GAZOLDO D/IPPOLITI – “LUOGHI”: opere di NADIA GALBIATI in ESPOSIZIONE al M.A.M.

 

coefficiente spazio

25 novembre – 30 dicembre 2017

Inaugurazione: sabato 25 novembre ore 16:30

Nadia Galbiati, artista di rara sensibilità che spicca tra le figure emergenti del panorama nazionale, sarà al M.A.M. (Museo d’Arte Moderna dell’Alto Mantovano) di Gazoldo degli Ippoliti (via Marconi 126) con una interessante personale dal 25 novembre al 30 dicembre 2017, vernice, sabato 25 novembre alle 16,30. L’esposizione è curata da Gianfranco Ferlisi. Villa Ippoliti (sede del Museo e spazio architettonico di pregio) si offre dunque come il contenitore più adatto per dare risalto alle ricerche di un talento ineccepibile, per sviluppare nei suoi diversi spazi una suggestiva rappresentazione dei recenti punti di arrivo della scultrice. Con la mostra intitolata LUOGHI, l’artista si confronta con le difficili regole dei materiali metallici per elaborare un linguaggio plastico assolutamente personale.

L’autrice, che è scultore di formazione e di mentalità, avendo scelto come suo materiale, in senso profondamente concettuale, proprio lo spazio, i luoghi, come recita appunto il titolo della mostra, costruisce un’installazione unitaria: trasforma il Mam in un affascinante luogo quasi meta-fisico e senza tempo. L’esperienza di Gazoldo è dunque un momento per riflettere, comprendere e divulgare un lavoro originalissimo.

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La critica del curatore, Gianfranco Ferlisi, Direttore del Museo, ben si presta a comprendere il valore della sua ricerca: – C’è un senso dell’esistenza nascosto dietro l’angolo. Percezione, immagine, memoria, illusione, rispecchiamento: è lì che nasce l’enigma del rapporto tra copia e idea, tra realtà e apparenza, tra forza e vulnerabilità, tra utopia e caparbia resistenza della materia. È nell’angolo più stretto dell’idea che può affiorare l’epifania di una bellezza, la magia d’una poesia incisa su gabbie e lastre di metallo. Ed è lì che inizia la ricerca di Nadia Galbiati: dall’analisi dello spazio reale, da architetture moderniste e razionaliste, emerge la spinta per cui si innesca un concetto di scultura in grado di collegare l’algida materialità delle sue strutture con la loro capacità di metamorfosi estetica, nell’assemblaggio di opportune installazioni site specific. Le linee che, incontrandosi, generano un rifugio, racchiudendo una porzione primaria di spazio e originando il limite di una proiezione di due rette verso l’infinito, diventano struttura architettonica basilare, suscitatrice di inganno e seduzione, di proiezione prospettica verso punti di fuoco lontani e irraggiungibili: è la dimensione in cui si infrangono le ombre parlanti dell’assoluto, nascosto sempre troppo oltre. Le pareti e i muri dell’architettura razionalista generano solo le direttrici del pensiero, lungo le quali si smarrisce uno sguardo teso ad inseguire un immaginario in cerca di icone mentali e proiezioni emotive.

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Il processo iniziale di rielaborazione, quello che parte da accurati reportage fotografici e disegni, presto scompare. Resta una dinamica spazio-temporale, l’effetto fenomenologico della percezione di uno spazio illimitato e, allo stesso tempo, bloccato da una soglia, da uno spigolo, che rappresenta l’umano e perenne ostacolo al libero fluire di infiniti punti di vista, antidoto alla paura dell’horror vacui. Ne nasce una reinvenzione della superficie e dei volumi, dei pieni e dei vuoti, ottenuta grazie alla bellezza dei materiali e alle forme tridimensionali, ai segni incisi su lastre che esaltano geometrie simboliche, caratterizzate dai loro suggestivi meandri minimali. Emergono dimensioni ispirate, che diventano luogo solo per la luce e per le emozioni, per una soluzione catartica, per una ricerca di una entità spirituale, per una proiezione rigenerativa, per un percorso meditativo e critico della terza dimensione. L’architettura si scioglie in strutture e dimensioni in cui si esprime solo la materia e il vuoto, con un intreccio di gabbie di ferro che creano ortogonalità e orizzonti minimalisti: le fasce di lamiera, graffiate dalle morsure degli acidi, parlano della resistenza di una materia ostinata, che stenta ad arrendersi E così anche il riguardante si smarrisce lungo i piani inclinati delle invenzioni dell’artista, di fronte agli aspetti assonometrici della forma.

Con Nadia Galbiati ci si addentra quindi nel territorio della produzione di senso e significante estetico della contemporaneità. La complessità del suo operare diventa espressione di una intelligenza che cattura per la qualità del processo ideativo e per il solido substrato concettuale che vi è sotteso: perché le opere di un’artista autentica, per diventare arte, presuppongono sempre un’approfondita ricerca sulla bellezza, sugli obbligati sentieri alternativi che la conducono alla rivelazione nel presente. Mille e mille volte l’artista si è interrogata. Qual è dunque il significato e la sostanza della seduzione estetica? Con quali immagini e con quali materie essa si sostanzia oggi? Come evitare una scultura che cerchi derive verso smaterializzazioni digitali? È per rispondere coerentemente a queste domande che Nadia lavora con sculture/installazioni, utilizzando materiali lontani dalla tradizione accademica, per cercare unicamente le relazioni possibili con un’interazione poetica. Del resto il vero obiettivo dell’artista resta, in fondo, sempre lo stesso: esplorare nuovi territori espressivi. Ed è anche l’obiettivo per cui appare vitale l’impegno di Nadia: è la sfida del riflettere sulle differenze fra serialità industriale e rigore artigianale, tra merce e oggetto artistico, tra la dimensione del dicibile e del suo eco parlante, tra senso e pregnanza del significante. L’interazione con l’ambiente può così produrre fascinazione, creazione di spazi sinestetici, integrandosi in un procedere progettuale che mira, inevitabilmente, a sollecitare la memoria e l’immaginario, ad attivare i sensi, a considerare e a soffermarsi sul limite, sulla soglia tra finito e infinito.”

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Nadia Galbiati (classe 1975) si diploma in Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera (Milano, 1999). La sua ricerca verte sull’analisi dello spazio come materia e forma, attraverso la rilettura delle strutture architettoniche. Per l’artista l’angolo è il primo elemento di un alfabeto di segno atti a rappresentare lo spazio, ed è su questo che articola il suo linguaggio plastico, sempre in relazione al luogo. Scultrice ed incisore, le sue ultime mostre personali sono: “Opera Incisa 2007-2014” (Stamperia del Tevere, Roma), “Spazio Costruito” (CityART, Milano), “Logica dell’angolo” Studio Vanna Casati, Bergamo), “Estetica dell’angolo” (Spazio Arte Pisanello, Verona). Dal 2015 è rappresentata dalla galleria E3 arte contemporanea di Brescia con cui ha esposto in diverse mostre e fiere d’arte contemporanea, tra cui “#NuoviCodici” (Cremona), “Resilienza e subsidenza – Around the backgroup” (Fondazione Orestiadi, Gibellina, TP), “Milano Scultura_Step Art Fair Milano e Forbidden color project”, “Art  Verona”. Altre recenti collettive in cui è stata presente sono “Coefficiente spazio”, a cura di Simona Bartolena, “Heart Spazio Vivo” (Vimercate, Milano) e la mostra dei finalisti del premio “Arteam Cup 2015” all’Officina delle Zattere di Venezia. Nel 2014 si classifica terza alla prima edizione del Premio Giancarlo Sangregorio per la scultura. Ha partecipato a svariati corsi di specializzazione per la lavorazione dei materiali scultorei e per l’approfondimento delle tecniche di grafica d’arte in Italia e in Europa. Nel 2008 è stata Artist in residence presso il Kuzukubo Art Camp di Fujimi in Giappone.

Orari di apertura: mattino: dal lunedì al venerdì dalle ore 9:00 alle ore 13:00  – sabato dalle ore 9:00 alle ore 12:30 e dalle 16:00 alle 18:00 – Domenica e festivi dalle 16:00 alle 18:00 (il Museo resterà chiuso nei giorni: 8, 24, 25 e 26 dicembre) ingresso gratuito

Sono possibili, per gruppi organizzati, visite alla mostra su appuntamento.

Informazioni: tel. +39 0376 659315 | +39 0376 432432

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