SAN BENEDETTO PO – L’ULTIMA CENA. IL RITORNO DEL CAPOLAVORO DEL BONSIGNORI. LASAGNA “Oggi riscriviamo la storia!”

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Oggi riscriviamo la storia!” Con queste parole il sindaco di San Benedetto Po, Roberto Lasagna, saluta l’attesissimo arrivo dell’ opera “L’Ultima Cena” di Girolamo Bonsignori, che torna per la prima volta dopo la soppressione, nel luogo per il quale venne creata, inserendosi perfettamente nella parete affrescata attribuita al Correggio.

l'ultima cena del bonsignori

Un anno di trattative e incontri che ha portato nel luglio scorso alla firma dell’accordo per il prestito dell’opera in occasione della mostra “Il Cinquecento a Polirone. Da Correggio a Giulio Romano”, che inaugurerà il prossimo 14 settembre. Incredulità e stupore per un evento di portata storica, che chiude una controversia mai sopita tra le due amministrazioni comunali.

Ecco la sintesi della vicenda, riassunta da uno dei promotori del prestito, Paolo Aguzzoni, vice presidente del Sodalizio Vangadiciense e testimone degli avvenimenti degli anni ’80.

«L’8 maggio 1981, quando l’abbazia della Vangadizza era di proprietà privata, scoppiò un incendio nell’ex refettorio, allora deposito di mobili. La grande tela venne seriamente danneggiata. Sul posto intervenne l’allora Soprintendente per i Beni Artistici e Storici di Verona e Mantova, dott. Antonio Paolucci, il quale decise di portare la tela al centro di restauro della Soprintendenza di Verona l’11 maggio. L’opera, dopo un attento recupero, venne esposta nel 1984 all’Accademia dei Concordi di Rovigo in occasione della mostra “Restauri nel Polesine”, inaugurata nel maggio 1984. Il 29 aprile 1985 la Giunta di Badia Polesine deliberò l’acquisto dell’abbazia della Vangadizza e del Cenacolo. La tela tornò a Badia e venne sistemata il 13 maggio 1985 nel Museo Civico “Antonio Eugenio Baruffaldi”. Nel frattempo era nato un contenzioso con il Comune di San Benedetto Po, il quale rivendicava la prelazione sull’acquisto della tela. Iniziò una causa giudiziaria che interessò tutta la stampa nazionale e si protrasse fino all’8 giugno 1989 quando il Tribunale di Mantova stabilì che la proprietà della tela spettava al Comune di Badia Polesine».

I due Comuni si lasciarono con l’amaro in bocca.
Il primo maggio 2018 Aguzzoni incontra due sambenedettini in visita all’abbazia della Vangadizza: Patrizia Piccagli e Maurizio Lapponi, desiderosi di vedere il cenacolo del Bonsignori. La tela purtroppo non era visibile perché l’edificio in cui era ospitata era interessato da un cantiere di restauro. Da questo incontro e dall’opportunità di poter rendere visibile l’opera nasce l’idea del prestito a San Benedetto Po.

Seguirono colloqui con le rispettive amministrazioni, fino ad arrivare all’incontro tra i sindaci e alla firma dell’accordo il 24 luglio scorso. Il sindaco Giovanni Rossi ha dichiarato in quell’occasione “Il passato è passato. Il nostro museo è in fase di restauro e, partendo dal presupposto che le cose belle vanno ammirate, questo accordo è davvero significativo, oltre a rappresentare, a mio avviso, un inizio più che un traguardo”.

Visibilmente emozionata Vanessa Morandi, assessore alla cultura del Comune di San Benedetto Po “E’ stato un percorso lungo e faticoso ma alla fine il risultato ha premiato il lavoro di un anno, durante il quale abbiamo tessuto relazioni, studiato la movimentazione del dipinto e creato le basi per rendere il trasporto fattibile. Uno speciale ringraziamento a chi ha creduto in quest’operazione e a quanti l’hanno sostenuta, anche economicamente”.

Grande soddisfazione anche da parte del curatore della mostra sambenedettina, Paolo Bertelli: “Rimarrà memorabile il rientro, dopo oltre due secoli, del monumentale Cenacolo di Girolamo Bonsignori. Questo viene ricollocato nella nicchia all’interno del grande affresco architettonico in testata al Refettorio Grande per la prima volta dalla sua sparizione avvenuta nel contesto della dominazione napoleonica. È noto, infatti, il suo lungo peregrinare tra Sassuolo e Parigi, prima del più recente approdo a Badia Polesine. Dopo molte generazioni siamo i primi a poter godere del rapporto dialettico tra la tela e la sua enorme cornice dipinta, in un continuum ideale dal Cinquecento, quando l’affresco non era ancora stato scialbato e il dipinto era ancora presente. Questo è un sogno che si avvera”.

Federica Guidetti, conservatrice del Museo Civico Polironiano commenta: “La sensazione è quella di vivere un evento storico, di quelli che si raccontano a figli e nipoti. La mia generazione non ha vissuto direttamente le vicissitudini legate alla contesa del dipinto, quindi la soddisfazione è tutta rivolta all’essere riusciti, grazie anche ad una serie di fortunate coincidenze, a riportare una delle opere che dopo la soppressione napoleonica furono sottratte e disperse”.

Un trasporto non facile. La tela era ancora collocata all’interno del museo Baruffaldi, attualmente occupato da un cantiere di ristrutturazione, in una cassa appesa alle travi del soffitto di una stanza all’ultimo piano, la stessa dove era stata collocata in origine, calandola dal tetto.

Per consentire il trasferimento dell’opera è stato quindi necessario rimuovere parte del ponteggio presente in facciata, aprire un varco sufficientemente grande da consentire il passaggio del dipinto (234x772cm) e, tramite un braccio gru, collocare l’opera sul camion per il trasporto.

Tutto più facile all’arrivo a San Benedetto Po, dove le grandi porte del refettorio non hanno ostacolato il ritorno del capolavoro. Il ritorno della tela è stato reso possibile grazie al contributo di: Comune e Diocesi di Mantova, Fondazione Banca Agricola Mantovana, Camera di Commercio di Mantova e Club Unesco di San Benedetto Po.

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