Le “Atmosfere del Purgatorio” di Antea Pirondini alla galleria Sartori di Mantova

ANTEA

[…]

«Or se’ tu quel Virgilio e quella fonte

che spandi di parlar sì largo fiume?»,

rispuos’io lui con vergognosa fronte.

«O de li altri poeti onore e lume

vagliami ‘l lungo studio e ‘l grande amore

che m’ha fatto cercar lo tuo volume.

Tu se’ lo mio maestro e ‘l mio autore;

tu se’ solo colui da cu’ io tolsi

lo bello stilo che m’ha fatto onore.

Vedi la bestia per cu’ io mi volsi:

aiutami da lei, famoso saggio,

ch’ella mi fa tremar le vene e i polsi».

di G.Baratti (giornalista)

Alla galleria Arianna Sartori di Via Cappello 17 a Mantova, sabato 11 aprile alle 17,30, inaugurazione della mostra  “Atmosfere del Purgatorio dalle illustrazioni di Gustave Dorè per la Divina Commedia” reinterpretate della pittrice mantovana Antea Pirondini.

Al vernissage sarà presente l’artista, accompagnata dallo scrittore Alfredo Gianolio che illustrerà i tratti di fondo delle opere esposte.

La mostra si colloca nell’ambito dei festeggiamenti per la ricorrenza del 750esimo della nascita di Dante Alighieri.

L’esposizione resterà aperta al pubblico fino al 23 aprile 2015.

pirondini

Antea Pirondini nata a Brusatasso di Suzzara (MN) nel 1951, vive e lavora a Codisotto di Luzzara (RE); alla pittura, intesa non solo come impegno professionale ma come scelta di vita, è approdata già verso la fine degli anni Settanta, per influsso di un pittore, Alfio Pasotti, al quale era legata da vincoli di parentela. Solo alla fine degli anni Ottanta la sua attività artistica è approdata a una dimensione pubblica. Nel 1988 una uscita impegnativa al “Cavallino Bianco” di Suzzara, culla del famoso Premio. Si aggiudica al XVIII Premio Intern. “Città di Parma” il terzo premio speciale intitolato a “Giovannino Guareschi”.

Da allora ad oggi le personali, le collettive, le rassegne e i concorsi sono stati più di cento e fra queste le più significative sono state due importanti collettive a Mantova: la rassegna Di segno in segno attraverso la Padania, a cura di Gianni Baldo, con presentazione di Benvenuto Guerra, e la “collettiva tutta al femminile” alla Galleria Lo Scalone. Alla attività espositiva, sempre più intensa si accompagna una costante evoluzione sul piano delle tecniche e della ricerca poetica. «La Padania, terra feconda che ha dato buoni nomi all’arte e alla cultura e che, nel tempo, ha saputo imporsi all’attenzione del mondo intero per l’importanza dei suoi personaggi e il fervore creativo della gente. Qui, dove il grande fiume segna il passo e si allarga a vista d’occhio, dove i campi si distendono all’infinito disegnando una pianura ampia e sconfinata, Antea insegue i suoi sogni, accende la sua fantasia, inventa le sue opere. Opere intense e mai descrittive, che pur portano dentro, a ben guardare voci e sussulti di un mondo e di una cultura, quelli padani, che sembrano aver fortemente influito sulla sua formazione; a cominciare da quegli orizzonti bassi e dilatati, da quelle distese immense che aprono i primi piani dei suoi dipinti e che poi si distendono piane fino all’orizzonte o da certi arbusti cespugli che l’artista sovente inserisce come richiami simbolici delle sue complesse rappresentazioni. Opere non descrittive (…) ma piuttosto introspettiva e psicologica, proiettata verso le grandi problematici umane ed esistenziali dei nostri giorni. (…) Pittura colta, quella della Pirondini, che molto spesso si avvale di altissimi riferimenti letterari come la Divina Commedia di Dante Alighieri o la straordinaria poetica di Giacomo Leopardi. A questi due grandi poeti la ns. artista ha rivolto tutta la sua attenzione, ne ha approfondito gli scritti e la relativa saggistica per cercare di entrare nel loro segreto mondo, per poter tradurre in immagine le loro straordinarie visioni. Nel Paradiso ha saputo cogliere luce, trasparenze, senso del divino e leggerezza attraverso una gamma cromatica chiara e delicata, giocata prevalentemente sui verdi teneri e gli azzurri con qualche “sciabolata” di giallo qua e là dove la grande energia della santità appare in tutto il suo splendente fulgore. Misteriosi, invece, i dipinti ispirati all’Inferno ma pieni di fascino e coinvolgenti. Qui, a prevalere sono i rossi intensi e poi i neri e viola, un turbinio di forme e colori che supera il semplice “figurativo” per diventare espressionismo puro e, a volte, vera e propria espressione informale di una modernità assoluta. Non manca mai la luce in queste opere finissime, una luce intensa e avvolgente che irradia ogni dipinto creando atmosfere surreali, sospese tra sogno e realtà, tra simbolo e allusione. (…) Il dramma esistenziale appare poi in tutta la sua angosciante grandezza, quando l’artista emiliana si sofferma a illustrare L’infinito di G. Leopardi: un desolato paesaggio preso dall’alto, è sovrastato da nubi… E’ il cuore del poeta che piange sulla sua solitudine e sull’umana incomprensione, ma è anche il cuore dell’uomo contemporaneo che piange sulle sue angosce e i suoi conflitti, sul suo grande disagio esistenziale che non riesce più a trovare una via d’uscita. Di questa artista mi piace ancora rimarcare la sua bravura sull’utilizzo delle chine colorate si tela, tecnica a cui ricorre con una certa frequenza per tracciare bozzetti e studi che poi inserisce nei suoi quadri esempio di progettazione seria e meditata e di alto rigore professionale.» (Estratto dalla presentazione del Prof. Luciano Carini)

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