MANTOVA – PALAZZO DUCALE: RIAPRE IL MUSEO STATUARIO NELLA CORTE NUOVA

museo statuario AMB_0026.jpg

Di Mendes Biondo

Venerdì 3 marzo è stato riaperto nella zona di Corte Nuova del Palazzo Ducale di Mantova, un allestimento di statue greco-romane che vanno dal periodo classico pericleo fino alla commistione con il nascente Impero Romano, una serie di tappeti termici capaci di riscaldare i freddi muri del Palazzo e un allestimento contemporaneo ad un passo dalla Sala di Manto. Sono questi i punti fondamentali presentati dal Direttore di Palazzo Ducale Peter Assmann assieme al funzionario Renata Casarin, all’architetto Antonio Giovanni Mazzeri e all’artista Gianluca Balocco. In contemporanea è stata inaugurata nella Sala dei Capitani – Appartamento Grande del Castello – IMMAGINANDO The Image through the senses – dell’artista fotografo Gialuca Balocco. L’esposizione sarà visitabile fino al 14 aprile 2017.

Il nostro intento – ha spiegato il Direttore Assmann – è quello di muoverci in quattro direzioni fondamentali grazie a questo nuovo allestimento. Da un lato riuscire a portare ai mantovani il piacere di riscoprire nuove aree della struttura di Palazzo Ducale. Dobbiamo mostrare quello che abbiamo e non nasconderlo, ma è anche necessario un lavoro di restauro nelle zone che maggiormente abbisognano di sistemazione, dall’altro abbiamo voluto puntare l’attenzione sulla nostra collezione di reperti antichi che abbiamo fatto dialogare con la sala della Guerra di Troia e con gli spazi di Corte Nuova. Ma non è solo questo ciò a cui puntiamo. Anche il dialogo con l’arte contemporanea è fondamentale, per questo motivo abbiamo lasciato spazio all’allestimento delle opere realizzate da Balocco. Ultimo ma non meno importante sono felice del lavoro dell’Architetto Benedini che ha realizzato i tappeti termici.

museo statuario AMB_0051.jpg

DAI GONZAGA AI GIORNI NOSTRI: IL MUSEO STATUARIO

Lo sviluppo del collezionismo caratterizza il Rinascimento italiano e vede i Gonzaga fra gli attori primari di questo particolare atteggiamento verso l’antichità, che influenza totalmente la cultura loro contemporanea e ne indirizza gli sviluppi futuri. Fra Isabella d’Este e Vespasiano Gonzaga Colonna corre un elegante e colto fil rouge, caratterizzato dall’interrotta ricerca di ciò che di più prezioso e antico fosse allora reperibile nelI’ambito antiquario. Si dipana una trama in cui  spiccano le figure di Guglielmo, Vincenzo e Ferdinando Gonzaga, che danno vita a una sorta di  ‘progetto museografico’ nel palazzo.

museo statuario AMB_0048.jpg

Un rinnovato vigore intorno al tema del collezionismo segna poi l’azione dell’amministrazione austriaca che, a partire dal 1707, sostituisce la dinastia gonzaghesca nell’esercizio del potere. Spinto infatti dalla necessità di rinvenire mobili ed oggetti d’arte per riarredare il Palazzo Ducale di Mantova, il soprintendente alla Scalcheria Ducale Antonio Maria Romenati passa in rassegna quanto sia custodito presso le corti gonzaghesche distribuite nel contado mantovano (1773). Da queste ricognizioni, emerge immediatamente il valore della collezione statuaria antica raccolta da Vespasiano Gonzaga Colonna a Sabbioneta, fino ad allora scampata ad altri destini poiché inglobata nelle architetture e scialbata, ritenuta quindi una gipsoteca di più modesto valore.

museo statuario AMB_0045.jpg

Durante il governatorato del conte Karl von Firmian, ministro plenipotenziario e vice-governatore di Mantova, il capo del Dipartimento italiano a Vienna Joseph von Spergesdà ordina di trasferire la collezione di Sabbioneta a Mantova (1775) e di consegnarla al direttore dell’Accademia Teresiana di Pittura, Scultura e Architettura Giuseppe Bottani. L’Accademia – la maggiore istituzione culturale cittadina, sorta nel 1752 – è a quel tempo ospitata in alcuni ambienti del Palazzo Ducale. L’orientamento in campo culturale dettato da Firmian per la Lombardia austriaca è influenzata dalla sua adesione al neoclassicismo, dal contatto con i circoli intellettuali e le figure di Johann Joachim Winckelmann e Scipione Maffei, e infine dal fenomeno sovralocale dei nascenti Musei d’Antichità accreditati, in ottica illuminista, con espresse finalità educative. Le statue e i busti antichi di Sabbioneta vengono dunque trasferiti a Mantova, dove l’abate Giovanni Girolamo Carli assume il ruolo di Segretario perpetuo dell’Accademia (dicembre 1774) con l’esplicito compito di formare il primo nucleo del Museo Statuario, o Museo dell’Accademia.

museo statuario AMB_0043.jpg

La campagna di raccolta dei marmi appartenuti al collezionismo gonzaghesco si svolge nell’estate del 1775 tra Sabbioneta, la Villa della Favorita e il Palazzo di Marmirolo, non escludendo gli stessi Palazzo Ducale e Palazzo Te; altre opere pervengono attraverso donazioni da parte di notabili mantovani. Una porzione della raccolta è costituita da illustri esempi d’arte greca; il nucleo più consistente da opere di fattura romana. L’abate Carli avvia dunque l’analisi sistematica dei singoli pezzi, il progetto dispositivo e degli allestimenti, collocando buona parte delle opere (fino al 1784) presso il “Corridor grande” del complesso gesuitico del Palazzo degli Studi. Realizzata nel decennio precedente per il Regio Ginnasio, la magnifica galleria – estesa per ben 60 metri e illuminata da ampi finestroni – rappresenta la sede ideale per la raccolta lapidea. Carli lavora anche alla redazione di un catalogo che tuttavia, alla sua scomparsa (1786), non ha ancora trovato compimento.

A completarlo è Matteo Borsa, intitolandolo “Museo della Reale Accademia data al 1790”. Nei decenni successivi, gli allestimenti del Museo hanno modo di conservarsi pressoché invariati: una fondamentale opera di conoscenza del patrimonio del Museo si deve alla collaborazione fra Carlo d’Arco e l’archeologo Giovanni Labus, celebrata dalla pubblicazione dell’opera “Il Museo della Regia Accademia di Mantova” (1830).

museo statuario AMB_0041.jpg

A seguito dell’Annessione di Mantova al Regno d’Italia (1866), il Museo entra a far parte del patrimonio del Comune (1880). La fine del secolo XIX è segnata dall’avvio dei lavori di restauro intrapresi dal Ministero della Pubblica Istruzione, volti al recupero di Palazzo Ducale quale monumento e sede delle civiche raccolte. Un lungo percorso di concertazione fra Stato ed enti locali trova un assetto definitivo con la Convenzione dell’ll marzo 1915, nella quale vengono stabiliti i termini del compartecipazione alla realizzazione nel palazzo di un museo composto dalle collezioni civiche. Per salvaguardarla dagli sconvolgimenti del primo conflitto mondiale, parte della collezione viene trasferita in Toscana, per fare ritorno a Mantova nel 1920. Anche le opere lapidee rimaste nel Regio Ginnasio prendono la via di Palazzo Ducale (1922- 1924), dove i lavori di allestimento a cura dell’archeologa Alda Levi consentono di inaugurare il 22 maggio 1925 – alla presenza del re Vittorio Emanuele III – il Museo Statuario negli ambienti di Corte Vecchia. L’opera dedicata da Alda Levi all’analisi del Museo statuario (1931) resta tuttora il principale strumento di conoscenza di questo inestimabile patrimonio.

Nel 1997 gli studi di Leandro Ventura procurano una rinnovata attenzione alla collezione, fino alle inedite indagini compiute da Il’ archeologo Federico Rausa che consentono il riallestimento di consistente parte delle opere lapidee nella Galleria della Mostra e nell’Appartamento della Rustica. Il resto è storia recente, condizionata anche dall’impatto sul Palazzo del sisma 2012, a causa del quale molti ambienti sono stati temporaneamente off-limits. Ma proprio in questi ultimi quattro anni è stata avviata una campagna di restauro dei sarcofagi, già n eli’ appartamento di Troia, che hanno condotto a importanti novità di lettura dei manufatti lapidei. Ciò ha consentito di stabilire anche l’unitarietà di opere prima considerate frutto di accrociage di pezzi. Assieme alle grandi novità recentemente introdotte nei percorsi e nelle collezioni, il recupero di questi spazi di Corte Nuova rappresenta dunque un’ulteriore e stimolante occasione di visita per Palazzo Ducale.

Il progetto ‘The Image through the senses’ – spiega l’artista fotografo Gianluca Balocco –confronta due diverse esperienze artistiche: quella di Donne non vedenti che toccano ed avvolgono in “delicati abbracci di sensuale conoscenza” le statue della collezione di Isabella D’Este e quella di un set di Nurturing T ouch organizzato con Marinella Cellai a Roma. La società occidentale, presa da un certo eccesso tecnologico, tende a privilegiare la comunicazione visiva come strumento di conoscenza e a concepire la propria vita nella divisione tra corpo e anima. Per questa ragione è abbastanza inusuale pensare al contatto tattile come ad un vero atto conoscitivo o come ad un gesto di corrispondenza tra differenti dimensioni spirituali“.

Il progetto Immaginando è stato realizzato grazie alla collaborazione con l’Uic Unione Italiana Ciechi di Mantova, Palazzo Ducale di Mantova e la Fondazione Ghirotti di Roma che sostiene le cure palliative del Nurturing Touch dirette da Marinella Cellai.

 

(foto a cura di AMB)

 

 

 

Annunci

Rispondi