MANTOVA – EX BURGO: IL PARCO DEL MINCIO DEPOSITA IL SUO RICORSO AL TAR

La cartiera Burgo vista dal Lago (photo lombardia beni culturali).jpgL’autorizzazione rilasciata dalla Provincia è un provvedimento da annullare perché l’attività e gli impianti di Villa Lagarina vanno considerati come una nuova installazione, con parametri ben diversi da quelli della precedente AIA rilasciata nel 2014. Tali impianti non potranno non avere impatti significativi e negativi sull’ambiente e sull’aria che ogni giorno respiriamo e perciò necessitano di una previa approfondita istruttoria e accurate verifiche, contrariamente a quanto invece accaduto. Questo, in estrema sintesi, il succo del ricorso che il Parco del Mincio notificherà domani – giovedì 29 settembre 2016 – al TAR di Brescia.

Le motivazioni dell’ente di gestione dell’area protetta – che ha anche richiesto la sospensiva del provvedimento – partono da compiti e competenze in carico all’ente: “Tutela, conserva e recupera in via prioritaria l’ecosistema fluviale e le forme di vita in esso contenute, considerate come unità inscindibili costituite da acqua, aria, suolo, vegetazione e fauna” recita lo statuto. E quindi , con essi, il Parco tutela gli elementi fondanti del benessere umano , visto che gli scarichi della Cartiera “ricadono” all’interno dell’area protetta, con particolare riferimento all’art.19 del Piano territoriale di coordinamento e in adiacenza di zone, le “Valli del Mincio, facenti parte della rete Natura 2000, che hanno tra l’altro una rilevanza di tutela comunitaria.

Il succo delle obiezioni di merito riportate nelle 50 pagine di testo redatte dall’avv. Luca Palvarini, il legale incaricato dell’ente e firmate dal presidente Maurizio Pellizzer attingono dalla stessa relazione di progetto presentata dalla Cartiera Villa Lagarina e dai dati che contiene.

 Maurizio Pellizzer“Dati – commenta Pellizzer – che inducono a chiedere che venga invertita la rotta, per non mettere in ginocchio  una realtà ambientale già compromessa. Ambiente non è qualcosa che non ci riguarda, è il luogo nel quale viviamo. Occuparsene e difenderlo è difendere noi stessi e il nostro futuro. Anche nell’interesse dei lavoratori e del sistema imprenditoriale mantovano”. 

E allora i dati che ermergono sono eloquenti:  l’attuale inceneritore triplicherà la potenza termica e brucerà non più i fanghi di disinchiostrazione del processo produttivo interno alla Cartiera stessa, ma materiale denominato “scarti di pulper” proveniente, altresì, dalla produzione di tutti gli stabilimenti delle altre società appartenenti al Gruppo Pro-Gest, ossia 22 stabilimenti. E’ bene sottolineare nuovamente che lo “scarto di pulper” può contenere un quantitativo di plastica che può raggiungere il 70%. E che la combustione di materiali plastici comporta l’emissione in aria di diossine, elementi altamente cancerogeni. Non solo. Il fatto che la nuova cartiera potrà bruciare elementi provenienti da altri stabilimenti ne fa conseguire l’assoluta incertezza sulla composizione di questi e su ciò che potrà essere immesso nell’aria che migliaia di cittadini dovranno, loro malgrado, respirare. Da quanto risulta dalla documentazione tecnica depositata dalla Villa Lagarina Spa, rispetto alla vecchia “Burgo”, raddoppiano tutte le quantità: carta da macero, pasta e carta.

Altri rilevi sono relativi alla  potenza termica generata dai nuovi impianti della cartiera,  con il superamento di un parametro che rende assoggettabile il progetto di Villa Lagarina Spa alla procedura di Via.

Si badi peraltro che la riattivazione della Cartiera di Viale Poggio Reale avrebbe quale conseguenza un impatto devastante anche sulla viabilità, con un incremento esponenziale di traffico provocato da una frequenza di mezzi pesanti pari a 154 al giorno. Anche tale aspetto andrebbe ad aggravare pesantemente la situazione dell’inquinamento.

Burgo

In una zona come quella di Mantova, già pesantemente colpita da eventi funesti in percentuali ben superiori al resto d’Italia, tanto da essere inserita nell’elenco dei siti contaminati di interesse nazionale dal 2002, fornire il consenso all’apertura di un nuovo impianto di una tale entità e impatto a livello di emissioni e di produzione di energia, senza nemmeno effettuare una previa valutazione approfondita delle conseguenze, costituisce un elemento assolutamente contrario ai principi generali che hanno ispirato il D.Lgs. 152/2006  (“Codice dell’ambiente”) nonché alle specifiche norme che lo compongono.

Depone a favore della procedura di Via un ulteriore aspetto, ossia uno dei principi generali e fondamentali che deve guidare la Pubblica Amministrazione in tema di norme ambientali, contenuto nell’articolo 3 quater del citato decreto legislativo: “Anche l’attività della pubblica amministrazione deve essere finalizzata a consentire la migliore attuazione possibile del principio dello sviluppo sostenibile, per cui nell’ambito della scelta comparativa di interessi pubblici e privati connotata da discrezionalità gli interessi alla tutela dell’ambiente e del patrimonio culturale devono essere oggetto di prioritaria considerazione”.

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