituale. Più la Patella illustra con semplicità e chiarezza, ricorrendo a quella che probabilmente é diventata la sua vocazione principale, più sembra che il suo realismo ceda progressivamente campo a un simbolismo che fa emergere un certo senso dell’arcano nella scelta delle composizioni, qualche volta anche con elementi scomponibili (il trittico “vitaminico” Nel gazebo), così come nella presenza di oggetti allusivi che paiono sempre voler dire qualcosa di più rispetto a quello che sono. Sintomi di un esprit de finesse dell’artista che non si accontenta di vedere, ma che facendo vedere anela a evocare i significati primi del tutto.”

NICOLA D’ANGELO 

Nato il 22 Settembre dell’anno 1978, Nicola D’Angelo scopre la lavorazione del legno all’età di 10 anni nella piccola falegnameria del nonno materno.

Nel laboratorio del nonno, per Nicola il legno non si limitava ad assumere le sembianze di qualcos’altro, diventava altro.

Nelle opere è possibile ritrovare quel bisogno di trasformare la materia lignea trascendendo la realtà, una trasformazione intesa come passaggio dai vincoli di una staticità rigida e schematica verso una condizione di libertà e di movimento.

Il legno prende vita, si tende e si rilassa, diventa riconoscibile solo da venature ed anelli.

La prima mostra dell’artista si propone dunque come una fase iniziale, l’espressione embrionale di una ricercain divenire.

Nelle opere è possibile riconoscere una tensione vitale, l’inizio di una separazione della materia che si muove verso forme ancora indefinite e indecifrabili. L’astrattismo biomorfo delle opere richiama la fase mitotica del ciclo vitale delle cellule, la fase durante la quale prevale la tensione dialettica tra ciò che non è più e ciò che non è ancora.

T41

Un ignoto writer con la missione di iconizzare i nostri miti, nel pieno anonimato abbandona alla comunità immagini di personaggi famosi o personalità locali mettendoli sullo stesso piano. Sono immagini schiette che colpiscono direttamente l’occhio di chi guarda proprio grazie alla loro iconica comunicabilità.

La sua è una logica conseguenza del linguaggio tra street art e pop, ma lo fa non solo attraverso i furtivi murales ma anche nelle opere su tavola che abbandona, rivestite di una tela di iuta ricoperta da una cementite che ricalca le stesse sensazioni dei muri e proprio per questo sono dei veri e propri murales mobili, una sorta di continuazione del suo spirito poetico che sfocia in quell’amore puro per l’arte.

Un estetica che da luogo a post modernismi che a differenza di altri famosi street artist si cela un velo di malinconica ironia elevando i personaggi che rappresenta di un’aura di irriverente misticismo.
A questa nuova filosofia dell’arte urbana segue un istinto di donare le virtù creative a luoghi apparentemente anonimi riqualificando concettualmente le aree urbane del nostro territorio che si sta liberando dal torpore di un chiuso campanilismo.

Chi è T41? Quali sorprese ci riserverà in futuro?

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