MANTOVA – L’AUTRICE GIANNA PINOTTI AL MUSEO “F. GONZAGA” PRESENTA IL LIBRO LA CHIESA DI S. CELESTINO I

LOCANDINA LA CHIESA DI SAN CELESTINO I.jpgIl tempio neoclassico ottocentesco di Pietole e quello più antico, demolito, della vecchia Andes: Gianna Pinotti si mette sulle tracce  della tradizione sacra legata alla presenza virgiliana e ricostruisce le  vicende di un territorio ancora strettamente legato alla sua campagna.

La presentazione del libro “La chiesa di San Celestino I a Pietole culla di Virgilio” è ospitata a Mantova, nella sala Paolo Pozzo del Museo Diocesano “Francesco Gonzaga”, in piazza Virgiliana 55, sabato 30 novembre alle ore 15.00.  Con l’autrice intervengono lo scrittore e storico dell’arte Roberto Brunelli, l’editore Nicola Sometti.

Per l’occasione è stata allestita anche una mostra di arte contemporanea, con opere datate dagli anni settanta del Novecento ai giorni nostri, che omaggiano il sommo Poeta delle Bucoliche.

Ad Andes, il borgo che diede i natali a Virgilio, si svolge questa  ricerca storico-artistica sulla chiesa intitolata a San Celestino I papa, anzi sulle due chiese: la più antica fondata dai Canossa nel secolo XI sulle rive del fiume Mincio e abbattuta agli inizi dell’Ottocento per ordine napoleonico; e la chiesa moderna costruita di conseguenza a Pietole ‘Nuovo’, due chilometri più in là dall’argine: questo secondo tempio, progettato dall’architetto Giovanni Battista Vergani, venne fondato nel 1833 e salvato dalle ingiurie del tempo negli anni Settanta del secolo scorso quando fu riportato al suo antico splendore.
Nel tentativo di approfondire le vicende dei due templi cristiani, con la presentazione di preziosi documenti inediti e di nuove ipotesi attributive relative alle opere scultoree e pittoriche della chiesa parrocchiale, Gianna Pinotti rintraccia un terzo tempio fatto di muri immateriali, appartenente a una tradizione poetica e sacra, ossia quel templum etrusco con le sue sacre tradizioni cultuali di cui Virgilio verseggia nelle sue opere nell’intento di trasfigurare la campagna natìa come luogo eletto a sede augurale.

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