Fondazione Palazzo Te propone per la stagione espositiva 2024 un ampio e articolato viaggio intorno al tema delle metamorfosi, celebrando uno dei topoi più ricorrenti ed enigmatici presenti all’interno del palazzo realizzato da Giulio Romano.

Palazzo Te. Il labirinto delle metamorfosi raccoglie un ricco programma di eventi e mostre dedicato a questo tema che ha attraversato le epoche senza perdere mai la sua intensità, attivando spunti e nuovi modi di scoprire un repertorio iconografico e architettonico senza pari. La metamorfosi, intesa come una interrogazione fondamentale sull’essenza della natura e sul senso dell’umanità, si presenta infatti come una linea narrativa al tempo stesso profonda e scherzosa, ironica e vertiginosa, sempre centrale, del progetto artistico di Giulio Romano a Palazzo Te.
Il palazzo è intriso di riferimenti a Ovidio e Apuleio, re-interpretazioni moderne e visioni contemporanee, si manifesta come una wunderkammer, un campionario di forme ispirate alla poesia e alla mitologia antica, ai viaggi e alle scoperte dell’epoca: decorazioni, corami, oggetti e animali si trasformano continuamente, generando un’atmosfera di stupore alla base del fascino che ha esercitato su chiunque abbia varcato la sua soglia dal XVI secolo a oggi.
“La metamorfosi, intesa come una interrogazione fondamentale sull’essenza della natura e sul senso dell’umanità, si presenta infatti come una linea narrativa al tempo stesso profonda e scherzosa, ironica e vertiginosa, sempre centrale, del progetto artistico di Giulio Romano a Palazzo Te”.
STEFANO BAIA CURIONI
Il programma prende il via il 27 marzo 2024 con una valorizzazione del percorso di visita delle sale di Palazzo Te attraverso supporti informativi e un rinnovato sistema di illuminazione che sottolineerà i riferimenti alla metamorfosi presenti nel ciclo decorativo del Palazzo.
CAMERA DI OVIDIO
Le Metamorfosi di Ovidio irrompono nell’architettura di Palazzo Te fin dalla prima stanza dell’appartamento “privato”, detta Camera di Ovidio su ispirazione dell’antiquario Jacopo Strada.
Il poema, che narra oltre duecentocinquanta miti, conosce una grande fortuna a partire dalla fine del Quattrocento, quando la traduzione dei poeti classici in lingua volgare comincia a imporsi come un fenomeno di vasta portata nel mercato editoriale italiano. Omero, Virgilio, Stazio e soprattutto Ovidio vengono liberamente riscritti e adattati per il diletto di un pubblico più vasto. Le edizioni a stampa delle Metamorfosi si moltiplicano in Italia dal 1471. Il volgarizzamento di Giovanni Bonsignori da Città di Castello è corredato da una serie di scene figurate per l’edizione veneziana del 1497. Questa ricca iconografia resta alla base di altre edizioni, come quella di Niccolò degli Agostini (1522) corredata da 72 xilografie. Nel Cinquecento il poema è riletto nel metro dell’Orlando furioso di Ariosto.
Il volume di Agostini, il cui nome compare nel patrimonio librario della corte Gonzaga, può essere considerato il testo mediatore alla base delle rielaborazioni iconografiche di Giulio Romano insieme all’antecedente di Bonsignori. Per questo alcune figure degli affreschi si spiegano soltanto nel racconto di Agostini, spesso più sviluppato di quello ovidiano.
La prima camera del palazzo, che intreccia storie di sfida e di amore tra umani e dèi, introduce all’idea che l’edificio si snodi come un labirinto di miti e racconti antichi, immagini di eroi e di amori, in un crescendo in cui meraviglia, armonia, poesia e magia si sovrappongono. È il labirinto che ispira l’uomo “nobile”, ovvero colui che, educato dall’antico, è capace di azioni che rendono la vita degna di essere vissuta.
- Orfeo agli Inferi: amore e morte
Orfeo è il poeta capace di andare nel mondo dei morti e tornare alla vita. È lo sciamano dell’arte greca che incanta gli animali con la sua musica. Euridice è l’amore della sua vita e la sua sposa. Come ci racconta Virgilio nelle Georgiche, Euridice è costretta a fuggire per sottrarsi al furore amoroso del pastore Ariste e, nella corsa, viene morsa fatalmente da un serpente. Orfeo, afflitto per la morte dell’amata, canta e gli dèi dell’Ade, che mossi a compassione, concedono a Euridice di tornare sulla terra, a condizione però che Orfeo non si volti mai a guardarla per tutto il pericoloso tragitto dal mondo dei morti. Proprio alla fine del viaggio, inquietato da un rumore, Orfeo si volta e perde la sua sposa per sempre.
L’affresco mostra Orfeo che suona e canta per Plutone e Proserpina sotto la minaccia del cane Cerbero, mentre Caronte accompagna Euridice, con i polsi legati, al loro cospetto. Cerbero non compare nella versione ovidiana ma in quella di Niccolò degli Agostini (Venezia, 1522), mentre Caronte è citato solo dopo la morte di Euridice.
- Il supplizio di Marsia: osare l’inosabile
Il satiro Marsia trova sulla sua via un prezioso strumento musicale a doppia canna: si tratta dell’aulos, gettato via da Atena e contaminato dalla maledizione della dea. Inorgoglito dallo splendido suono dello strumento, Marsia osa sfidare il dio Apollo in una gara musicale. Inesorabilmente sconfitto, il satiro subisce una tremenda punizione e viene scorticato vivo.
Nell’affresco giuliesco, legato a un albero dove è appesa una siringa, Marsia è scorticato da Apollo, rappresentato a sinistra con due figure, una delle quali porta la sua lira. A destra c’è Mida in lacrime con Olimpo, allievo del satiro, che porta un secchio. La scena è una contaminazione con la Contesa di Apollo e Pan, sia per lo scambio degli strumenti musicali che per la presenza di Mida.
L’azione diretta di Apollo è assente nell’originale ovidiano ed è introdotta nella versione delle Metamorfosi in volgare di Giovanni Bonsignori (Venezia, 1497). La compresenza di Apollo come carnefice e Marsia appeso all’albero è presente nel volgarizzamento cinquecentesco di Niccolò degli Agostini.
- Bacco e Arianna: amarsi tra le stelle
Figlia del re di Creta Minosse e di Pasifae, Arianna si innamora di Teseo dopo averlo aiutato a uscire dal labirinto sconfiggendo il Minotauro, il mostro metamorfico metà toro e metà uomo. Nonostante lei gli abbia salvato la vita, Teseo la abbandona sulla spiaggia di Nasso per proseguire nelle sue imprese. Il pianto della giovane attrae il dio Bacco che la consola e, affascinato dalla sua bellezza, la prende in moglie. Per offrirle fama immortale le sfila il diadema e lo scaglia in cielo: mutate in fulgidi fuochi, le gemme della corona si fissano nel firmamento creando la Corona Boreale dell’emisfero nord.
La scena dell’affresco giuliesco esalta l’erotismo dei due amanti sdraiati al centro accanto ad Eros, al quale la giovane fanciulla accarezza i capelli. Sulla destra compare un satiro con una fiaccola accesa e, in primo piano, una figura femminile personifica una fonte e rappresenta la fertilità.
- La contesa di Apollo e Pan: la musica e la sfida con gli dèi
Pan sfida Apollo in una gara musicale. Il monte Tmolo è il giudice della contesa. Re Mida, che ha abbandonato le sue ricchezze e vive nei boschi con Pan, assiste al confronto. Quando il monte Tmolo assegna ad Apollo la vittoria, re Mida critica la scelta e per questo il dio gli fa spuntare sul capo due orecchie d’asino.
L’affresco di Giulio Romano illustra il momento della contesa e mette in evidenza gli strumenti musicali dei due protagonisti: la musica divina di Apollo, che suona la lira, e quella umana di Pan, che suona il flauto. La figura anziana sullo sfondo con mantello e bastone rappresenta il genio del monte Tmolo.
La scena è una contaminazione fra il mito di Marsia, già presente nella sala, e quello di Pan. La Vittoria alata a sinistra, che incorona Apollo, e Minerva a destra non sono presenti nel racconto ovidiano, ma tradizionalmente si legano alla gara musicale. La raffigurazione di Tmolo, al centro, con sembianze di vecchio, con la mano destra alzata in direzione di Pan, sembra dipendere direttamente dal rifacimento ovidiano di Niccolò degli Agostini, come pure la presenza di Minerva.
LOGGIA DELLE MUSE
Orfeo ed Euridice: l’arte sfida la morte
Nella Loggia delle Muse, decorata ad affresco e stucco nella volta, sono presenti le nove divinità femminili, figlie di Mnemosine, circondate da motivi di ispirazione egizia e geroglifica, possibili riferimenti all’antica sapienza ermetica. Antico ingresso del palazzo, la loggia dichiara come Palazzo Te sia innanzitutto un luogo in cui l’arte domina: l’arte nel suo mistero e le muse nella loro enigmatica presenza.
Giulio Romano rappresenta qui la storia ovidiana di Orfeo ed Euridice sulla parete affrescata, oggi purtroppo in pessimo stato di conservazione. Nelle arcate laterali sono dipinti ampi paesaggi che accolgono due scene bucoliche della narrazione mitologica: a sinistra la morte della ninfa Euridice per il morso di un serpente mentre fugge per sottrarsi alle attenzioni del pastore Aristeo; e a destra Orfeo che, tra gli animali intona liriche così commoventi da convincere Plutone e Proserpina a far ritornare in vita l’amata sposa.
SALA DEI CAVALLI
La Sala dei Cavalli è collocata nel corpo di fabbrica delle antiche scuderie dei Gonzaga, dove gli avi di Federico II allevavano i loro preziosissimi cavalli da corsa. L’arte di Giulio Romano trasforma le stalle in una reggia e questo ambiente in una sala di ricevimento per gli ospiti illustri. Nel trionfo degli affreschi con ironia e maestria sono presentati i cavalli in posa. Due di loro hanno un nome e si rivolgono con lo sguardo al pubblico: Morel Favorito, il cavallo dal manto grigio della parete sud; Dario il destriero con il manto più chiaro della parete nord. Al di sopra dei destrieri prediletti da Federico II Gonzaga, sono dipinti sei monocromi che imitano bassorilievi di bronzo e raffigurano alcune Storie di Ercole. Oltre agli episodi di Ercole e Anteo ed Ercole e Deianira, sono illustrate quattro delle dodici celebri Fatiche: Il leone di Nemea e Il cane Cerbero, L’idra di Lerna e Il toro di Creta, che potrebbero essere lette anche come le due metamorfosi del dio fluviale Acheloo durante la lotta con l’eroe.
Originariamente la sala era arredata con corami aurei e rossi, mentre il pavimento, prima dei restauri settecenteschi e novecenteschi, era in cotto.
Ercole: la divinizzazione dell’eroe
Ercole diventa immortale grazie a Giove dopo le celebri dodici fatiche grazie alle quali riesce a espiare la colpa per aver ucciso la propria famiglia.
La follia ha indotto Ercole a uccidere moglie e figli. Disperato l’eroe si ritira in solitudine. Rintracciato dal cugino Teseo, accetta di recarsi a Delfi dove la Pizia gli dice di raggiungere Tirinto e servire Euristeo compiendo una serie di imprese. Comincia così il suo percorso di espiazione e iniziazione.
- Nesso e Deianira
Nesso, figlio di Issione e Nefele, è un centauro che vive sulle rive del fiume Eveno e usa traghettare i viaggiatori da una sponda all’altra. Quando incontra Ercole e la moglie Deianira, il centauro si offre di traghettare la fanciulla e, invaghitosi di lei, cerca di rapirla. Per salvare la sua sposa, Ercole lo uccide con una freccia intrisa del veleno dell’Idra, sconfitta dall’eroe in una delle sue Fatiche. Prima di morire, per vendetta, Nesso dona a Deianira il suo sangue avvelenato, suggerendole con l’inganno di cospargerlo su una tunica del marito per ottenere amore eterno. Ingelosita da una rivale, Deianira seguirà il consiglio del centauro, fatale per l’eroe.
L’affresco di Giulio Romano presenta Deianira sulla groppa di Nesso, mentre Ercole è posto a destra e impugna l’arco e la freccia.
- Ercole e Anteo
Anteo re della Libia, è un gigante alto sessanta braccia figlio di Poseidone e Gea. Abita in una spelonca nella valle del fiume Bagrada presso Zama, si nutre di carne di leone ed è invincibile finché rimane a contatto con la terra, ovvero sua madre Gea. Ercole riesce a sconfiggerlo sollevandolo in aria, come si vede nell’affresco giuliesco.
- Ercole e l’Idra di Lerna
Idra, figlia di Tifone ed Echidna, sorella di Cerbero, Ortro e Chimera, è un mostro velenoso. Descritta come un serpente marino dotato di molte teste, che ricrescono dopo essere state mozzate. L’Idra viene dominata da Ercole, unico tra tutti gli umani, nella sua seconda Fatica.
L’interpretazione tradizionale dell’affresco di Giulio Romano identifica il serpente con l’Idra nel momento del combattimento con Ercole. Altre letture vedono invece nell’animale il serpente Ladone del Giardino delle Esperidi (affrontato da Ercole nell’omonima Fatica). Ma potrebbe essere anche la raffigurazione del dio fluviale Acheloo che, in apertura del Libro IX delle Metamorfosi, narra di essersi trasformato prima in serpente e poi in toro durante la lotta con Ercole che lo sta sovrastando per conquistare Deianira.
- Ercole e il leone di Nemea
Il leone Nemeo prende il nome dalla città greca di Nemea. È proverbiale la sua pelle impenetrabile alle armi in ferro, bronzo o pietra. Per sconfiggere il leone è quindi necessaria la forza delle mani dell’uomo. Secondo Esiodo il leone è figlio di Ortro e Chimera, fratello della Sfinge; secondo Apollodoro è stato generato invece da Tifone; mentre per Igino è figlio di Selene. Nella prima Fatica, dopo aver provato a ucciderlo con arco e frecce, Ercole utilizza la sua clava per portare il leone dentro una grotta. Qui l’animale è intrappolato e viene soffocato dall’eroe con l’uso delle mani, come rappresenta l’affresco di Giulio Romano. Dopo la sua morte, il leone viene privato del manto, utilizzato da Ercole come pelliccia. Giove lo collocherà tra i segni dello Zodiaco.
- Ercole e il toro
La settima Fatica che Euristeo impone a Ercole è catturare il Toro di Creta, una creatura selvaggia inviata da Poseidone, dio del mare, per seminare il terrore sull’isola del re Minosse. Dopo una lotta epica, l’eroe riesce a dominare la bestia e a portarla a Micene come trofeo.
Questa è la lettura tradizionale dell’affresco in cui Ercole afferra il toro per le corna puntando un ginocchio sulla schiena della bestia. Proprio questo particolare potrebbe suggerire una diversa interpretazione che identifica nell’animale il dio fluviale Acheloo nella metamorfosi in toro durante il combattimento con Ercole. Questa singolare posizione dell’eroe viene infatti descritta con precisione nel testo di Agostini e raffigurata nella xilografia che illustra alcuni momenti delle Storie di Ercole con la moglie Deianira. Giulio Romano avrebbe così raffigurato entrambe le trasformazioni di Acheloo.
- Ercole e il cane Cerbero
Euristeo comanda a Ercole, come dodicesima e ultima Fatica, di catturare Cerbero e portarlo alla luce del giorno. Per compiere questa impresa, l’eroe deve scendere negli Inferi affrontando molte sfide lungo il cammino. Raggiunto Cerbero, dopo una lotta feroce, riesce a catturare il mostro a tre teste.
CAMERA DI AMORE E PSICHE
La camera di Amore e Psiche, che accoglie con un banchetto l’imperatore Carlo V nel 1530, è impreziosita dalle decorazioni più complesse ed esteticamente ricercate di tutto il palazzo. La sua narrativa si articola in tre diversi momenti: il racconto preponderante dell’amore tra Psiche ed Eros, tratto dalle Metamorfosi di Apuleio; le storie degli amori di Polifemo e Galatea, Venere e Adone, Marte e Venere, Bacco e Arianna, Pasifae e il toro, tratti dalle Metamorfosi dal racconto ovidiano; la scena di Giove e Olimpiade, ispirata invece dalla Vita di Alessandro di Plutarco.
Nella sala trionfa il mistero di Eros, dio del desiderio, che rivela tutta la sua essenza nella favola di Apuleio. Psiche è una giovane mortale di rara bellezza, ostacolata dall’invidia di Venere, ma ricambiata dell’amore del dio. Secondo James Hillman, psicoanalista e filosofo, Psiche è l’anima che si innamora dell’innamoramento inabissandosi in prove terribili che alla fine si concludono felicemente, con il matrimonio e l’assunzione nell’Olimpo.
La favola di Apuleio, molto studiata e commentata per la sua intonazione iniziatica e archetipa, è la celebrazione del desiderio d’amore, forza creatrice di umanità. Un’umanità capace di follia, ma anche di una trasformazione che la rende degna degli dèi.
Amore e Psiche: la divinizzazione dell’anima
Apuleiocompone le Metamorfosi tra il 160 e il 180 d.C. lasciandosi ispirare da Ovidio. L’opera è conosciuta anche con il titolo di Asinus aures (Asino d’oro), con il quale la indica la prima volta Agostino. Nel racconto, tra il IV e il VII libro, il protagonista Lucio, già trasformato in asino, è portato da alcuni briganti in una caverna custodita da una vecchia. La notte successiva i briganti vi conducono anche una giovane donna, Carite, imprigionata per richiedere un riscatto. La vecchia, per consolare la fanciulla, racconta la favola di Amore e Psiche, a cui Giulio Romano dedica il ciclo di affreschi alle pareti e nel labirinto di scene del soffitto della camera.
Amori e metamorfosi
- Il bagno di Marte e Venere
Venere, moglie di Vulcano, si innamora di Marte e con lui tradisce il marito nella propria camera nuziale. Apollo scopre l’adulterio e lo rivela a Vulcano che si vendica costruendo una rete invisibile per legare i due amanti. Colti in fragrante, Marte e Venere sono derisi da tutti gli dèi.
L’affresco presenta gli amanti Marte e Venere mentre fanno il bagno. A sinistra c’è Amore, un giovanetto adolescente, con la faretra sulle spalle, che si affretta verso Marte con un telo per asciugarlo. La parte destra dell’affresco è occupata dalla dea, assistita da puttini che versano acqua da un vaso o le porgono profumi. Uno di questi si appresta ad asciugarle la schiena. In mezzo a questa giostra di putti la dea esce dall’acqua con i lunghi capelli sulle spalle volgendo lo sguardo all’amante.
- Bacco e Arianna
Per amore di Teseo, Arianna suggerisce all’eroe di dipanare un filo nei meandri del labirinto, dove sconfigge il Minotauro, per riuscire a trovare la via d’uscita. Facendo vela verso Atene, l’ingrato Teseo abbandona Arianna sull’isola di Nasso. Bacco giunge in soccorso della principessa, rimasta sola e disperata, e la avvolge in un abbraccio amorevole come rappresenta Giulio Romano nell’affresco. Per immortalarla con una costellazione le sfila il diadema e lo scaglia in cielo: le gemme della corona trasformandosi in stelle si fissano nel firmamento tra la costellazione di Ercole e quella di Ofiuco.
- Marte, Venere e Adone
Adone è uno degli amanti di Venere, nato dall’amore incestuoso di Mirra con suo padre Cinira, re di Cipro, al quale la giovane si era unita attraverso un sotterfugio. Scoperto l’inganno, Cinira aveva cercato di punire la figlia ma gli dèi decidono di salvarla trasformandola in un albero, dalla cui corteccia nasce Adone. Il bellissimo giovane è allevato dalle Naiadi e Venere si innamora di lui quando viene involontariamente colpita da una freccia del figlioletto Eros. Un giorno, durante una battuta di caccia, Adone è ucciso da un cinghiale inviato dal geloso Apollo. Dal sangue del giovane morente crescono gli anemoni e da quello della dea, ferita tra i rovi mentre corre a soccorrerlo, nascono le rose rosse, come si può vedere nell’affresco.
Giulio Romano rappresenta Marte che irrompe nelle sale di Venere preso dalla gelosia e sguaina la spada per colpire Adone.
- Giove e Olimpiade
Giove, in forma di serpente, seduce Olimpiade, moglie del re macedone Filippo II e madre di Alessandro Magno. Il marito tradito spia la scena nascosto dietro l’uscio, ma l’aquila di Giove punisce la curiosità del re, colpendo il suo occhio con il fulmine che sorregge con gli artigli. Non presente nelle Metamorfosi di Ovidio, la storia è raccontata da Plutarco nella Vita di Alessandro e rappresenta con efficacia le trasformazioni metamorfiche ed erotiche del dio e la sua onnipotenza.
- Polifemo, Aci e Galatea
Ovidio nelle Metamorfosi racconta del rapporto del ciclope Polifemo con Galatea, ninfa del mare, innamorata del bellissimo pastore Aci e da questi ricambiata. Attratto dalla bellezza di Galatea, Polifemo cerca di sedurla suonando il flauto ma viene respinto. Quando il ciclope trova i due amanti in riva al mare, spinto dalla gelosia, uccide Aci con un masso di lava. Galatea, disperata per aver perso il suo amato, trasforma il sangue in una sorgente per poter mantenere vivo il loro amore. Nell’affresco posto sopra al camino Giulio Romano presenta il ciclope come un gigante con un grande occhio sulla fronte e tra le mani una siringa e una clava. Il piccolo orso nella cavità della roccia allude a un dono per l’amata Galatea, rappresentata con Aci in riva al fiume che prende il suo stesso nome.
- Pasifae e il toro
Poseidone invia a Minosse, re di Creta, un bianchissimo toro affinché venga sacrificato in suo onore. Il re però non obbedisce al dio e sacrifica un altro animale. La vendetta divina non tarda ad arrivare: la regina Pasifae sviluppa una passione così folle per il toro da desiderare ardentemente di unirsi ad esso e, decisa a soddisfare il proprio impulso, chiede aiuto a Dèdalo. L’inventore le costruisce una vacca di legno cava nella quale entrare per consumare il rapporto, come viene rappresentato nell’affresco di Giulio Romano. Fecondata dal toro, Pasifae darà alla luce il Minotauro.
CAMERA DELLA AQUILE
La Camera delle Aquile, originariamente destinata a ospitare il letto di Federico II Gonzaga, presenta ricche decorazioni a stucco, affreschi, busti romani e marmi istoriati. Domina nel soffitto il mito della Caduta di Fetonte tratto dalle Metamorfosi di Ovidio. In posizione meno centrale stanno scene affrescate e decorazioni in stucco, tra cui due celebri rapimenti di fanciulle.
- La caduta di Fetonte: osare e fallire
Il mito di Fetonte racconta di uno spettacolare fallimento. Figlio di Clìmene, moglie del re etiope Mèrope, e del dio Sole, Fetonte è sfidato dal coetaneo Epafo a provare la sua divina discendenza. Il giovane ottiene dal padre, che acconsente a malincuore, il permesso di guidare il carro del Sole per un giorno. Nonostante le raccomandazioni, Fetonte lascia correre troppo i cavalli, perde il controllo e precipita in una cavalcata distruttiva che incendia le foreste e prosciuga laghi e fiumi, finché Giove, per fermarlo, lo colpisce con un fulmine facendolo cadere nel fiume Eridano. Fetonte annega compianto dalle sorelle Eliadi che, per la disperazione, si trasformano in pioppi, mentre le loro lacrime diventano ambra.
Rapimenti d’amore
- Ratto di Europa
Giove, il re degli dèi, si invaghisce spesso di donne mortali e deve mettere in pratica diversi sotterfugi e trasformazioni per non destare le ire della moglie Giunone. Un giorno si innamora della principessa Europa, figlia di Agenore re di Tiro, e decide di rapirla. Per avvicinare la giovane senza spaventarla né destare sospetti, si trasforma in un candido toro, simile agli animali che pascolano liberamente sulle spiagge di Tiro. Europa, rassicurata dalla docilità dell’animale, si avvicina e gli sale in groppa. Giove fugge così con la giovane che, terrorizzata e aggrappata alla bestia, volge lo sguardo con tristezza alla propria terra da cui è stata strappata.
- Ratto di Proserpina
Il rapimento di Proserpina è il mito greco alla base dei misteri eleusini. Figlia di Cerere e Giove, Proserpina è la regina degli Inferi e va e torna dal mondo dei morti garantendo con questo viaggio periodico il mantenimento del ciclo della fertilità e della generatività della terra. Venuta a conoscenza del rapimento della figlia, Cerere vaga sconsolata per la terra, facendo morire il raccolto e portando la siccità. Decisa a liberarla dal regno dei morti, chiede l’intervento di Giove che, facendo da mediatore tra Cerere e Plutone, dividerà il corso dell’anno in due parti uguali, in modo che Proserpina diventi una divinità condivisa dai due regni. Orfeo ripercorrerà invano la strada di Proserpina per salvare l’amata Euridice, riverberando il legame tra i misteri eleusini e l’orfismo più tardo.
CAMERA DEI GIGANTI
Gigantomachia: la battaglia per la pace
La Camera dei Giganti è considerata l’epicentro del palazzo, come riferisce Giorgio Vasari, uno dei suoi primi visitatori. Vi è rappresentata la battaglia terribile tra Giove e i Giganti, nati dal sangue del membro evirato di Urano (che poi darà vita a Venere), esseri arcaici che assediano l’Olimpo per vendicare l’antica sconfitta dei Titani.
La sceneggiatura dello scontro è drammatica: il crollo delle montagne che seppelliscono i Giganti è simbolo delle sfide terribili che accompagnano l’ascesa al trono imperiale di Carlo V. Alleato della famiglia Gonzaga, l’Asburgo è alla ricerca di una pacificazione europea, costruita con azioni diplomatiche e diversi viaggi in Italia tra cui i soggiorni a Mantova nel 1530 e nel 1532.
La Camera è il culmine del racconto di Palazzo Te e si connette plausibilmente ai dinamismi e ai “crolli” già rappresentati nelle architetture del Cortile d’Onore dialogando con la Camera di Amore e Psiche: la corte di Federico II Gonzaga partecipa così alla grande avventura di una umanità che, trasformata da Amore e sotto la guida di Carlo V (rappresentato nelle sembianze di Giove), sconfigge i Giganti che la minacciano.
Il volgarizzamento delle Metamorfosi di Niccolò degli Agostini del 1522 permette di spiegare alcuni elementi mitologici centrali della camera estranei al racconto ovidiano: la raffigurazione dei Giganti con sembianze umane e non con piedi di serpi e mille braccia, la presenza di Plutone, delle Furie e soprattutto delle scimmie, nate dal sangue dei Giganti fulminati da Giove (secondo un’errata interpretazione dell’originale ovidiano, da cui dipende Agostini).
IL GIARDINO E LA GROTTA
La loggia che si apre sul giardino è un ambiente estremamente raffinato per le tre aperture architravate e per la decorazione sulle pareti e sulla volta. La copertura e le lunette presentano affreschi con episodi di una storia probabilmente dedicata al destino umano. La parete meridionale racconta le storie di Bacco e Arianna; la fascia centrale è dedicata al Corteo nuziale di Peleo e Teti; sopra e sotto compaiono le imprese del Monte Olimpo e del Boschetto.
Il giardino, decorato attorno al 1531, presentava in origine sulle pareti paesaggi dipinti in prospettiva, di cui oggi rimangono tracce di incisioni. Le nicchie, tranne quella dedicata alla tomba del cagnolino di Federico II, sono alternamente affrescate o decorate a stucco con soggetti tratti da alcune favole di Esopo. Tra quelle ancora visibili: L’asino e il cane; Il leone e il topo; La volpe e il corvo; La volpe e la cicogna; Il cavallo e il leone; La mosca e l’uomo calvo; Il cane con un pezzo di carne; Il lupo e la testa scolpita; Il leone e il pastore; Il pastore e il lupo.
La Grotta, successiva al cantiere di Giulio Romano, viene realizzata negli anni Novanta del Cinquecento. Un documento del 1595 la nomina come fontana dela grotta del the.
Il portale d’ingresso è rustico e realizzato con stalattiti che simulano l’effetto naturalistico di una vera grotta. Per entrare si scendono tre gradini dal valore simbolico perché alludono all’idea originaria del labirinto di origine babilonese, un ambiente-diaframma che si pone tra i vivi e i morti. Lo spazio interno, suddiviso in due parti comunicanti, era un tempo ricco di decorazioni a conchiglie e pietre colorate che risplendevano in ricchi giochi di luce. Sono presenti nelle nicchie le imprese del Crogiolo, del Crescente lunare, della Fenice e il motto “Non mutuata luce”. Nell’aula minore sono raffigurate storie tratte dall’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto: la pesca di Alcina, Alcina che accoglie i cavalieri e la fuga di Alcina con Astolfo. Ariosto, che molto deve alle Metamorfosi di Ovidio, fu in visita a Mantova nel 1532 al seguito dell’imperatore Carlo V.
La grotta è il luogo della favola e del simbolismo dove si trovano le combinazioni dei quattro elementi e diventa antro degli alchimisti che lavorano per Vincenzo I Gonzaga alla ricerca della pietra filosofale.
L’evoluzione del concetto di metamorfosi sarà indagata approfonditamente nel convegno internazionale di studi che si terrà il 21 e 22 giugno con gli interventi, tra gli altri, di Christian Greco, Marialuisa Catoni, Stéphane Verger, Annie Cohen-Solal, Raffaella Morselli, Francesca Cappelletti e Lorenzo Giusti.
IL LABIRINTO DELLE METAMORFOSI
PROGRAMMA EVENTI
CONCERTO | Metamorphosen
Teatro Bibiena, 6 aprile 2024 ore 18.00
Musiche di R. Strauss
Orchestra da Camera di Mantova e Marco Rizzi
con l’intervento del musicologo Emilio Sala
ingresso a pagamento, ridotto per Supercard Cultura
PERFORMANCE | Meta-formae
14 aprile 2024 ore 19.00 e 20.15
restituzione finale della residenza artistica di danza contemporanea
Compagnia IUVENIS DANZA
coreografie di Giovanna Venturini e Greta Bragantini
ingresso con Supercard Cultura
PERFORMANCE | Le Metamorfosi in jazz
5 maggio 2024 ore 21.00
restituzione finale della residenza artistica di jazz e danza contemporanea
coreografie di Camila Nebbia con gli studenti del Liceo Coreutico e Musicale di Mantova
in collaborazione con Associazione Culturale 4’33”
ingresso a pagamento, gratuito per Supercard Cultura
PERFORMANCE | Firebird
12 maggio 2024 ore 19.30
restituzione finale della residenza artistica di danza contemporanea
COD danza
coreografie di Chiara Olivieri
ingresso con Supercard Cultura
CONVEGNO DI STUDI | Metamorfosi
21-22 giugno 2024 – Museo MACA e Palazzo Te
Giornate di studi internazionale per raccontare l’evoluzione del concetto di metamorfosi, esplorarne i diversi livelli di lettura e chiedersi come la metamorfosi parla al nostro tempo. Con Claudia Cieri Via, Annie Solal Cohen, Christian Greco, Marialuisa Catoni, Stéphane Verger, Raffaella Morselli, Francesca Cappelletti, Lorenzo Giusti.
Ingresso libero
CONCERTO | Solstizio d’estate. Le metamorfosi notturne
21 giugno 2024 ore 19.00
Quartetto Adorno e Sandro De Palma
Quartetto d’archi n. 1 “Metamorfosi notturne” di G. S. Ligeti
Quintetto in fa minore per pianoforte e archi di C. Franck
in collaborazione con MantovaMusica
ingresso a pagamento, ridotto per Supercard Cultura
CONCERTO | Solstizio d’estate. L’estro mi spinge a narrare di forme mutate in corpi nuovi
22 giugno 2024 ore 19.00
Variazioni Concertanti di J. Trigos
Icarus Ensamble
Six Methamorphosis after Ovid per oboe solo di B. Britten
con Melinda Maxwell | Coreografia di C. Olivieri
Studio sul fauno
musiche di C. Debussy Prélude à l’Après-midi d’un faune
con Leonardo Zunica (pianoforte)
coreografia e intervento di Roberto Zappalà
in collaborazione con MantovaMusica
ingresso a pagamento, ridotto per Supercard Cultura
PERFORMANCE | ArcheMythos
6 luglio 2024 ore 20.00
regia Federica Restani
coreografie di Chiara Olivieri e musiche di Gabriele Barlera
in collaborazione con ARS Creazione e Spettacolo
ingresso con Supercard Cultura
PERFORMANCE | La Trasformazione di K. – una fertile stagione
13 luglio 2024 ore 21.00
Un viaggio nel mondo di Franz Kafka tra letteratura e musica
musiche di A. Schönberg, E. Bloch, L. Janáček, M. Ravel
con Daniele Pecci (voce recitante), Franco Mezzena (violino), Stefano Giavazzi (pianoforte)
ingresso a pagamento, ridotto per Supercard Cultura
PERFORMANCE | Da Orfeo a Gregor. Passaggi di forma
14 luglio 2024 ore 20.00
restituzione finale della residenza artistica di teatro-danza
coreografie di Sisina Augusta e Elisa Lolli
ingresso con Supercard Cultura
PERFORMANCE | Andrea Bosca in Orfeo
28 luglio 2024 ore 21.00
musiche di C. Gluck, C. Debussy, M. Ravel, C. Saint-Saens, S. Maffizzoni, J. Mouquet, G. Fauré
con Andrea Bosca (voce recitante), Giulio Tampalini (chitarra), Stefano Maffizzoni (flauto)
testo a cura di Bianca Melasecchi
in collaborazione con MantovaMusica
ingresso a pagamento, ridotto per Supercard Cultura
CONCERTO | Music for eighteen musicians
7 settembre 2024 ore 21.00
musiche di S. Reich
Sentieri Selvaggi Ensamble
con l’intervento di Emanuele Coccia e Carlo Boccadoro
in collaborazione con Festivaletteratura ed Eterotopie
ingresso a pagamento, ridotto per Supercard Cultura
PERFORMANCE | Mutaforma
13-14-15 settembre 2024
nell’ambito del progetto di Dario Moretti
in collaborazione con Teatro all’improvviso
ingresso con Supercard Cultura
MOSTRE TEMPORANEE DI ARTE CONTEMPORANEA | MAT/tam
una domenica al mese
in collaborazione con Manto Arte Temporanea / Temporary Art Manto
ingresso libero
LA FORTUNA DELLE METAMORFOSI
Le Metamorfosi di Ovidio (Sulmona 43 a. C.-Tomi 18 d. C.) sono un testo fondamentale per la letteratura latina e per lo studio della mitologia classica. Il poema, ultimato nel primo decennio del I secolo d.C., si articola in quindici libri di esametri che narrano oltre duecentocinquanta miti del mondo antico. La sua straordinaria importanza consiste nella radicale novità con cui il poeta augusteo affrontò l’argomento mitologico, che dietro una prima parvenza di frivolezza nasconde spesso un significato morale ed edificante. Inoltre, un altro aspetto decisivo per la fortuna di questo testo fu la capacità dell’autore di cogliere nel mito gli aspetti più umani dei sentimenti dei protagonisti.
Le storie sono disposte in ordine cronologico o secondo rapporti di affinità e diversità, fornendo al lettore l’impressione di trovarsi di fronte a un racconto continuo (carmen perpetuum), quasi un “romanzo mitologico”, composto di vari capitoli, il cui principio unificatore è il concetto astratto della mutazione o metamorfosi. Ogni vicenda è sì pensata per la lettura ma, grazie alla particolare sensibilità descrittiva e rappresentativa dell’autore, si offre al lettore come fosse un quadro: anche ciò spiega la straordinaria fortuna figurativa di quest’opera.
Con l’affermarsi del cristianesimo le Metamorfosi, pur essendo un testo totalmente pagano e che in numerosi brani tratta di argomenti amorosi con grande libertà, si prestarono con molta facilità a una lettura allegorica e con intenti moralizzanti: i miti così sopravvivessero e vennero accolti all’interno della letteratura cristiana, arrivando a popolare le opere dei primi grandi autori in lingua volgare: Dante, Petrarca e Boccaccio.
La tradizione manoscritta medievale fu molto importante per tramandare questo testo, ma una vera diffusione su larga scala delle favole ovidiane si ebbe con l’invenzione della stampa a caratteri mobili (1455) che permise la pubblicazione delle prime edizioni delle Metamorfosi in latino (1471) e in traduzione in volgare italiano (1497). Dopo queste prime edizioni per tutto il XVI secolo si susseguirono altre traduzioni del testo classico, numerose quelle in rima seguendo lo schema metrico in ottave, scelto da Ludovico Ariosto per l’Orlando furioso, molte delle quali presentavano ricche illustrazioni curate da famosi incisori, che offrirono a loro volta un interessante repertorio grafico per gli artisti dell’epoca.
Il percorso Il labirinto delle metamorfosi – promosso dal Comune di Mantova, prodotto e organizzato da Palazzo Te con il contributo di Fondazione Banca Agricola Mantovana e in sinergia con Mantova Città d’Arte e di Cultura – prevede anche la collaborazione con istituzioni culturali eartisti del territorio per la realizzazione di attività multidisciplinari per un pubblico il più possibile ampio e diversificato, con proposte che spaziano dalle esposizioni ai concerti, dalle conferenze ai laboratori; tra queste l’installazione Mutaforma di Dario Moretti – artista e direttore di Teatro all’Improvviso – e un palinsesto di appuntamenti musicali e performativi, tra cui i concerti Metamorphosen di Strauss, Metamorfosi notturne di Ligeti, Six Methamorphosis after Ovid di Britten con l’Orchestra da Camera di Mantova, e Music for eighteen musicians di Reich con MantovaMusica.










