PARCO DEL MINCO: SEQUESTRATE RETI DEI PESCATORI DI FRODO

A Chiavica del Moro, uno dei siti della Rete Europea Natura 2000

Chiavica del Moro 06-03-2003 SIC-  chiavica del moro

Questa volta non è nel fiume Mincio o lungo il canale Diversivo che i pescatori di frodo cercavano il loro bottino. Sono andati a cercarlo nello “scrigno” di biodiversità di Chiavica del Moro, uno dei siti della Rete Europea Natura 2000, una lanca rinaturalizzata del Mincio che rappresenta uno dei serbatoi per la riproduzione dell’ittiofauna di tutta l’asta del basso Mincio. L’acqua infatti non sottoposta a correnti o al passaggio di imbarcazioni è il luogo ideale dove moltissimi esemplari di carpa depositano fra poco milioni di uova.

Le Guardie Ecologiche Volontarie del Parco del Mincio assieme a una guardia della Fipsas, il 22 aprile attorno alle 19, chiamati da un pescatore,  sono riuscite a intervenire in tempo, liberando il pesce imprigionato, sequestrando la rete (lunga circa 400 metri e posata trasversalmente nello specchio d’acqua protetto) e un canotto nascosto nella vegetazione e rilevando la targa di un’auto in fuga.

L’operazione è stata favorita da due ragazzi che hanno aiutato le guardie a liberare il pesce e a recuperare le reti.

Chiavica del Moro è per metà nel Comune di Mantova e per metà nel territorio di Roncoferraro. E’ un habitat comunitario gestito dal Parco del Mincio dove vige il divieto di disturbare, danneggiare, catturare o uccidere animali.

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L’operazione dei bracconieri, che nella serata di ieri evidentemente volevano andare a raccogliere il loro facile bottino, contrasta in pieno con questa norma del piano di gestione del sito adottato dal Parco del Mincio. Non solo in relazione alla fauna ittica. La vegetazione che circonda la lanca  infatti è caratterizzato dalla presenza di garzaie di ardeidi coloniali che in questo momento sono in nidificazione e ai quali le operazioni dei bracconieri hanno sicuramente arrecato disturbo. E a finire imbrigliati nelle reti potevano esserci anche rettili (tutelati) e testuggini palustri.

La quantità di pesce liberato è stata rilevante: moltissime carpe di notevoli dimensioni e con il ventre gonfio di uova. Se fossero state portate via il danno sarebbe stato doppio: la privazione degli esemplari adulti e di quelli – ogni carpa depone decine di migliaia di uova – destinati a nascere.

Il materiale rinvenuto e sequestrato è stato caricato sul mezzo in dotazione della Guardia FIPSAS intervenuta.

Un particolare ringraziamento va al pescatore che, avvistata la rete, ha fatto scattare l’allarme e allertato i sevizi di vigilanza e ai ragazzi che hanno aiutato a liberare il pesce. Dell’accaduto è stata avvisata la Polizia di Stato alla quale è anche stato comunicato il numero di targa dell’auto.

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