LATTE, COLDIRETTI MANTOVA: “Dalle materie prime all’energia, i conti in stalla e l’export invitano al rialzo del prezzo

“Ci ritroviamo in una fase sbilanciata, in cui è divenuto necessario e urgente intervenire per adeguare il prezzo del latte alla situazione complessiva del settore lattiero caseario, dove tutti gli indicatori stanno puntando verso un’unica direzione. I contratti di vendita del latte devono ottenere una risposta positiva da parte delle industrie”.

È la valutazione di Paolo Carra, presidente di Coldiretti Mantova e vicepresidente del sindacato a livello lombardo, una regione che da sola produce il 45% del latte italiano, con 5.613.358 tonnellate consegnate nel 2020, il 5,55% in più rispetto all’anno precedente.

In uno scenario complessivo di crescita, Mantova nel 2020 ha superato per la prima volta il tetto di un milione di tonnellate consegnate (1.047.478 tonnellate, secondo i dati elaborati da Clal.it, +5,49% rispetto all’anno precedente), e nel 2021 dovrebbe accelerare ulteriormente, dal momento che il bilancio del primo semestre segna un livello di 562.811 tonnellate fra gennaio e giugno (+4,13% su base tendenziale).

Del prezzo del latte si parlerà al Tavolo nazionale sulla filiera lattiero casearia, convocato per il prossimo 30 settembre dal ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli, “che Coldiretti ha sollecitato direttamente”, dichiara il presidente di Coldiretti Lombardia, Paolo Voltini, e che sarà anticipata due giorni prima da un confronto in Regione.

Il tema dell’equa remunerazione del latte diventa una questione ancora più pressante, se si tiene conto della situazione contingente e delle prospettive, che lasciano ipotizzare tensioni sul fronte internazionale.

“L’ultimo dato che aggiunge un altro onere per gli allevatori è il rincaro dei carburanti, che trascinano di rimbalzo anche i prezzi del gasolio agricolo e delle energie, relativamente alle quali si calcolano aumenti fra il 30 e il 40 per cento”, osserva Carra.

Per non parlare dei costi dell’alimentazione, che con la corsa delle componenti proteiche pesano in maniera considerevole sul prezzo del latte. I rincari riguardano non solo mais e soia, ma anche elementi della razione come pannelli di lino o sorgo, che pesano sul prezzo. E se il trend soddisfa i produttori di commodity, così non è chiaramente per quegli allevatori che devono acquistare.

Il costo dell’alimento simulato (70 kg di mais e 30 kg di soia) è passato da 22,87 euro di settembre 2020 a 30,40 euro nel settembre 2021, mentre il prezzo del latte crudo alla stalla in Lombardia è passato nell’arco di 12 mesi da 35,40 euro/100 kg a 37,34 euro, secondo le elaborazioni di Teseo.Clal.it.

“Non vi sono segnali globali di una riduzione dei prezzi di cereali e semi oleosi, alla luce di una concomitanza di elementi che vede la Cina mantenere elevati gli stock strategici, consumi in aumento, complessivo rafforzamento delle scorte a livello mondiale – elenca il presidente Carra -. Il tema è stato anche preso in considerazione all’ultimo G20 Agricoltura di Firenze, dove si è ragionato per adottare soluzioni in caso in cui la situazione dovesse mantenersi su questi livelli”.

Le voci di costo sono schizzate anche per le componenti legate alla chimica, calcola Coldiretti Mantova: l’urea agricola granulare è passata da 405 euro alla tonnellata di inizio agosto a 485 euro; il nitrato ammonico da 260 a 345 euro alla tonnellata nello stesso arco temporale; il prezzo del perfosfato triplo è salito da 412,50 euro alla tonnellata a 545,50 euro.

Altri elementi, ricorda il presidente di Coldiretti Mantova, Paolo Carra, depongono per un aggiornamento rapido del prezzo in direzione ascendente. “Le esportazioni dei prodotti lattiero caseari Made in Italy hanno ripreso la corsa – precisa -. Fra gennaio e giugno le vendite all’estero di Grana Padano e Parmigiano Reggiano sono cresciute del 7,1%, con un boom a giugno, ultimo dato disponibile, del 16,5% rispetto al mese di giugno 2020”.

Tengono anche i consumi interni, con un alto gradimento, in particolare – in questa fase con temperature ancora elevate per la stagione – di mozzarella e formaggi freschi.

Un altro fattore che spinge verso l’adeguamento del prezzo del latte è legato ai trend internazionali, che vedono Francia e Germania in fase di contrazione delle produzioni lattiere, con la conseguenza che il latte spot (latte soggetto a contrattualizzazioni non superiori a tre mesi) di provenienza estera per la prima volta dopo anni costa di più rispetto a quello italiano.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.